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Area I Narrativa Cod. Autore A002

PROLOGOLa luce del neon illuminava una stanza diventata, da qualche minuto, il set di un una scena di un film ormai troppe volte vissuto, ormai troppo temuto per non essere ripreso dalle menti dei due personaggi che adesso si osservavano negli occhi con troppa rabbia e diffidenza, ognuno con le proprie motivazioni, ognuno con i propri pensieri che non saranno mai espressi o che magari terranno dentro per molto tempo.La distanza tra loro era di pochi metri, forse meno, ma quella tenuta dal loro atteggiamento ostile li aveva allontanati, come se tra loro ci fossero distese di spazi, che incomprensioni e rabbia avevano ingigantito ancor di più.Non sarebbe mai bastato allungare una mano per raggiungersi, nemmeno il vano tentativo di corrersi incontro, perché una barriera, un muro costruito da troppi giorni di domande mai soddisfatte e pensieri appesantiti da certezze mai accettate, li stava separando per sempre e senza possibilità di appello.Sente delle parole che escono senza volere dalla sua bocca, parole amare e risentite, impastate di quella incredula certezza che non sarebbero arrivate dove avrebbe voluto:”... non preoccuparti, non cercherò mai di rovinare la tua vita...”.Solo una voce rispose, come una cantilena che rimarcava una sentenza, echeggiata in quella distanza ormai stabilita dal dolore e dalla rassegnazione:”... tanto ormai la mia vita è già rovinata... “ .1RITORNO A CATANIAGiorgio si sveglia con la strana sensazione, poi confermata, di non trovarsi nel suo letto, nella scomodissima posizione di chi sta con la schiena in diagonale su un sedile, quello di un aereo che lo stava riportando, dopo un anno di assenza, a Catania, città della sua povera mamma, città dove aveva vissuto per trentotto anni, da cui era scappato senza rimpianti.Il sole penetra dal finestrino, lo riscalda in questa mattina fresca di una primavera alle volte poco mite quest’anno, ma che da sprazzi luminosi che rasserenano il cuore.Firenze era ormai la sua dimora, il suo rifugio dal dolore, la culla della sua rinascita, dove era riuscito finalmente a ritrovare se stesso, curando le sue ferite, cicatrizzandole con fiumi di parole e lacrime che non avrebbe mai perdonato finché fossero diventate l’inizio di un suo nuovo percorso.Si guarda intorno, finalmente focalizza tutto, si rende conto di essersi addormentato, ritorna alla realtà.Purtroppo per lui, quel sogno appena fatto non era solo un’immagine sviluppata dalla fantasia, ma ultimamente lo riportava a fatti che lo avevano spinto ad allontanarsi da Catania.Melinda, sua amica da tempo ed editrice, lo aveva chiamato quasi un mese fa proponendogli un progetto in collaborazione con una scrittrice emergente, che con il suo primo libro aveva stupito critica e pubblico, ottenendo anche svariati riconoscimenti, ma che per il nuovo progetto, tra l’altro con prospettive di sviluppi teatrali o addirittura cinematografici, aveva bisogno dell’assistenza di uno scrittore come lui, ormai all’apice del successo con due romanzi e tre sceneggiature alle spalle.-... buongiorno, “grandissima testa di cazzo degli Uffizi”, la contatta la sua amica editrice dalla capitale della proboscide “liotrica”...-... buongiorno, grandissima scassa minchia della mia vita, ha intenzione di rovinarmi il caffè con proposte oscene di lavoro o di parlare di come se la scopa il suo bel poliziotto dal pistolone gigante?-... ahahaha... stronzo! Innanzitutto, le mie proposte di lavoro non sono mai oscene e, se anche lo fossero mai state, mi sembra che il suo conto in banca ne riscontri la grande utilità... e comunque, delle mie spettacolari scopate con il mio poliziotto dal grosso pistolone non vorrei parlarne per non crearti frustrazione...-... non la mando a fare in culo per rispetto del mio sopracitato conto in banca... ahahaha! Ciao Melinda, come va?... è davvero un bel po’ che non ci sentiamo...-... esattamente dal mio compleanno... che fai di bello? -... veramente nulla, cerco da qualche tempo di riposare la mente per cercare ispirazione per un nuovo libro, ma ancora idee poche! -... ascolta, ho poco tempo, ho un progetto su cui mi serve solo una tua consulenza, una sorta di collaborazione con una delle tue nuove colleghe, Cristina Rannisi... è molto brava e sa come entrare nel cuore del lettore, ma il progetto che deve realizzare non è come il primo dove la gente l’ha amata per la sua forte spontaneità: è qualcosa che deve essere corretto e direzionato anche a livello cinematografico, quindi sceneggiato verso un finale a sorpresa come sai fare tu.-... vorrei pensarci un po’, Meli... tornare a Catania mi stuzzica, ma sai quanto ancora sanguinano certe ferite...-... ok Giorgio ... ma fammi sapere presto... perché, se no, lo propongo a Gianluca... che bastarda che sono!-... già... brava!... lo sa Gianluca di essere la seconda scelta della sua editrice? Bella troia che sei!... mi costringi a dire si, lui è bravo, ma io di più...-... sapevo di toccare il tuo amor proprio... andrai all’inferno per la tua superbia...-... si... tu mi farai degna compagnia... per la tua avidità e la tua lussuria... ahahah..Si sentirono due settimane dopo per i dettagli e , dopo aver riordinato le idee e prenotato il volo, adesso si trovava lì, ad ammirare, dopo un anno, la sua mamma Etna dall’alto.Quella visione lo riportava a risentirsi di nuovo catanese. Sentiva il dialetto, messo da parte in quel di Firenze, farsi strada nelle sue corde vocali e piano piano il suo cuore cominciava a battere forte dall’emozione. Forse era un rimasuglio del battito accelerato che gli aveva procurato il sogno appena fatto, quel sogno che lo riportava a tre anni indietro, quel sogno che era diventato un incubo e che lo aveva perseguitato per mesi.Poi la nostalgia e il perdono verso la protagonista di quella scena troppe volte ripetuta nel suo ciak mentale, lo fece diventare stranamente un piacevole rivivere l’ultimo momento vissuto con lei; quelle parole e quelle sensazioni che aveva odiato per tanto tempo erano diventate la consolazione da quel distacco doloroso, quell’addio che aveva dato al via al cambiamento, alla svolta inevitabile in entrambi.Per evidenti motivi editoriali, tornava di tanto in tanto a Catania, rimaneva qualche ora, il tempo di apporre un paio di firme o presentare un suo libro e ritornare alla sua nuova amante, Firenze. Era sempre un mordi e fuggi necessario, neanche il tempo di riflettere e riaprire nostalgie e ferite già citate.Adesso, si prospettavano almeno tre mesi di lavoro senza sosta con questa nuova collega, Cristina Rannisi, una nuova sfida per se stesso, una nuova sfida al suo cuore che ormai, dopo tre anni, si era corazzato a qualsiasi scossone, qualsiasi cambio di direzione.Era ormai immune al dolore, immune ai suoi bellissimi occhi, al suo odore, all’amore che sempre avrebbe provato per lei, ma che aveva ormai seppellito da qualche parte del suo cuore.Anna Reitano non avrebbe più devastato Giorgio Baldi, perché Giorgio Baldi era divenuto invulnerabile, un’Araba Fenice ormai risorta dalle sue ceneri. Giorgio Baldi, adesso, era l’uomo che forse Anna Reitano non avrebbe più smesso di amare, ma che, per assurdo, adesso per lei era diventato immune a tutto ciò che lo aveva distrutto, cioè lei.Qualche amico in comune gli aveva raccontato che lei aveva avuto una bambina da suo marito Giovanni, l’aveva chiamata Maria Sofia, ma successivamente a questa notizia, Giorgio non volle più sapere nulla riguardo la famiglia felice del “Mulino Bianco”.Lui, a parte qualche scopata e qualche storiella di poco conto in Toscana, non aveva più amato nessuna a quel livello ed era convinto dentro di se che forse non era fatto per amare nessuna donna perché per lui l’amore era un veleno dolce e lento che lo portava senza accorgersene alla più totale distruzione.Adesso, a cinque minuti dall’atterraggio all’aeroporto di Fontanarossa, non resta che fare qualche respiro profondo e trovare ancora una volta la voglia immensa di lavorare, quella voglia che lo aveva salvato da Anna.Distrattamente sfogliando il giornale “La Sicilia”, trova nella pagina dedicato alla cultura e allo spettacolo un piccolo trafiletto con la sua foto ai tempi della presentazione del suo ultimo libro più di un anno fa: “ Giorgio Baldi torna nella sua Catania... lo scrittore siculo-toscano collaborerà con l’emergente Cristina Rannisi...”.-... cazzo, Melinda, ma almeno fammi atterrare... qui c’è scritto anche di una mia conferenza stampa stasera di cui non so nulla...Detto e pensato ad alta voce, tanto che la persona seduta vicino a lui interviene:-... se non ci fosse chi la rende famosa e le fa pubblicità, signor Baldi, non ci sarebbe neppure chi compra i suoi libri...-... ha ragione signora, ma apprezzo chi come lei, riconoscendomi, mi lascia godere in pace il mio viaggio... scommetto che in borsa ha uno dei miei libri...La signora, sui quarantacinque e molto avvenente, occhi castani, capelli di una sfumatura rossiccia e fisico di una ventenne modellato da zumba e pilates, senza batter ciglio tira fuori dal bagaglio a mano, una borsa molto colorata, come quelle che acquistava Anna, uno dei suoi due romanzi “ I Sogni Nascosti di una Stella” e la cosa lo colpì a tal punto che gli parve un segno inequivocabile del destino. Quel libro era stato scritto per Anna, parlava di cose avvenute e di altre che non sarebbero mai successe, ma era anche il libro che lo aveva battezzato come scrittore.-... se mi mette una dedica, arrivati a Catania le offro il pranzo... a casa mia intendo... e visto che è anche molto carino, magari passiamo un pomeriggio piacevole insieme...Giorgio capisce subito l’antifona: non rifiutava mai quel tipo di invito. Ripone il libro e, con il suo sorriso ammiccante, risponde con un tono di voce basso e sornione.-... allora facciamo così, il pranzo te lo offro io, ma il digestivo e il caffè lo prendo a casa tua... la dedica te la scrivo alla fine del nostro pomeriggio... in base...Lei si avvicina, con la bocca molto vicina all’orecchio di Giorgio , sussurrando.-... in base a cosa?...-... a quanto sarà buono e dolce il tuo caffè...Li distoglie la hostess, quella più carina delle tre a bordo, avvisandoli di mettere le cinture di sicurezza per l’imminente atterraggio.Giorgio sta vivendo senza indugi ogni giorno senza pensare a quello dopo, senza trovare nulla di sbagliato nel suo prendere ogni cosa come guadagnata o regalata dal destino.Mette i suoi Rayban e, uscendo dal portellone dell’aereo si gode il sole catanese, quel sole che sembra volergli dare il benvenuto.Francesco, assistente di Melinda Chisari, sta aspettando Giorgio all’uscita, con un foglio stampato in grassetto con sopra il suo nome.-... ciao Francesco, che bello rivederti...-... signor Baldi, ben arrivato... venga, la macchina è qui fuori...-... quante volte devo dirti di chiamarmi Giorgio , mi fai sentire vecchio... a proposito con noi viene questa mia amica... come hai detto che ti chiami?-... Gabriella... non te l’avevo ancora detto...-... ok, portaci nel nostro ristorantino preferito Franceschino... lasciaci lì... poi prendo un taxi... tranquillo...-... ma Giorgio ... Melinda l’aspettava per i dettagli della conferenza stampa di stasera...Giorgio lo guarda con un sorrisetto ironico.-... non so di nessuna conferenza... voglio andare a pranzo con la mia amica e lascia detto alla signora Chisari che non cominci a scassarmi la minchia con le telefonate per tutto il pomeriggio... mi farò sentire io.Dall’altra parte della città, in un bar di Mascalucia, un uomo entra per prendere un caffè.Mentre lo sorseggia, gli cade l’occhio sulla pagina dello spettacolo de’”La Sicilia” leggendo casualmente dell’arrivo di Giorgio .Dopo una breve lettura ed un ultimo sorso, posa la tazzina, paga e esce. Accende una sigaretta e, dopo un paio di boccate, sussurra tra se:”... forse è arrivata l’ora di guardarci negli occhi, signor Baldi...”2CORNETTI ALLA NUTELLAOre 18.30, sala conferenze della Gabbiano Editore, Melinda Chisari, ricevuto il messaggio dato al suo collaboratore da Giorgio, sta cercando di mantenere la calma, sa che Giorgio da un momento all’altro arriverà, che ogni cosa andrà per il verso giusto e si partirà con questo assurdo progetto.-... Melinda scusami, la signora Rannisi è arrivata...-... Grazie Giada, notizie di Giorgio ? -... no, ha il telefono irraggiungibile...La cosa la fa imbestialire letteralmente. È una di quelle situazioni classiche in cui Melinda comincia a cambiare il colore della pelle da bianco a rosso paonazzo e il quello azzurro dei suoi occhi diventa ceruleo chiaro.Melinda è una bellissima donna alta un metro e ottanta, nordica nei colori e nel fisico, ma irruenta e mediterranea dentro.Con Giorgio è molto legata fin dai tempi in cui lavoravano per un’agenzia di assicurazioni, dieci anni fa. Si erano sempre aiutati a vicenda in una realtà che, per le loro reali capacità, stava loro molto stretta. Lei, con grandi capacità organizzative, intuitiva e caparbia, sempre diretta verso i suoi obiettivi,non sprecava mai una parola di troppo. Giorgio era quello più estroso dei due, il furbetto che sapeva sempre il fatto suo, con le cartelletta sotto il braccio o senza o senza, negli svariati compiti che l’azienda per cui lavoravano gli chiedeva... leciti e non.Lavoravano ufficialmente per la sezione controllo e inserimento pratiche dell’agenzia, ma molto spesso ricoprivano mansioni, alle volte poco chiare agli altri. Giorgio, precursore di questi ruoli oscuri, con l’arrivo di Melinda, riuscì ad organizzarsi meglio e a trovare un ordine: del resto quella organizzata era sempre stata lei, mentre lui era quello più sbarazzino, il fantasista che, rispetto al colonnello dal caschetto biondo e dagli occhi di ghiaccio, sapeva trarre nei momenti difficili la soluzione insperata, originale e risolutiva.Era una coppia ben assortita, creata da Germano, il loro supervisore, che, grazie a questa sua grande intuizione, era riuscito mille volte a centrare obiettivi e a far quadrare i conti in maniera sempre più soddisfacente.Il sabato, Giorgio prendeva due cornetti alla nutella e li portava presto in agenzia per fare la loro colazione, quella di fine settimana, quella che li ripagava di ogni fatica, e durante la quale si raccontavano tutto.Melinda era separata da un paio di anni, non da un matrimonio, ma da una convivenza con un uomo che le aveva dato un bellissimo figlio, Alessio, per il quale viveva e respirava, per il quale decise un giorno di lasciare quell’uomo che risolveva le proprie frustrazioni con qualche schiaffo di troppo, qualche birra di troppo e nessuna voglia di lavorare.Giorgio era il solito trentenne poco cresciuto, carismatico e trascinatore, con una laurea in giurisprudenza presa e mai utilizzata, nonostante le sue enormi capacità dialettiche. Aveva mille storie alle spalle, un unico e grande amore che apparteneva al passato e che sarebbe stato spazzato via un giorno dall’incontro con Anna, quella donna che gli aveva ispirato il suo primo libro, di cui un giorno fece leggere qualche passo a Melinda, la quale ne rimase impressionata. Giorgio ci sapeva fare. Esprimeva e descriveva sentimenti e sensazioni, appassionava con la sua narrativa in linea scorrevole e stupiva con quel finale a sorpresa che nessuno si sarebbe mai aspettato.Toscano per metà, Giorgio aveva preso dal padre la grande solarità dei fiorentini, la spontaneità di ogni gesto reso spettacolare e sempre sulle righe, ma aveva anche preso la grande vena passionale e romantica della sua metà catanese, quella che lo rendeva affascinante, attraente per le donne che amava sempre affascinare, mai banalmente, e che poi rendeva protagoniste delle sue fantasie letterarie e non.Ed ecco che, nel torpore infinito della loro monotona vita, avvenne la svolta inaspettata.Melinda, interpellata da un notaio, scoprì di aver ereditato da uno dei suoi zii paterni la quota associativa di maggioranza della “Gabbiano Editore”, una piccola azienda che si occupava, per lo più, di pubblicazioni didattiche per scuole elementari e medie.Scelse di prendere le redini della casa editrice dello zio per iniziare finalmente un’attività che l’appagasse, che le calzasse a pennello, un ruolo dirigenziale che la portasse ad intraprendere quella sfida che desiderava da tempo.I conti non erano per niente a posto, la gestione del bilancio si sosteneva su un esile alito di proventi per lo più didattici e saltuari. Doveva dare una svolta. Ma non sapeva cosa fare.Le mancava, alle volte, il lavoro alienante, ma spensierato, che faceva nelle retrovie dell’agenzia, le mancavano le risate e le ore di lavoro con Giorgio, le colazioni del sabato mattina e tutto il resto, quel resto di una vita che aveva lasciato, convinta allora come ancora adesso, di fare la cosa giusta, nel ricordo di una frase tratta dal bellissimo manoscritto di Giorgio :”... non puoi girare le spalle al tuo destino..”Improvvisamente, pensando a quella frase, le venne un’illuminazione. Chiamò uno dei suoi contabili, poi uno dei suoi soci e prese la decisione più azzardata della sua vita.-... Giada, chiama questo numero... digli che la signora Chisari vuole fare colazione con lui... domani mattina... solito posto... digli che i cornetti alla nutella li porto io...-... Giorgio Baldi?... chi è, Melinda? -... spera per tutti noi, che questa tua domanda non si faccia mai più in futuro...Giada la guardò perplessa, non capiva cosa volesse dire Melinda, ma, senza indugiare, fece quella telefonata.L’indomani mattina, Giorgio si era recato a lavoro molto presto. La telefonata di quella ragazza lo aveva incuriosito. Non vedeva Melinda da quasi un anno, ma si erano sentiti spesso. Il fatto di essere stato contattato dalla sua segretaria con tanta ufficialità e l’idea ritrovarsi di nuovo davanti a due cornetti pieni zeppi di nutella per una colazione come ai vecchi tempi, lo aveva incuriosito ed emozionato.Era un mattino fresco di primavera. Il sole non era ancora alto e, alle sette e mezza del mattino, la sala mensa dell’agenzia odorava di pulito e aveva un non so che di ordinato con i tavoli in riga tra loro e le sedie messe una sopra l’altra.Giorgio trovò Melinda lì dentro ad aspettarlo già da qualche minuto. Fece per abbracciarla, ma lei lo fermò con aria spocchiosa dall’altra parte del loro solito tavolo.-... Siediti Baldino...-... come vuole Kaiser...Giorgio aveva sempre scherzato sul fisico da tedesca di Melinda e anche sui suoi modi perentori ed ordinati.-... intanto, mangia... dopo ci prendiamo il nostro caffè ...-... che hai? Sei stranissima... sono mesi che non ci vediamo... e mi stai trattando con un distacco particolarmente strano.I cornetti erano davvero buoni, pieni di nutella tanto da sporcarsi come bambini sulle labbra e le mani.-... adesso, voglio vedere come firmi questo...Dicendo così, Melinda gli porse davanti un malloppo di fogli; a Giorgio saltò subito agli occhi la dicitura “Contratto di collaborazione editoriale”.Senza leggere nemmeno una riga, fermò la masticazione di quell’ultimo gustoso morso al cornetto; senza dire nulla, alzò gli occhi e cominciò a riempirli di quella gioia che non può essere espressa con un sorriso, nemmeno con un grazie ed un abbraccio, ma con delle sincere lacrime di felicità che provocarono anche quelle dell’amica.-... quando lavoravo qui, mi hai insegnato tante cose, mi sei stato accanto senza chiedermi mai nulla, con quell’amore che solo un fratello poteva dare... quello l’ho avuto da te quando ero sola, quando avevo deciso che Alessio aveva bisogno di serenità.-... tu sei stata per me la persona che mi ha dato un ordine nel mio lavoro e nella mia vita, mi ha aiutato a superare i miei limiti... adesso, vuoi realizzare il mio sogno...... si... ma sarò chiara Giorgio. Il tuo romanzo ha dei punti da correggere per rendere accessibile ad un vasto pubblico ogni singolo capitolo. Ti affiderò ad alcuni collaboratori per farlo. La mia casa editrice non va bene, i proventi da fonti didattiche sono scarsi... ho deciso di dare una svolta e di investire su qualcosa di diverso, su un libro originale come “Il Sogno Proibito di una Stella...”. Sinceramente, sei la mia ultima spiaggia, tu potresti ridare vita alla mia azienda, mentre con il fallimento potresti bruciare il valore del tuo romanzo... Hai capito cosa intendo, Giorgio ?... Accetti?-... appunto perché ho capito, ti dico di sì senza indugio... stai realizzando il mio sogno... accetto, a patto di mantenere la copertina originale della prima stampa che ho fatto per Anna... accetto senza remore...Firmarono quel contratto, macchiato di zucchero a velo e nutella, ed iniziarono la loro avventura.L’uscita di quel romanzo ebbe un timido riscontro a livello locale, inizialmente. Piano piano, tramite il passaparola e una piccola intervista in una rete locale, la storia di quella stella e dei suoi sogni cominciò a entrare nel cuore di tutti.In meno di sei mesi, il libro vendette più di diecimila copie solo a Catania e fece breccia facilmente anche oltre provincia.Giorgio Baldi fu chiamato anche da una rete televisiva nazionale, riuscì con disinvoltura a scriverne una sceneggiatura per una fiction, grazie anche alla collaborazione del suo amico scrittore e attore teatrale Gianluca Barbarino.Il successo era arrivato, così come il secondo romanzo, scritto di getto, scritto per rabbia, scritto nel dolore della solitudine cercata come cura nella Firenze di suo padre Stefano.L’inspiegabile separazione con Anna diede il via alla vena malinconica di un Giorgio devastato dall’inquietudine, dalla quale nacque “La Voce del Vento e il Sorriso di una Lacrima”, grazie al quale raggiunse la grande notorietà. Nacquero altre collaborazioni televisive e piovve una valanga di soldi per la Gabbiano Editore. Melinda “Kaiser” Chisari aveva azzeccato la mossa giusta!Nel torpore del ricordo, con il quale aveva stemperato l’attesa di notizie sull’arrivo di Giorgio in tempo per la conferenza stampa, la voce di Giada la distolse facendola tornare su un treno diretto ed immediato al presente.-... Melinda, la signora Rannisi...Guardò negli occhi la dolcissima ragazza dagli enormi occhi verdi e d’improvviso la sua inquietudine sparì.3CRISTINA RANNISICristina è davanti a Melinda. Ha un viso luminoso e rassicurante, occhi grandi di un verde ipnotizzante. Sembrano un tutt’uno con la sua bocca, con le rughe espressive che incorniciano il suo sorriso.Melinda ha come l’impressione di avere davanti una persona che ha preso il controllo di sé, che si è forgiata nel dolore che le aveva marchiato a fuoco quell’espressione di una bellezza unica, con quel brillare di occhi che ti cambia l’umore, la giornata, alle volte la vita.-... buonasera Melinda, come stai?...-... potrei dire che il tuo sorriso ha cambiato l’uragano che stavo scatenando in una bellissima giornata primaverile...-... grazie... me lo dici sempre... so che ti sei innamorata di me... ahaha!... piuttosto, che succede?... Qual’è il motivo della tua incazzatura?-... nulla... rischi di fare questa conferenza con un defunto... spero per lui stia per arrivare...Lo sta dicendo con il sarcasmo tipico di chi sfoggia un viso sereno e sorridente, ma che ha un colorito paonazzo e assassino sulla pelle. Ma più osserva quella piccola donna davanti a sé, più non riesce a non calmarsi: troppo bella e rassicurante con quello sguardo a volte ipnotizzante.Giada, accanto a loro, sta provando a chiamare Giorgio al cellulare, ma la sua espressione tirata fa capire che per l’ennesima volta lo sta trovando spento. Francesco le aveva raccontato della donna che era con lui all’aeroporto ed è sicura che in quel momento Giorgio fosse sotto un lenzuolo a darsi alla pazza gioia, come di suo solito da quando lui e Anna si erano lasciati.-... comunque Cristina, siediti lì... i giornalisti sono già qui. Hai portato la bozza della storia?-... si, ma non ho ancora scelto il titolo. Vorrei farmi consigliare da Giorgio ... lui con i titoli ad effetto ha un certo feeling.-... ti ripeto... rischia di collaborare con te da defunto...Sorride e senza dire altro si siede a destra del tavolo sul quale è giàstato posizionato un microfono.Con un movimento delicato ed inconsapevole, sposta una lunga ciocca dei suoi lunghi capelli castani, sistemandola dietro il suo orecchio destro. La bellezza del suo viso appare ancora più evidente nella sua espressione attenta a leggere la bozza del suo libro.Era da sempre stata una ragazza particolare, ma la Cristina Rannisi di oggi è lontana anni luce da quella di dieci anni prima.Era nata ad Adrano, un paese dell’entroterra nella zona ad ovest di Catania, dove tradizione e pregiudizio erano sindaco e capo dei vigili urbani. Quella cultura bigotta l’aveva portava sempre più lontano da lì, perché lei stessa si sentiva virus e cura di quel posto, ma mai aveva preteso di poterne anticipare la naturale emancipazione.In quell’ambiente così chiuso al diverso pensare, viveva la sua vita cercando ogni giorno di farla scorrere sulla sua schiena, accettando di buon grado tutto ciò che non le andava, chiudendo i suoi occhi per non vedere gli sguardi maliziosi, cercando di non ascoltare il pettegolezzo gratuito e portando il suo viso sempre alto in mezzo alla gente. E senza voler dare imposizione di questo suo atteggiamento, ne riceveva solo rispetto dagli altri.Man mano che cresceva, Cristina sentiva che non era quello il motivo vero della sua sensazione d’inadeguatezza, ma qualcosa di più profondo dentro di sé.Sentiva che stava percorrendo il binario sbagliato con un treno che andava nella direzione opposta di se stessa.Lo capì quando cominciò a frequentare il liceo in una città grande e ormai aperta come Catania, dove riuscì a confrontarsi con una realtà più vicina al suo modo di pensare, nel momento in cui conobbe la persona che, per tanti versi, le avrebbe cambiato la vita, mettendola sul binario giusto e verso la direzione di se stessa: Angela.Si conobbero una mattina presto, all’entrata del loro istituto. Cristina aveva sempre l’abitudine di arrivare molto presto, prendeva sempre il primo autobus da Adrano per arrivare a Catania. Le piaceva il silenzio intorno prima che arrivassero tutti gli altri, mentre ripassava la lezione, mentre fantasticava sulla sua vita e la rendeva un film bellissimo e sofferto su alcuni quaderni scarabocchiati qua e là.Quella mattina, al suo arrivo, trovò Angela seduta sulla panchina. A prima vista, non ci fece molto caso, ma avvicinandosi notò che lei, sotto i vetri scuri dei suoi occhiali, la osservava arrivare, come se la stesse aspettando.A conferma, al suo avvicinarsi, le sorrise.-... ciao... anche tu mattiniera?-... ciao... veramente lo sono sempre... piuttosto non ti ho mai vista arrivare così presto...Guardandola bene, si era resa conto di averla già notata altre volte o magari incrociata in bagno. Angela era bellissima, una biondina dai lineamenti delicati, occhi nocciola e grandi, un nasino all’insù e due labbra morbide, che si schiudevano in un sorriso malizioso e dolce allo stesso tempo. Era piccolina di statura, ma mostrava una fisicità ben proporzionata.Cristina, con il suo di sorriso e con i suoi occhi verdi da gatta non era da meno, ma la figura di Angela la inquietava, la faceva sentire stranamente a disagio e allo stesso tempo non riusciva a evitarne la presenza avvolgente, come se fosse una calamita o la luce assassina del neon per le zanzare.La loro amicizia era iniziata così, con una strana coincidenza, con un incontro che sapeva di destino, con l’immediata sensazione di potersi intendere con un solo sguardo.Piano piano, divennero l’una la simbiosi dell’altra. Studiavano spesso insieme a casa di Angela e, talvolta la sera, Cristina non tornava nemmeno a casa, rimanendo a dormire nel letto del fratello dell’amica, ormai partito per la Spagna.Una di quelle sere, prima di dormire, Cristina era a gambe incrociate sul letto. Cercava di ripassare la lezione di italiano per il giorno seguente, ma il suo pensiero era rivolto al rumore della doccia, proveniente dal bagno. Aveva nello stomaco la sensazione irrequieta di chi ha una strana voglia di qualcosa che non si può dire o pensare, che cercava in tutti i modi di reprimere. L’immagine del corpo nudo di Angela sotto l’acqua calda della doccia le invadeva il cervello. Dall’eccitazione inconfessabile, posò il libro sul comodino e chiuse le sue gambe appoggiando la sua testa sulle ginocchia. Ad occhi chiusi cercò disperatamente di allontanare quell’immagine per lei perversa dalla sua mente, ma più ne allontanava il pensiero più il suo corpo reagiva, come per protesta, contro la sua vergogna e all’improvviso sentì bagnarsi nel suo intimo come non le era mai successo. Ad Adrano aveva avuto un ragazzo, prima di iniziare le scuole a Catania; senza troppo entusiasmo e senza nessun piacere in particolare, aveva instaurato una relazione con lui,, a cui aveva sicuramente voluto molto bene, ma che alla fine le lasciava una malinconia immensa dentro, sia quando lo baciava, sia quando avevano provato, con risultati pessimi, ad avere dei rapporti sessuali.-... stupidina... che fai, già hai sonno...?Detto così diede uno scappellotto sulla nuca di Cristina. Lei alzò timidamente lo sguardo verso l’amica mentre maliziosamente le girava intorno con l’accappatoio slacciato e con il suo bellissimo corpo nudo e bagnato in bella vista.Avevano cenato con pizza e birra, approfittando del fatto che i genitori di Angela fossero fuori per tutto il week-end, per un convegno di lavoro del padre a Milano. Cristina, forse per l’effetto della birra, forse per il continua eccitazione che le provocava quella scena, aveva momentanei giramenti di testa. Osservava Angela mentre ballava fingendo che ci fosse musica, facendosi sinuosamente cadere di dosso l’accappatoio, e voltandosi verso di lei con un viso tra il divertito e il provocante. Saltò sull’altro letto e continuò a ballare facendo finta di tenere in mano un microfono, intonando sguaiatamente le note di “Bring to my life” degli “Evanescence”. I suoi capelli bagnati scendevano dolcemente sui suoi seni e il movimento pubico provocato dal suo balletto la rendeva ancora più irresistibile.Cristina in un breve attimo non ebbe più dubbi: il suo desiderio di baciare la bocca di Angela, di toccarla e fare l’amore con lei, le aveva dato la certezza di quello che voleva in quel momento, doveva capire in quel preciso istante chi e cosa fosse, chi e cosa volesse.Angela, d’improvviso, bloccò il suo saltellare sul letto, vedendo nello sguardo di Cristina una luce completamente nuova. L’osservò mentre si toglieva la canottiera e i pantaloncini da notte per poi, con le sole mutandine, avvicinarsi silenziosamente al suo letto. Cominciò a tremare forte quando anche lei salì con i piedi sul materasso, abbracciandola dolcemente; sentì i suoi seni strusciare contro i propri e le mani di lei sui suoi fianchi, che piano piano scendevano sui suoi glutei. Aveva la pelle d’oca, ma lo sguardo di Cristina le diede la serenità giusta per seguire il forte battito del suo cuore, il sentirsi eccitata e finalmente amata. Assecondò il volere ad ogni costo assaporare la bocca e il corpo di quella donna che fino ad un secondo fa era la sua migliore amica, ma che stava per diventare la sua compagna: l’aveva sempre amata, dal primo giorno che era arrivata in quell’istituto, l’aveva osservata e avvicinata piano piano, l’aveva incontrata di proposito quella mattina presto per conoscerla, perché Angela sapeva già che quel momento sarebbe un giorno arrivato, aveva sentito con Cristina quel forte senso dell’appartenersi, quello che senti con una, forse due persone nella vita.Si baciarono intensamente, le loro lingue si assaporono, si cercavano come l’una nutrimento dell’altra nel loro sapore dolciastro, mentre le mani di Angela delicatamente abbassavano le mutandine dell’altra che, istintivamente, appoggiava il suo pube strusciandolo contro quello della sua ormai compagna.Cristina cominciò a baciarle il collo bagnato dai capelli appena lavati e sentì i respiri di Angela farsi più forti, mentre la stessa la esplorava dolcemente, con due dita, nell’intimo bagnato.Si adagiarono sul letto e fecero l’amore fino al mattino seguente.Il ricordo di quella notte la sfiora improvvisamente, le dà un brivido alla schiena facendola destare da quel torpore in cui si era persa nell’attesa dell’arrivo dei giornalisti e di Giorgio Baldi.Sembrava che fossero passati pochi attimi, ma si rende subito conto che il suo tornare a quella notte, era stato un viaggio lungo quasi mezz’ora e che, senza accorgersene, tre dei cinque giornalisti le si stanno avvicinando per salutarla con la mano.Nello sfondo di quella scena, intravede Melinda con il telefonino in mano, forse nel tentativo di trovare una risposta da Giorgio, Francesco e Giada che parlottano mentre la stessa prende appunti su una cartelletta con impresso il logo della casa editrice.-... buonasera, signora Rannisi...Una voce femminile, una voce che riconosce quasi all’istante.-... bu... buona... sera ...Non crede ai suoi occhi e alle sue orecchie. Uno dei giornalisti che l' intervisterà è proprio lei.-... Angela Castiglione... per il settimanale “E” ... piacere di conoscerla.Fanno finta di non conoscersi, non si vedono da anni. Hanno ancora, dentro i loro sguardi, quella stessa luce che trovi in due anime che si sono appartenute da sempre e che sempre si apparterranno, anche dopo mille anni, anche a distanza di un universo intero. 4LA DIVERSITA’Gabriella cerca di prendere le scorciatoie più impensate, quelle che avrebbero fatto arrivare, quasi in tempo, quello sciagurato di Giorgio alla conferenza stampa.Avevano passato delle belle ore insieme, pranzato in un locale molto caratteristico di Nicolosi, vicino l'Etna, dove Giorgio aveva lavorato una ventina d’anni fa, prima di entrare nel lungo limbo delle assicurazioni. Si erano fatti portare con un taxi a casa di lei, dove si erano abbandonati in un divertente e soddisfacente pomeriggio di sesso, senza accorgersi che il telefonino, messo in silenzioso dallo stesso Giorgio , si era scaricato del tutto per le continue chiamate di Giada e Melinda, causandone per lo più lo spegnimento e la mancata sveglia preventivamente impostata alle 18 in punto.Fortunatamente, il solito sogno confuso e ripetitivo, aveva destato Giorgio poco dopo le 18.30. Il sesso fatto con Gabriella, la stanchezza della mattinata per prendere l’aereo e il buon vino della casa, l’avevano buttato in un “coma profondo” quasi irreversibile. Vista l’ora, Gabriella si era proposta ad accompagnarlo con la sua auto.La sede della casa editrice è dietro il teatro Metropolitan di Catania, in pratica al centro di una città tra le più caotiche nelle ore di punta, come quella serale.-... tranquillo, ci siamo quasi...-... no, tranquilla tu, anche se arriviamo dieci minuti prima o dopo, la mia bara e la mia lapide sono già state allestite dal “Kaiser”... so che la troverò paonazza col mitra spianato...-... comunque, tu potevi mandarle un messaggio...-... lascia stare... comunque grazie, non eri obbligata ad accompagnarmi...-... grazie a te, invece... della bella giornata insieme... possiamo ripetere anche in serata da me... sono stata molto bene, Giorgio ...-... niente di personale, sono stato benissimo anche io, Gabriella, ma credo che vada bene così... magari ci risentiamo... ho il tuo numero... io vado a sistemarmi a casa dei miei stasera...-... potrei prenderla come una bocciatura, signor Baldi... non mi offendo per il rifiuto, ma al prossimo libro voglio una pagina di sesso sfrenato, che mi deve far capire che parli di questo pomeriggio e che la stai dedicando a me... intesi, piccolo stronzetto?-... ahahaha!... sei un bel personaggio... e non sei stata per niente bocciata... anzi...Lasciano il discorso in aria, con una piccola vena ironica, che fa presagire l’inizio di una bella amicizia, senza pesare mai verso l’altro, per qualche bella serata di spensierata.Posteggiano la macchina. Giorgio le chiede di accompagnarlo, forse Melinda non l’avrebbe subito aggredito davanti a lei. E anche in questo, era uno stronzo senza vergogna.La conferenza stampa tarda ad iniziare. Melinda chiede solo cinque minuti di pazienza ai giornalisti invitati, poi avrebbero iniziato senza Giorgio. Osserva la grande compostezza di Cristina, anche se vede in lei una vena di imbarazzo nello sguardo, quando le si avvicina la giornalista di “E”, la signora Castiglione, ma l’attesa per lo sciagurato l’aveva distolta da quella strana scena.-... possiamo iniziare, signori... Buonasera a tutti...scusate il ritardo, ma il caos di Catania stasera e il telefono in tilt, mi hanno impedito di essere puntuale stasera, al fianco di questa bellissima brunetta a cui do il mio saluto e benvenuto tra i dannati della scrittura...Detto così, Giorgio fa la sua entrata a effetto, come di suo solito, suscitando come sempre in tutti la sensazione della plateale presa per il culo che solo a lui riesce, con quel sorrisetto furbo, dietro quella barbetta sagomata e dai suoi occhi maliziosi e accattivanti, quelli che riflettono la luce della sicurezza e del carisma trascinante.Si avvicina a Cristina, dandole la mano prima di sedersi accanto a lei e a Melinda.-... che gran figlio di puttana... dopo facciamo i conti... Baldino...Cristina, dal lato suo si diverte, osserva Giada dietro le sedie, mentre la stessa le fa gesti d'intesa verso Melinda.La conferenza stampa si svolge con molta tranquillità. Gabriella, dopo qualche domanda, ricevendo una telefonata, va via. Giorgio in quel momento la immagina in una delle sue storie, che un giorno sarebbe diventata un personaggio dei suoi libri. È un’altra donna che gli ha lasciato un po’ di sé nella sua mente, un’altra come tante, di cui avrebbe immaginato passato e futuro, voglie e peccati, gioie e rimpianti.-... la storia riguarda il mondo della diversità, quella che non vediamo e che, a volte, ci porta a vedere le cose anche senza poterlo... perché tutto ha sempre un significato, molto più visibile al cuore che agli occhi... ho scelto di collaborare con Giorgio, perché lui saprà dare a questa storia il suo finale a sorpresa, o magari il finale che a me manca per farla diventare bellissima o cinematografica, come ci chiede Melinda...Melinda e Giorgio rispondono ad alcune domande sui grandi successi ottenuti dalla loro intraprendenza, quella che li ha spinti a prendere questa strada di collaborazione con questa nuova e brava scrittrice, Cristina Rannisi, che fa crollare in ogni cuore, ogni distanza e ogni pregiudizio, la scrittrice che un giorno, a detta di molti, avrebbe abbattuto ogni muro di pensiero e qualsiasi ostacolo verso la libertà di espressione. Ne ha di talento, forse più di Giorgio, che ha di suo l’estro e la forte vena poetica, quell’accattivante tecnica del finale sorprendente, quello che avrebbe dovuto insegnare all’acerba Cristina, ma che non avrebbe tardato a fare.La Castiglione rimane in silenzio per quasi tutto il tempo, osserva Cristina, l’ascolta attentamente e nota come la sua bellezza sia rimasta intatta, ma, allo stesso, tempo percepisce la sua grande forza e la sua serenità, nonostante tutto quello che era successo tra loro.Decide di farle una sola domanda.-... Cristina, lei prima ci ha parlato di difesa delle diversità... ha qualche riscontro particolare nel suo privato?Cerca palesemente di mettere alla prova la sua ex compagna, sicura che non si sarebbe scomposta più di tanto.Cristina capisce. Le sorride e le rispondendo con serenità-... la ringrazio per la domanda... sì, ho avuto dei riscontri a livello personale, quelli che ti fanno capire che la diversità appartiene a tutti, ognuno di noi è diverso da tutti coloro che abbiamo davanti, la diversità la intendiamo come etnia, sessualità, pensiero politico o religioso, senza pensare che catalogando quella diversità, abbiamo solo disegnato un banale arcobaleno che si compone dei suoi sette colori preconfezionati e stereotipati...Giorgio, capisce al volo quello che vuole dire Cristina e interviene completando il pensiero che li accomuna.-... la diversità è nelle sfumature di tutti quei colori che noi definiamo diversità... la diversità è anche in questa stanza tra tutti noi... ricordate sempre che nessuno può essere considerato uguale ad un altro, siamo sette miliardi di fiocchi di neve... la diversità che tutti intendiamo non esiste sostanzialmente, perché di principio tutti siamo diversi e meritevoli di rispetto per la nostra unicità...Cristina lo guarda stupita. Giorgio ha colto in pieno il senso di un discorso profondo, che li avrebbe portati ad un risultato insperato. Sta nascendo già, in quella stanza, il loro romanzo.La conferenza stampa si conclude con un piccolo rinfresco, una sorta di aperitivo molto soft per salutare i giornalisti intervenuti. Melinda non perde l’occasione di tirare le orecchie al suo amico.-... sei il solito: vai a scopare con la prima che ti capita, mi lasci come una cretina a cercare di guadagnare tempo e a giustificare ogni tua cazzata...L’osserva paonazza, con un sorriso ironico, ma quello che lui le mostra la smonta del tutto. Lo abbraccia forte. Erano mesi, che non lo vedeva. Giorgio è, dopo Alessio e il suo attuale compagno Riccardo, l’uomo che la capisce e le vuole bene più di chiunque.Poco più defilate, Cristina e Angela cercano di parlarsi in maniera cordiale, con quell’atteggiamento tipico di chi non vuole far capire, tipico di chi vuole lasciare la distanza stabilita da anni.-... come stai?... mi fa piacere rivederti... sei raggiante...-... sto bene... sono serena e appagata... non mi aspettavo potessi trovarti qui... mi è sembrato come quando ti sei fatta trovare sulla panchina, quella mattina a scuola...-... può darsi... settimana prossima, uscirà l’articolo... spero davvero, tu possa avere il successo che ti meriti... amore mio...Glielo sussurra guardandola negli occhi, i più belli per lei, quelli a cui aveva rinunciato per una scelta sofferta.Si salutano. Cristina cerca di avvicinare Giorgio, ma non lo vede in giro. Ha lasciato detto a Giada che si sarebbero visti alle nove del mattino dopo.Giorgio sta facendo due passi. A poche decine di metri dalla sede della casa editrice, c’è il teatro Metropolitan, in via Sant’Euplio.Lui ama andare a bere qualcosa lì. Gli piace sedersi davanti al bancone, all’entrata del teatro, e ordinare qualcosa consigliato dal suo amico barista Salvo.Si sente finalmente a casa. Ama Firenze, aveva imparato ad amarla prima che vi andasse nel ricordo di ciò che gli raccontava suo padre, ma Catania è e sarà sempre la città che lo aveva cresciuto e forgiato.Mentre aspetta il cocktail, che Salvo stava preparando con grande passione come di suo solito, sente una voce dietro di sé, che non riconosce subito.-... buonasera, signor Baldi, finalmente ho la fortuna di conoscerla...Il suo viso ha qualcosa di familiare. È in giacca e cravatta e forse quell'abbigliamento diverso lo sta sviando nel riconoscerlo. Pochi attimi dopo, lo riconosce.-... Giovanni Scordo...-... bene, vedo che i mariti che fa cornuti, li ricorda nome e cognome...Si trova davanti l'ex marito di Anna Reitano, la donna per la quale era andato via da Catania, quasi quattro anni fa.Sapeva da tempo, che quel momento, prima o poi, sarebbe arrivato, ma non è come lo aveva immaginato e, stranamente, la persona che ha davanti, sebbene ne avesse ragione, non ha per niente l'aria minacciosa, anzi gli porge cordialmente la mano.In quel preciso momento, Anna torna a casa e, accendendo la tv, cerca di sintonizzarsi su un telegiornale locale, trovando le immagini di Giorgio che parla insieme a Cristina davanti ad un microfono. Mette il suo braccio sinistro sotto il suo mento, accarezzandolo con indice e pollice, come aveva sempre fatto quando rifletteva sul da farsi, quando un forte dubbio la stava toccando dentro.5QUEL MALESSERE...Giorgio ha le gambe incrociate verso la vetrata che dà sulla Villa Bellini. Il sole, che batte sul verde di quegli alberi, lo ipnotizza, lo ha sempre fatto, come ogni cosa che lo porta a riflettere e scrivere. In quel dato momento, i suoi pensieri girano a mille come se fossero dentro un frullatore.La luce del sole che entra a quell’ora del mattino, lo rilassa. Quando scrisse il suo secondo libro, Melinda mise a sua disposizione quell’ufficio, affinché Giorgio si sentisse a suo agio. Ogni mattino, entrava con il suo caffè, si sedeva per qualche minuto di spalle alla scrivania, dove posava il suo portatile, chiudeva gli occhi sotto il raggio tiepido di un sole, unico come quello di Catania alle otto del mattino, metteva in ordine i suoi pensieri e,dopo averli ben frullati, li faceva diventare scrittura, su pagine e pagine, e continua emozione di sé stesso.Dopo l’incontro con Giovanni, però, quel suo frullare di ricordi e pensieri non smetteva, non l'aveva fatto dormire per niente. Era a casa dei suoi poveri genitori. Il silenzio di quelle stanze non gli aveva conciliato il sonno, anzi lo portava continuamente a ricordare le parole cordiali e risentite di Giovanni, la sera prima.-... io e Anna ormai ci siamo separati da quasi due anni... penso lei lo sappia signor Baldi...-... no... non sapevo... per favore, non appesantire questo faccia a faccia, dammi del tu... sarà più facile vomitarmi addosso il tuo risentimento...-... non sono risentito... almeno adesso, non più... sapevo che ti avrei trovato qui e finalmente ho avuto il coraggio di affrontare le ferite del mio passato...-... Anna come sta?... sempre che voi vi vediate ancora...-... si certo... sta bene... devo sempre avere a che fare con lei, per via di Maria Sofia...-... già... dimmi, allora... cosa vuoi sapere... e soprattutto come hai scoperto della nostra storia?...-... alle volte, l’evidenza ti prende a schiaffi così violentemente che non riesci a capire cosa sta accadendo, ma è proprio quando comincia a bruciarti la faccia, dopo l’ultimo ceffone, che riesci, in un piccolo barlume di ragione, a vedere le cose in un contesto più ampio...-... potevi fare lo scrittore anche tu, come vedo...Una voce lo distoglie dai suoi pensieri, nel momento forse meno opportuno.-... buongiorno, Giorgio ...-... buongiorno, Cristina... scusami, non mi aspettavo venissi così presto...-... sono mattiniera, mi piace iniziare la giornata nei silenzi del mattino...Giorgio, nonostante riconoscesse che quest’abitudine in comune fosse apprezzabile dal punto di vista personale, prova un certo fastidio nel sapere che, da lì alla fine di quel lavoro, non avrebbe avuto la libertà di stare in quell’ufficio a occhi chiusi in silenzio, magari sorseggiando il suo caffè, mentre un raggio di sole gli accarezza il viso dolcemente, conciliando le sue idee e i suoi pensieri su quello che doveva scrivere.-... ok, allora ti premetto che non ho dormito molto stanotte, ho provato a leggere la bozza del libro che dobbiamo scrivere. Parli di una storia tra una ragazza di colore, venezuelana che va a fare la badante a casa di un figlio di papà che, a sua volta, dopo un incidente rimane cieco, poi i due si innamorano e tutti felici e contenti...-... generico, attinente ma generico... non sembra tu abbia fatto molta attenzione alle sfumature narrative che dobbiamo imbastire.-... dozzinale... se dobbiamo andare su questa direzione, il nostro lavoro sarà dozzinale e adatto solo a una cerchia di casalinghe insoddisfatte e frustrate...Dopo quest’ultima affermazione, Cristina comincia ad urtarsi leggermente. Ha come la sensazione, che colui che si trova davanti la stesse svalutando, come se la sfidasse dall’alto del suoi successi e della sua esuberanza, alle volte trascinante, altre molto fastidiosa.-... ascolta, Giorgio ... forse, se avessi dato una lettura più attenta a questa bozza, non avresti detto questo... almeno, credo...Comincia ad esporre i punti importanti da sviluppare nella storia, quelli che Giorgio non era riuscito a cogliere o, forse, non aveva letto. Dall’altro lato, lo stesso collega finge di ascoltarla. La sua testa si trasferisce troppo spesso a quello che era successo la sera prima.Il cordiale confronto con Giovanni, aveva fatto piombare sulla sua testa, il macigno pesante del passato, quello vissuto con Anna, le sue bugie, quelle che raccontava ad entrambi per non affrontare una scelta, quella che poi, una volta presa, lo aveva portato a fuggire per Firenze.-... sapevo che lei avesse un amante, ma mettevo la testa sotto la sabbia, vivendo la quotidianità, senza capire che stavo solamente ritardando il disastro successivo.-... quindi, sapevi di noi due?... come facevi a tenerti tutto dentro?.-... Baldi... tu ed io abbiamo fatto delle scelte particolari e sofferte per amore di quella donna, ma io avevo un motivo in più... Maria Sofia... la guardavo negli occhi felice di credere che mamma e papà stavano insieme, che tutto era a posto.-... Giovanni... mi dispiace... sapevo che non andava bene tra voi, che tu ti eri allontanato quando lei si era concentrata con tutta se stessa al suo lavoro... nel frattempo, il vostro amore si era seppellito... lo so, perché Anna, almeno in questo, era molto sincera... lei mi diceva sempre che, se tu l’avessi capita in quel periodo, io non sarei mai entrato nella sua vita...-... già, in questo ti dò ragione... anche io l’ho tradita... ma erano solo scopate con donne senza importanza, dettate da troppe birre e bisogno di quel contatto che con lei non avevo più...-... la nostra storia è durata due anni... l’ho conosciuta per caso...-... lo so... il giorno che si è sbucciata un ginocchio mentre faceva running, in via Parco Cristallo... ricordo la sbucciatura, e l’ho poi riletta nel tuo primo libro...-... Giorgio ... mi stai ascoltando?... hai un minimo di interesse in quello che sto dicendo?... hai la testa da un’altra parte... non ti sei accorto nemmeno che sono entrata...Melinda “Kaiser” Chisari, entrando nella stanza, stava da qualche minuto, assistendo alla strana scena di una Cristina che esponeva le linee guida della narrativa da seguire in quel progetto e un Giorgio completamente assente, con un atteggiamento di spocchiosa sfida, che non ammette nessuna apertura verso la collega.-... scusami... Melinda, ero concentrato ad ascoltare Cristina, scusami...-... no, non scusarti con me, scusati con lei per il poco rispetto che stai avendo verso il suo lavoro.Mentre lo dice, il suo viso diventa serio e contrariato. Giorgio va sulla difensiva.-... Melinda, penso di essere solo sincero, quando dico che una storia mi sembra dozzinale e scontata...-... ma cosa stai dicendo?... tu pensi che io ti avrei fatto arrivare da Firenze per scrivere una storiella da quattro soldi, spendere migliaia di euro dell’azienda per un progetto che poi, dall’alto della tua spocchiosità, sarebbe stato sminuito con la parola “dozzinale”?... spero tu stia scherzando, Giorgio, perché ho stentato a perdonare il tuo atteggiamento da superstar di ieri sera, mentre adesso non so come scusarmi con la qui presente collega, che merita molto più rispetto da parte tua...Giorgio, forse stanco e mezzo sbronzo dalla sera prima, forse ancora alterato e sconvolto per l’incontro con Giovanni, ha una reazione impulsiva, attaccando la sua amica.-... che cazzo dici, Melinda!... non esagerare, la mia critica era di tipo costruttivo... tendevo a rimarcare la banalità di alcuni punti da romanzetto sdolcinato, da cui la mia collega poteva solo prenderne spunto per migliorare un prodotto che mi sembra abbastanza scadente...Melinda lo guarda stranita. Cristina interviene con molta educazione, ma con molta fermezza.-... Signor Baldi, capisco benissimo che lei è uno scrittore già affermato e di successo, ma non le permetto di trattarmi così...Gli stava dando del “lei”, per marcare la distanza da porgli da quel momento e il rispetto che se ne aspettava.-... tutto quello che ha detto, mi basta per capire quanto lei sia stato attento e interessato alla mia bozza... quanto rispetto ha per il lavoro della signora Chisari e per quello della sottoscritta. Credo che la collaborazione con lei finisca qui. Sono io che non voglio più realizzare il mio libro con lei.Giorgio viene fulminato dagli occhi cerulei di Melinda e trafitto dall’umiliazione che stava scaturendo dalle parole di Cristina. Sa di aver sbagliato, ma il suo orgoglio e il nervosismo accumulato, gli impediscono di essere lucido.Prende la sua giacca, dà un accenno di saluto alle due donne e va via.Melinda guarda negli occhi la scrittrice. Come sempre, il brillare di quell’iride verde, rassicurante e sereno, la smonta e le da tranquillità.-... perdonalo, Cristina, non era lui... ma non ti biasimo se non vuoi più lavorarci assieme... è stata una mia pessima idea, purtroppo pensavo ne fosse uscito da questi momenti, ma evidentemente non era ancora pronto.-... tranquilla, Melinda... continuerò da sola, ci metterò di più a realizzarlo, ma non voglio forzare una collaborazione non gradita e priva d'intesa... ma ho anche capito, guardandolo negli occhi, che ha un forte conflitto interiore, ha un peso sullo stomaco che lo porta a difendersi e ad affrontare tutto e tutti, cercando di esibire, fino alla morte, la sua falsa invulnerabilità...-... lui è molto vulnerabile... lo conosco, non lo giustifico, ma ti assicuro che non è quella la persona che mostra...-... lui indossa una corazza per proteggere una fragilità immensa... spero capisca se stesso... come ho fatto io...Detto così, si siede e aprendo il suo portatile, e comincia a lavorare. Melinda, mentre chiude la porta dell’ufficio, prende il telefonino per chiamare Giorgio, ma vede già in arrivo una chiamata di Riccardo. Torna da una missione particolare e pericolosa. Quella sera, si sarebbero rivisti dopo quasi un mese in incognito. Dopo quell’inizio di giornata, non chiedeva altro che una serata tra le sue braccia.Giorgio entra nella sua auto. Sente dentro di sé una forte voglia di gridare, spaccare il mondo per sfogare il suo malessere.Decide di tornare dove tutto era iniziato. 6IL SOGNATORE E LA SOGNATRICE.Cristina è avvolta da quella luce tiepida, che il sole le sta regalando, da una vetrata alle sue spalle. La discussione con Giorgio l’aveva leggermente alterata, ma non vuole per niente al mondo distrarsi, perché adesso il suo lavoro è davvero iniziato e, anche senza il suo collaboratore designato, il suo romanzo deve a tutti costi nascere.Prima di aprire la prima pagina word, si ferma a fissare lo schermo del suo portatile, dove un bellissimo girasole sembra stesse nutrendosi della stessa energia, dai raggi di quel mattino primaverile.La sua storia non è “dozzinale”, come aveva sentenziato Giorgio Baldi.Si promise, di riuscire ad esprimere tutta se stessa in quel progetto, senza timori, senza ripensamenti.Si impone di non smettere mai di crederci, portandosi dentro il bellissimo viso di Angela, mentre le sussurrava“spero davvero, tu possa avere il successo che ti meriti... amore mio...”.Comincia a scrivere, come se le parole e le immagini le stessero scorrendo dentro, come se fosse un riflesso incondizionato del corpo, come il battere del suo cuore, come respirare nel silenzio dei suoi pensieri.Il sognatore sente, distintamente, il rumore di una pioggia insistente. È seduto con le braccia incrociate, le sue spalle sono rilassate, mentre i suoi occhi, chiusi da troppo tempo ormai, lo portano ad immaginare i vetri della finestra, bagnati dagli scrosci continui e violenti, come pugni che bussano alla sua porta, come parole pesanti da elaborare e digerire.La sognatrice si avvicina, gli mette una mano sulla spalla e osserva anche lei, con paura e meraviglia, la forza di un temporale di fine estate, di un qualcosa che non puoi fare a meno di ammirare, nonostante la violenza che rappresenta, nonostante il fragore di ogni tuono, che illumina a flash tutto intorno. Abbraccia il sognatore, cingendolo da dietro le sue spalle, come per proteggerlo, mentre sa benissimo che è lui che la fa sentire al sicuro, che nulla può accadere in quel momento, perché il mondo fuori sta pulendo le sue strade e le sue case e chiede, con la sua violenza, di restarvi dentro, di ammirarlo con timore e rispetto.Il sognatore prende la mano della sognatrice e la bacia dolcemente, senza dire nulla, lasciando a quel gesto fiumi di pensieri che non si esprimono a parole, ma con le sensazioni che lasciano nel cuore dell’altra.La sognatrice bacia su una guancia il sognatore, lo libera dal suo dolce abbraccio e si avvicina alla finestra. I vetri sono appannati dai loro fiati e, con una mano, cerca quasi invano di liberarli da quella patina opaca, per riuscire a vedere meglio ogni dettaglio, ogni singola goccia che cade in quel grigio sfondo di un pomeriggio, che già sa, diventerà un ricordo indelebile nelle loro menti.Comincia a spiovere gradualmente. Dietro quella finestra, il mondo appare più nitido, il fragore si attenua e si torna a sentire ogni rumore intorno.I vetri delle auto, come quello che schiaccia il naso della sognatrice, si rigano di quelle gocce spinte da altre, mentre cadono in terra, in quel piccolo fiume che scende da grondaie e ombrelli, come lacrime che si asciugheranno al primo raggio di sole.La sognatrice sente che, con quel lento attenuarsi della pioggia e dell’allontanarsi dei tuoni verso sud, quel leggero spacco di nuvole, da dove scorgi come da un occhio azzurro, tutto stia tornando alla normale e dolce serenità di un pomeriggio di fine estate.Il sognatore, alzandosi lentamente, cerca la mano della sognatrice, trovandola già stretta alla sua, in un invito dolcissimo a cingerla da dietro, con le braccia avvolte al suo ventre, mentre il suo petto fa un tutt’uno con le sua schiena, che si stringe, quasi a voler farsi inghiottire da quell’abbraccio.Il sognatore, nonostante i suoi occhi siano chiusi, nonostante tutto, sente una strana emozione provenire in fondo al suo cuore. Stringe più forte la sognatrice e la bacia in mezzo ai suoi bellissimi capelli, profumati di essenze buonissime, morbidi e sensuali.-... se cerchi quello che provo per te, guarda il cielo e, in un angolo preciso, ci sarà ciò che tu rappresenti per me.È un bisbiglio dolcissimo, con parole forse mai dette da quelle labbra, ma percepite dai loro battiti ad unisono.La sognatrice alza i suoi bellissimi occhi neri verso il cielo, scorge un chiarore leggero, quello di un imminente sereno che illuminerà i loro visi, ma la sua emozione si tramuta in un pianto felice, incredulo di quello che sta ammirando, per quello che lui le aveva detto.Nel cielo compare l’arcobaleno più bello, pieno di mille colori, sfumature su sfumature di dolci giochi cromatici, che avvolgono il grigiore di quella giornata, rendendo surreale e inutile ogni cosa, ogni parola in più.-... quello che vedo è ciò che tu provi per me?... perché se è così, nessuna distanza e nessuna paura potrà mai separaci, nessuna differenza e nessuno ostacolo potrà portarci via quest’abbraccio, questo momento che non dimenticheremo mai.-... perché io e te saremo meraviglia e rarità... come tutti i colori dell’arcobaleno...Cristina chiude il suo portatile. Non vuole nemmeno rileggere quelle due pagine di prologo. Le aveva scritte di getto e le voleva così.Guarda fuori, dietro quella vetrata. Ma l’unica immagine che le sovviene, come un film proiettato davanti a se, è quella della sua Angela mentre la chiama ancora “... amore mio...”. 7VERITÀ E VENDETTA.“... quando è mancato il motivo principale, per il quale riuscivo a sopportare tutto l’amore che lei non mi dava più, allora sono andato via, con immenso dolore e risentimento verso entrambi...”Le parole di Giovanni echeggiano nella testa di Giorgio, mentre attraversava il viale in tenuta da corsa, come quel giorno in cui aveva conosciuto Anna. Le parole di quell’uomo lo stordiscono ancora, più della musica nel suo lettore mp3, più di quelle di rimprovero della sua amica Melinda, durante la discussione con la Rannisi.-... perché hai lasciato Anna?... cosa è successo, dopo che sono andato via... ti ha tradito ancora con qualcun altro?... ti ha detto di noi e non hai potuto fare a meno di mettere sul piatto l’amara evidenza... eppure, era nata Maria Sofia, uno sprazzo d’amore doveva pur esserci ancora...Lo pensava e, allo stesso tempo, lo diceva con una vena di gelosia dentro. Vedeva Giovanni chino sulle sue ginocchia, seduto su una panchina di piazza Borsa dove, camminando, i due si erano fermati per una sigaretta.Lo sguardo di quell’uomo era fisso e assente sul fumo della sua sigaretta. Le parole che disse dopo, avrebbero segnato per sempre la vita di entrambi... Giorgio , sei uno scrittore, hai una fervida immaginazione, quindi, se riesci a fare due più due su quello che ti ho già detto, capirai al volo...-... non capisco ancora... tu hai detto che avresti sopportato tutto per amore di Maria Sofia... aspetta!... no, non ci credo...Un’improvvisa illuminazione attraversava inesorabile la sua mente, mentre Giovanni si voltava verso di lui, con lo sguardo soddisfatto di colui, che aveva finalmente compiuto la sua vendetta verso la ex moglie, sconvolgendo la sua vita e quella dell’uomo davanti a se, distruggendo quel castello di menzogne.-... si, Giorgio , ci sei arrivato... se ti fai due calcoli... hai la verità che io ho cercato e avuto in maniera inequivocabile... Maria Sofia non è figlia mia... e se la “signora” non ha avuto altre avventure dopo di te...Si accorge che ha istintivamente ed improvvisamente rallentato il ritmo della sua corsa, come se i battiti che gli procurano quelle parole lo sovraccaricassero, affaticandone il passo. Si trova in via Parco Cristallo, dove aveva conosciuto Anna, una sera di Marzo quattro anni prima.Quella sera, il viale era affollato più del solito. C' era gente mai vista fino ad allora venuta per la prima corsetta primaverile nella speranza di rimettersi in forma, prima dell'estate.Giorgio aveva sempre un passo più sostenuto, dato che non interrompeva, nemmeno nel periodo invernale, la sua attività di runner. Aveva superato, dopo il primo giro, un gruppetto di casalinghe disperate a passo di lumaca e si era trovato davanti una piccoletta, di poco più di un metro e mezzo, che correva con molta tranquillità, con le sue cuffie alle orecchie, la sua coda di cavallo ondeggiante e un fondo schiena che non smise di ammirare fino a che non l’avesse superata.Pensando di avere davanti una ragazzina, non tardò a farlo, ma con troppa repentinità, coprendole, per un tratto, la visuale della strada davanti. Giorgio , si accorse di una piccola fossa e, con un leggero salto, la evitò agevolmente. La ragazza dietro non fece in tempo e inciampò rovinosamente sulla schiena di Giorgio, appoggiando a terra il suo ginocchio sinistro.-... hey, ti sei fatta male?... scusa, forse è colpa mia...Dopo qualche mugugno di dolore, la ragazza si rivolse verso di lui, mentre si teneva il ginocchio sanguinante per la sbucciatura che si era procurata.-... non mi sono fatta nulla... tranquillo... scusami tu, ti sono arrivata addosso... ahi!-... no, la colpa è mia, ti ho tagliato la strada e non hai visto quella fossa... scusami... vieni con me... abiti qui vicino?-... non c’è bisogno di nulla, grazie, vado a casa e mi medico il ginocchio...Mentre diceva così, rivolse i suoi occhi neri come due perle, verso Giorgio, che si accorse che non era proprio una ragazzina, ma una bellissima trentenne che lo fulminò senza pietà al petto. Aveva un viso bianco porcellana, capelli ricci, neri e morbidi, raccolti in una coda che ne lasciava dei boccoli scendere sulle sue piccole orecchie delicate e invase dalle cuffie bianche del suo ipod.Se ne innamorò all’istante. Avrebbe baciato le sue dolci labbra in quel momento stesso.-... mi scusi signora... mi permetta di insistere... ho casa mia, dietro l’angolo, si faccia medicare...-... prima mi dai del tu, poi del lei... sei strano, oltre a tagliare la strada senza preavviso... dai, ok... accetto di farmi medicare da te... anche perché è vero, è colpa tua... e non darmi del lei... io sono Anna...-... va bene Anna, io sono Giorgio ... poi ti spiegherò il perché ti ho dato prima del tu e poi del lei...Anna si alzò a fatica, facendosi aiutare da Giorgio, che le cinse un braccio attorno il fianco, sostenendole il passo, per non farle sforzare il ginocchio contuso e sbucciato. La portò, piano piano, nel suo monolocale, dove la fece sedere sul divano letto, spostando i cuscinoni colorati apposti. Le fece stendere la gamba, togliendole la scarpa. Anna notò la gentilezza di Giorgio da subito, l’osservava nei suoi movimenti e, forse, anche lei in quel momento, si sentì attratta da lui.Le portò acqua ossigenata, disinfettante e garza sterile. La medicò delicatamente, cercando in tutti i modi, di non farle bruciare troppo la ferita. Lei, ad un certo punto, con atteggiamento provocatorio, lo stuzzicò.-... io lo so il perché mi hai dato prima del tu e poi del lei...-... sentiamo...-... perché prima di superarmi, mi ha guardato per tutto il tempo il sedere, credendo di di avere davanti una ragazzina... hai gli occhi di uno che la sa lunga... poi mi hai guardata in viso e hai visto che sono una signora... una bellissima trentenne da soccorrere...-... vedo, che a modestia, fai a gara con il sottoscritto... ebbene si, hai ragione...-... io non ho bisogno della modestia, io sono bellissima e ne sono consapevole... e gli spacconi piacioni come te, li capisco al volo...-... e cosa avresti capito di me?-... che non vedi l’ora di invitarmi a fare la doccia con te...Glielo disse avvicinando la sue labbra al viso di Giorgio, baciandolo sui lati delle sue e cominciando a spogliarsi insieme a lui. Giorgio ci mise un attimo a prenderla con le sue braccia per adagiarla sul letto, spogliandola delicatamente, baciandola su tutto il corpo che sapeva di buono. Odorava di femmina, di sudore e sesso, la voleva amare in quel momento, perché per lui ogni momento doveva essere vissuto e lei meritava di essere vissuta, per ogni momento a venire.I suoi ricordi si fermano dentro l’abitacolo della sua auto. Fissa ininterrottamente, senza saperlo, il punto esatto in cui lei era caduta, ripensando a quel pomeriggio quando, nonostante si fossero conosciuti da qualche minuto, si erano voluti e amare da subito, nonostante non sapessero nulla di entrambi, facendo l’amore come se si conoscessero da mesi. Nonostante tutto, tutto aveva un senso.“Maria Sofia è mia figlia... “ , pensa tra sé.Giovanni, un giorno, avuta la certezza della sua storia con Anna, fece fare l’esame del DNA alla bambina, scoprendo amaramente una verità che gli distrusse la vita, perché quella bambina la sentiva sua, perché Anna gli aveva mentito, perché aveva sempre avuto un sospetto mai verificato e, con la testa sotto la sabbia, aveva ignorato il calcolo essenziale sul lasso di tempo, tra l'ultima volta che aveva fatto l’amore con lei e la nascita della bimba.-... se oggi, sono qui a dirti questo, Giorgio , è perché ho giurato di fargliela pagare a quella stronza, e dovresti farlo anche tu... non è mai stata sincera... non lo sarà mai... sono sicuro che non ti ammetterà nemmeno che la bambina è tua... stai attento, ma allo stesso tempo fagliela pagare anche tu...-... Giovanni... non so... sono sconvolto...-... sai una cosa? Credo che, prima o poi, ti cercherà... ti conficcherà un’altra pugnalata al cuore e non ti dirà mai la verità...Il suo malessere non vuole scomparire, guida pensando a quelle parole, mentre i bellissimi ricordi con Anna gli tornano in mente, anche quelli che lo avevano spinto a fuggire, carico di dolore e scarico di lacrime, nella sua Firenze.Adesso deve assolutamente mettere in ordine le idee, capire cosa fare. Non sa ancora se sia meglio cercare quella stronza o aspettare che sia lei a farsi viva.La risposta gli appare improvvisa davanti agli occhi.Anna è lì, fuori dalla sua auto ad aspettarlo davanti alla villetta dei suoi genitori, dove sapeva che lo avrebbe trovato, dove l’avrebbe aspettato anche tutta la notte. Lei è lì, più bella di prima.Giorgio si impone di non dire nulla, la vuole mettere alla prova, vuole guardarla in faccia verificando le parole di Giovanni.Esce dall’auto. Si osservano per qualche secondo.-... ciao, Anna...-... ciao, Baldino... ti sembra giusto, far aspettare una signora come me?-... una signora, no... una stronza patentata, si...Si avvicina a lei, il suo odore è rimasto sempre il più inebriante per lui, il suo viso il più bello che mai avrebbe ammirato.Lei lo guarda con la stessa curiosità della prima volta, è diventato un perfetto figlio di puttana e la cosa la stuzzica più di prima.Si abbracciano e si baciano, come, forse, desideravano da tempo.Giorgio ha un obiettivo: lei doveva dirgli la verità.8L’UNO SPECCHIO DELL’ALTRO.Melinda sta lavando i piatti, mentre Riccardo guarda il telegiornale. Quando lui è lì con lei, sente una sorta di serenità interiore, si sente protetta da quell'omone di quasi due metri e questo le permette di spaziare con la mente e riflettere sulle cose, rilassandosi alleggerendo le spalle da tutto.Alessio è a Londra. Lo aveva mandato lì, per un paio di mesi, come premio, per i grandi risultati all’università e sa che si stava divertendo con una comitiva di amici.Non sa come riprendere la situazione con Giorgio e Cristina, non ha idea. Ma, in cuor suo, sa che il suo amico avrebbe, prima o poi, trovato quella serenità mentale giusta per affrontare questa fase particolare, senza giustificarne il comportamento altamente maleducato e spocchioso con la collega.Guarda Riccardo seduto sul divano e sa già che quella serenità sarebbe durata poco. In quel periodo, è impegnato in una missione molto pericolosa, in Romania, dove si è infiltrato in un giro di compravendita di prostitute con un clan malavitoso in Puglia. Ogni giorno che passa, senza sue notizie, è un continuo palpitare, una dipendenza irrequieta e inconsapevole nel guardare ogni trenta secondi il suo telefono, nonostante i mille impegni.Con molta tranquillità, asciuga l’ultimo piatto e lo adagia dentro lo sportello. Anche se è diventata una donna con un certo tenore di vita, con un ruolo ed una certa responsabilità, quando rientra in casa e toglie la sua “divisa” da “Kaiser”, come dice sempre Giorgio, ama fare la donna, la casalinga, la mamma e, come quella sera, non vede l’ora di fare la coccolona tra le braccia del suo omone, sul divano e, successivamente, l’amante senza pudore su quel letto per troppe notti condiviso con la sue amiche “ansia” e “insonnia”.Si avvicina a Riccardo, con un movimento del ginocchio sulla sua coscia comodamente divaricata ad occupare tutto il divano, gli fa cenno di farle spazio. Lui la guarda dolcemente. È rilassato, fuori da quel contesto che lo porta a stare in tensione continua, per il timore di un imminente pericolo e per il continuo fingere di essere qualcuno che non sei. La tira per un braccio e se la stringe forte al petto, come solo Melinda vuole, come solo il suo Riccardo può, facendola sentire protetta ed amata.Si erano conosciuti per caso. Come accade sempre, in una festa in cui si ritrovano gli amici e gli amici degli amici, dove un cocktail e una birra in più fanno uscire, da ognuno di noi, la simpatia e la voglia di uscire il meglio di sé stessi, tra risate e battute esclamate, con il sorrisetto del marpione, con sguardi interessati e sorpresi, che illuminano anche il più glaciale azzurro negli occhi di una “Kaiser” che si sentì attratta da lui dal primo momento che lo aveva visto entrare in quel ristorante. Lo aveva avvicinato fuori, mentre fumava una sigaretta appoggiandosi sulla ringhiera che dà sul mare.Ricorda, come se fosse accaduto ieri, tutte le parole che si facevano strada tra il fumo che proveniva dalle loro sigarette, mentre i loro sguardi si perdevano nell’orizzonte di un mare notturno, attraversato dalle barche dei pescatori e dalla luce immensa di una luna quasi piena.-... ho visto la morte mille volte in faccia, l’ho vista nel terrore di chi veniva minacciato dalla mia pistola... e negli occhi rimasti aperti di coloro che non si sono fermati a quella minaccia, provocandone la reazione che è ormai un istinto di sopravvivenza per noi poliziotti dei corpi speciali, di noi poveri cristi pagati neanche duemila euro, affrontando tutti giorni il farsela sotto misto all’essere sempre lucidi e reattivi.-... posso farti una domanda?-... a quanti ho sparato e quanti sono poi morti? Non ti dirò mai il numero, ma di sicuro nessuno di loro ha mai potuto raccontare l’esperienza. Io trovo sempre il modo di non usare necessariamente la pistola, tutto sta nel saper catturare o mettere sotto tiro il sospettato, dandogli la sensazione di non avere per niente scampo ad ogni suo movimento sbagliato. Se dai la sensazione opposta, gli suggerisci di reagire perché vede uno spiraglio.-... mai mostrare punti deboli...-... mai dare la sensazione di averne...Si era voltato verso di lei, con la voglia di smentire tutto quello che aveva detto, perché Melinda sotto quello strano pallore che le provocava una luna particolare, dava a Riccardo la voglia di lasciarsi andare, di scoprire tutti i suoi punti deboli per farsi proteggere da lei, e tutte le sue ferite per darle la possibilità di curargliele.Lei lo aveva stupito con una frase, che sembrava una risposta a quello che stava pensando in quel momento.-... ci sono persone a cui dare se stessi, affidando loro ogni parte del tuo corpo e della tua anima... persone che diventano l’unico rifugio dove ripararsi per la pioggia, dove sentirsi protetti e capiti, dove guardarsi dentro come se se si avesse davanti uno specchio dove riflettere ogni proprio pensiero, persone a cui affidare per sempre le proprie debolezze, per farle diventare la forza del loro rapporto unico.Da quella sera, da quelle parole, nacque il loro amore, fatto di condivisione totale delle loro vite, accettandone ritmi diversi e lontananze, a volte insostenibili, fatte di silenzi e paure che, ad ogni squillo del telefono, le facevano sobbalzare il cuore.Apre gli occhi nel buio della stanza da letto. È nuda sotto il lenzuolo. Nella penombra, scorge la sagoma del suo uomo, anche lui nudo, ma fuori dal lenzuolo. L'osserva dormire, guarda il suo corpo statuario e ricorda ogni attimo passato con lui, ogni singolo giorno che ha passato con colui che, finalmente, l’aveva amata davvero.Fare l’amore con lui equivale a sentire il suo corpo come un completo dono ai suoi movimenti, ai suoi gesti sensuali e delicati, forti e irruenti nel momento della burrasca dei loro orgasmi senza fine, dove la quiete più bella la ritrova sempre tra le sue enormi braccia che riescono con facilità a cingerla tutta, a farla sembrare così piccola e indifesa, ma allo stesso tempo, protetta da lui che, in quel contesto tutto suo, si sente protetto da un amore che stringe forte a sé, come il più prezioso dei suoi averi. Entrambi sono l’uno specchio dell’altra.Ad un tratto, un rumore sordo, impercettibile, ma strano, qualcosa che la fa tremare dentro di paura. Tocca sul braccio Riccardo, per svegliarlo, pietrificata e rannicchiata nel lenzuolo.I battiti sono a mille, mentre lui accende la luce e prende la pistola dal cassetto del comodino. Neanche il tempo di capire, un subbuglio di immagini che sembrava irreali, repentine a tal punto che, dopo degli spari improvvisi, perde i sensi per diversi minuti. È buio, solo buio ed ha uno strano bruciore alla spalla, che pian piano, diventa sempre più insopportabile, finché la sveglia dal dolore, dallo strano torpore in cui è caduta.Davanti ai suoi occhi si presenta una scena raccapricciante, simile ad un incubo da cui non ci si può svegliare, inaccettabile per il suo cuore.Riccardo è steso sanguinante e supino sul letto, ha la sua pistola stretta in mano. Non riesce a capire, in tutto quel sangue sul suo corpo e sulle lenzuola, dove è stato colpito.Mette istintivamente a fuoco l’immagine che sta di suo malgrado osservando. Vede uno sconosciuto col capo chino sul suo petto, seduto con le spalle appoggiate sul muro opposto al letto. Sembra senza vita, colpito alla testa e al petto, anch’egli ha in mano una pistola.Nell’immediato pensa subito che entrambi siano già morti, ma osservando meglio, in un istante che ricorderà a lungo, nota il petto di Riccardo che affanna un flebile respiro. Cerca di alzarsi dal letto, per prendere un telefono e chiedere aiuto, ma sente di nuovo quel dolore e capisce che è ferita anche lei ad una spalla. Il sangue sul letto è anche il suo.Riesce a trovare il telefono sul comodino dietro di sé, cercandolo un po’ alla cieca, a tentativi, dato che non può girarsi dal forte dolore.Deve salvare il suo Riccardo, non ha ancora realizzato cosa sia successo, ma deve cercare subito aiuto.9UNA STRANA NOTTE.Cristina sta tornando al suo appartamento. Apre il portone del condominio e nota subito, nella cassetta della posta, una busta giallo paglia, di quelle che si usano per documenti importanti e per le raccomandate, di formato A4. La prende e, dal profumo che ormai lontanamente emana, capisce subito che è stata inviata da Angela. La apre e vede che è una bozza di articolo che parla proprio dell’intervista che sarebbe uscita, da lì a qualche giorno, sul settimanale “E”.‘Rannisi e Baldi, coppia letteraria eterogenea. “Quiete” e “Tempesta”, per un nuovo romanzo sulla teoria sulla diversità che accomuna ogni singolo fiocco di neve, rappresentato da ognuno di noi.’Scorge qualche riga di quell’articolo, trovandolo attinente e ben scritto. Le batte forte il cuore, leggendolo.Senza staccare gli occhi da quelle righe, si prepara la sua tisana alla malva e, dopo averla versata in una tazza, si distende sul letto per finire quell’articolo che la commuove e la lusinga.Angela sa tutto di lei, è l’unica persona al mondo che conosce e capisce ogni minimo pensiero, ogni sua esitazione e battiti del suo cuore.L’ama come e più del primo giorno. La sua vita era crollata senza di lei. La sua vita, ormai da qualche anno, non era più la stessa.Stranamente, però, aveva preso la strada giusta da quando l'aveva lasciata, quando Cristina ebbe il coraggio di dire basta alle sue indecisioni, alla sua vergogna di rivelarsi al mondo per quello che era, dimostrandosi diversa da sé stessa. Questa è la diversità che non avrebbe mai accettato. Non essere sé stessi e nascondere la propria natura, è una colpa troppo grande per lei, è un atto d'intolleranza sulla diversità, che tocca ogni angolo di incoerenza concepibile. Lo aveva sopportato per anni, finché Angela fece una scelta, la terribile scelta che portò lo scompiglio nel cuore di Cristina, distrusse la sua vita e la cambiò profondamente.Angela viveva il rapporto con Cristina clandestinamente. Non riusciva a rivelarsi al mondo, non poteva dire ai suoi genitori, a suo fratello e al mondo intero che era omosessuale.Nonostante fosse stata lei ad innamorarsi della ragazzina di Adrano e fosse stata proprio lei, con il suo amore, a farle capire la sua stessa natura, Angela cominciò ad allontanarsi da Cristina, non perché non l’amasse più, ma perché non l’amava abbastanza per riuscire a dimostrarlo a tutti, nascondendosi nel conformismo perbenista della sua famiglia, fingendo di amare un uomo, sposandolo sotto gli occhi increduli e ormai senza più lacrime dell'ex compagna, nascosta dietro una navata di quella chiesa.Posando la tazza su comodino, si toglie l’accappatoio e indossa una canottiera bianca ed un paio di pantaloncini per la notte. Prende di nuovo i fogli dove sono scritte quelle parole, che sta amando leggere e rileggere, fino al susseguente ed improvviso addormentarsi.Chiudendo gli occhi, schiaccia una lacrima che finisce lentamente dalla sua guancia al foglio di carta adagiato sul cuscino. Si addormenta con il suo nome tra le labbra.Giorgio e Anna non smettono di prendersi, di toccarsi ed assaporarsi, nudi e liberi, silenziosi nei loro respiri sempre più ingordi del loro odore, del sapore della loro pelle che non smettono di mordere. È un un tutt’uno di corpi e anima, del desiderio, intriso nei loro occhi increduli, di passare ancora l’un dentro l’altra, questo momento indelebile e insperato.Lo sguardo di Anna è sempre fisso sul viso di Giorgio, le sue due perle nere sono impreziosite da quella luce che lui emana nel tenerla tra le sue braccia, nelle sue smorfie di piacere e di lussuria mista alla forte spiritualità del suo amore verso di lei.Andare a letto con le altre era solo un passatempo, una continua dimostrazione, verso loro e se stesso, di non essere morto, di essere un uomo che non meritava il male ricevuto da quella donna. Ma fare l’amore con Anna equivale toccare il paradiso in terra, morire e rinascere nello stesso momento di un orgasmo unico e senza eguali, come se fosse un rito, una cerimonia tribale e mistica, dove anima e corpo non hanno una loro definizione, ma si confondono nelle loro menti e nei loro gesti naturali, perché Anna e Giorgio sono fatti della stessa materia e dello stesso pensiero.La possiede senza fermarsi, come lei ha sempre voluto, come lei gli sta chiedendo in un sussurro misto ai suoi gemiti, come quando, ogni volta, raggiungono un orgasmo, in cui ogni battito dell’altro sembra scuotere il proprio petto.Sono ancora vive, nella mente di Giorgio, quelle parole dette, apparentemente con freddezza e noncuranza, quella sera di quattro anni prima:”... tanto la mia vita ormai è già rovinata...” , dette come schiaffi irriverenti e dolorosi sulla faccia di Giorgio , incredulo e arrabbiato con quella donna irriconoscibile che lo stava lasciando al suo destino, in una sera gelida di un febbraio che avrebbe segnato il suo ultimo periodo a Catania, perché nemmeno un mese dopo, avrebbe scoperto la primavera di Firenze, come unica cura per le sue ferite.Lei lo aveva lasciato, apparentemente, senza un vero perché, lo aveva allontanato piano piano. Sicuramente, avendo scoperto di aspettare un figlio da lui, aveva scelto di non distruggere nessuna delle vite in ballo, di mantenere le comode menzogne della propria, lasciandolo libero per sempre, rinunciando alla sua felicità, in una sorta di sacrificio che doveva star bene a tutti.Adesso è lì con lui, lo sta amando come e, forse, più di prima, è ancora più bella di quattro anni fa e la dolce cicatrice sul pube che aveva fatto per il parto cesareo, la rendeva ancora più sensuale ai suoi occhi.Si era ripromesso di stare attento con lei, di farsi dire tutta la verità e di non fargliela passare liscia, ma quando lì fuori lo aveva baciato dopo tutto quel tempo, non era riuscito a respingerla, nonostante tutto il male che gli aveva fatto, nonostante le scelta sbagliata e imperdonabile che aveva preso, nonostante tutto, l’ama e l’avrebbe amata sempre e per sempre così.Così come ogni loro orgasmo, tante volte descritto nei suoi libri, era come stare in un mondo a parte, come se quella stanza si fosse estraniata da tutto il resto dell’esistere attorno, come se fossero gli unici esseri esistenti nell’universo.Giorgio fissa le perle nere di Anna che si illuminano di gioia, mentre i loro spasmi di piacere li portano al buio più totale, a toccare la felicità con i loro corpi stessi.Adesso, sono stesi di fianco, lei gli da le spalle, mentre Giorgio la cinge da dietro, con un braccio. Le bacia il collo scoperto, mentre lei tiene le sue labbra a mordicchiare un lembo del braccio di lui, dove è adagiata.-... come stai, Giorgio ?...-... mai stato meglio, Anna...-... ti è piaciuto il mio comitato di accoglienza? -... non vorrei essere stronzo e inopportuno, ma già sei stata preceduta da una sconosciuta incontrata in aereo...-... Baldino... sai che non sono gelosa... ma non essere la prima, un po’ mi punge...Si gira verso di lui. Lo guarda fisso in faccia, come se stesse per dire qualcosa, poi chiude gli occhi e si rannicchia al suo petto.Giorgio non riesce ad aspettare, deve capire. Adesso, dopo quel momento così bello, deve sapere il perché. Le prende il viso, la bacia sulle labbra, tirando un sospiro, per darsi forza.-... Anna... devi dirmi qualcosa? Se sarai sincera, io lo sarò con te...-... in che senso, Giorgio ?Lei si mette sulle difensive, comincia a capire che il discorso sta prendendo una strana piega. Accende la luce sul comodino e, alzando le spalle sul cuscino e tenendo il lenzuolo sui seni, comincia ad osservarlo. Ha un'espressione estremamente seria e, per la prima volta, capisce che non avrebbe avuto scampo.-... come sta nostra figlia?-... cosa?... che stai dicendo Giorgio ?...-... so tutto, Anna... Maria Sofia è mia figlia, vero?Anna, di scatto, si alza dal letto e comincia a rivestirsi.-... Anna, fuggendo non risolverai le cose... ho parlato con Giovanni... so tutto...-... non è figlia tua! Maria Sofia è mia...-... perché l’hai fatto, Anna?... se non mi dici la verità, non mi sentirai e non mi rivedrai mai più...-... cosa cazzo vuoi da me?! Stronzo raccontaballe di merda! Hai solo avuto il coraggio di fuggire via, sparendo per quattro anni dalla mia vita, senza capire che mi stavi lasciando sola, che mi stavi abbandonando...-... io?... hai la più pallida idea, dell’enorme cazzata che mi stai dicendo? ... tu ti sei allontanata dicendomi che non mi amavi più, tu hai fatto in modo che Giovanni credesse che nostra figlia fosse sua... tu sei la persona più stronza e spregevole che potessi mai incontrare nella mia vita, ma allo stesso tempo sei l’unica che riesca ad amare... stronza!-... non dire che è figlia tua... non voglio più continuare questo discorso... non puoi capire... del resto, non hai capito un cazzo allora e non lo capirai nemmeno adesso...Prende la sua borsa e fa per andarsene. Giorgio la blocca cingendola ai fianchi da dietro, parlandole all’orecchio.-... ti ripeto, se vai via adesso, senza dirmi la verità... scordati che esisto... voglio vedere mia figlia...-... vaffanculo...Si divincola, andando via sbattendo la porta. Giorgio non crede a quello che aveva sentito e visto. Non le va dietro. Ha finito da tempo di rincorrerla, ma sulla bambina non vuole chiudere il discorso.Nel frattempo, arriva una telefonata: è Giada. All’una di notte è molto strano.-... pronto Giada, che succede?...Dall’altra parte del telefono, la voce della ragazza gli arriva tremante.-... Giorgio! ... Melinda e Riccardo... corri in ospedale! 10COME UN ANGELO...Francesco e Giada sono seduti su una panca della sala d’aspetto del pronto soccorso dell’ospedale “Cannizzaro”. Melinda è stata trasportata lì con un’autoambulanza, benché solo ferita alla spalla, mentre Riccardo, colpito al petto e allo stomaco, aveva perso troppo sangue ed era stato portato con l’elisoccorso, per poterlo salvare in tempo.Cristina e Giorgio sono appena arrivati. Chiedono spiegazioni sull'accaduto, mentre Melinda e Riccardo vengono operati d'urgenza..Giada cerca subito di abbracciare Giorgio. I suoi occhi sono inarcati e lucidi, le sue braccia aggrappate alle spalle di Giada, mentre Cristina in lacrime stain silenzio, cercando di capire.Sembra una di quelle scene, di alcuni film, senza dialoghi percepibili, di quelle in cui si decide si far parlare la tragicità dei volti dei protagonisti, coprendo le loro voci con una colonna sonora malinconica ed inequivocabile. Il mondo dietro fa da sfondo, con barelle che entrano spinte con urgenza, infermieri e dottori che si muovono nell’iter del loro lavoro, nella routine del dolore che riescono sempre ad affrontare con freddezza, nel contorno inspiegabile di pazienti in attesa qua e là, accompagnati dall’apprensione di chi tiene loro una mano.-... dicono che la copertura di Riccardo fosse saltata. La persona trovata morta, a casa di Melinda, era legata ad un clan che ha rapporti con l’organizzazione malavitosa in cui si era infiltrato.Francesco cerca di spiegare alle persone accorse in ospedale, quello che le autorità avevano dedotto da una prima indagine.-... quell’uomo è entrato nell’appartamento, riuscendo a forzare la serratura della porta d’entrata, forse per dare l’idea di una rapina finita male.-... quindi, è entrato nella stanza da letto e ha sparato due colpi che hanno centrato sia il petto di Riccardo che la spalla di Melinda.Giada ha percepito la difficoltà di Francesco nell'esporre i fatti. È molto provato ed incredulo. È stato il primo, insieme ai carabinieri, ad arrivare sul luogo. Ha visto tutto quel sangue, un uomo morto a terra e portare via i suoi amici dai soccorsi, con la sensazione che uno di loro, cioè Riccardo, non ce l'avrebbe fatta.Giorgio tiene fisso lo sguardo verso Giada, non si è accorto che Cristina, silenziosamente gli si è affiancata e gli sta appoggiato il viso ad una spalla. È preoccupata per Melinda, non sa come consolarsi per la sua ansia e, anche se quell’uomo l’aveva trattata male quella mattina, sente che è l’unica persona, in quel dato momento alla quale aggrapparsi con un gesto quasi istintivo. Giorgio non ci fa caso e continuando a fare le sue domande incalzanti.-... ma come ne sono usciti vivi?... come è riuscito Riccardo a sparare a quell’uomo?...-... Melinda, qualche attimo prima, essendo per puro caso sveglia, aveva allertato Riccardo di un rumore strano dietro la porta. Sicuramente era riuscito ad impugnare la pistola e, mentre il sicario stava per dare loro il colpo di grazia, lui è riuscito a sparagli, beccando, però una seconda pallottola allo stomaco. Melinda, rimasta semi incosciente per alcuni minuti, è poi riuscita a chiamare i soccorsi. Adesso, sono entrambi sotto i ferri, ma mentre lei è sicuramente fuori pericolo, per Riccardo di sicuro non ci sarà molto da fare. Ha bisogno di sangue e ha ferite molto gravi.-... che sangue serve?-... AB negativo... non ne hanno molto in ospedale... Cristina alza il viso dalla spalla di Giorgio, quasi istintivamente.-... ho questo gruppo sanguigno... cosa si deve fare per donare?...Giorgio la osserva per un attimo e, di scatto, va verso il primo infermiere per ricevere delle delucidazioni in tal merito. Giada e Cristina lo seguono a ruota. Francesco rimane lì, ad aspettare notizie.I genitori di Melinda stanno arrivando, mentre i parenti di Riccardo, per motivi legati al suo ruolo e alla vicenda, sarebbero arrivati con la massima prudenza in ospedale con una scorta.Cristina è seduta in attesa di donare il suo sangue. Giorgio le tiene la mano senza dir nulla, non ce n'è bisogno in un momento come questo.Sanno entrambi che, dopo quello che è successo il mattino precedente, avrebbero dovuto mettere da parte l’orgoglio. Giorgio stesso, sa di aver sbagliato con lei, di aver davvero letto in maniera troppo leggera la bozza che gli era stata affidata. Non era riuscito ad ammettere la sua poca professionalità, reagendo nervosamente anche ai rimproveri di Melinda.Decide di non chiedere scusa in quel momento così tragico, sarebbe stato troppo scontato. L’unica cosa che lo consola è che la piccola collega di Adrano non rifiuta la sua compagnia, come se si sentisse al sicuro vicino a lui, anche se l’aveva fortemente offesa.Anche questo fa parte di quella diversità, esaltata nei loro discorsi fatti alla conferenza di qualche sera prima, quella delle sfumature infinite che ognuno di noi mostra di se stesso e che ha come pregio e difetto da offrire al mondo.Dall’altra parte del corridoio, si sente uscire una barella e la voce di Giada sussurrare con apprensione.-... Melinda... gioia... come sta dottore?Giorgio, dopo uno sguardo di intesa verso Cristina, si alza e corre verso la barella di Melinda. Il chirurgo lo blocca.-... non l’affaticate, l’intervento è andato bene... la pallottola non ha fatto molto danno, ma adesso ha bisogno di riposare...-... Giorgio ... Giada... come sta Riccardo?Melinda, con voce fievole ed affaticata, non riesce a non pensare subito al compagno, cercando con i suoi occhi cerulei spalancati verso tutti, una risposta che tarda ad arrivare dall’altra sala operatoria.Giorgio si avvicina all’amica delicatamente. Le giura di darle subito notizia appena possibile.-... c'è anche Cristina... è nella sala qui dietro, seduta a donare il sangue per il tuo Riccardo... non appena ha saputo il gruppo sanguigno, ha subito alzato la manica della maglietta per farsi infilare l’ago...Melinda comincia a sentire un groppo alla gola, l’immagine di Giorgio e degli altri intorno comincia ad annacquarsi, chiude gli occhi e due grosse lacrime le bagnano il viso. La sua voce usce senza capirne il suono, tanto è sconvolta e travolta da tutto quello che sta accadendo.-... ringraziala... quella donna, da quando l’ho incontrata, mi ha sempre dato l’impressione di esistere per dare un’immagine in terra degli angeli... ringraziala Giorgio ... scusati umilmente con lei...-... lo farò, gioia, lo farò... ti prometto che scriveremo la storia più bella che tu potessi immaginare...Melinda e Anna sono le uniche persone al mondo che riescono a far ragionare quell'impulsivo di Giorgio, con semplici parole o con un solo sguardo d'intesa ed ammonimento.Mentre la portavano nella sua stanza, Giorgio scorge i suoi genitori mentre imboccano il corridoio dell’ospedale. Preferisce non incrociarli e di lasciarli andare dalla figlia. Raggiunge la stanza dove si trova Cristina, girando dal lato opposto di quel corridoio.La trova con il braccio sinistro piegato, con un enorme fiocco di cotone sterile che le sbuca tra l’avambraccio ed il bicipite, mentre, con la mano destra, lo preme forte a tamponare.-... tutto a posto... hai finito?-... si... come sta Melinda?...Le dà un grosso bacio sulla fronte. Cristina ne rimane sorpresa.. L’affettuosità di quel gesto la spiazza un po', ma ha già capito quanto, l'uomo cha ha davanti a sé, sia alle volte particolare ed imprevedibile.-... questo bacio te lo manda lei... quando ha saputo quello che stai facendo ti ha definita “angelo”... ed io sono d’accordo con lei... scusami Cristina... sono un grandissimo stronzo, ma un giorno ti dirò il perché della mia brutta figura di oggi con te...-... ne riparleremo, Baldi... è vero che sei uno stronzo, ma anche questo fa parte delle diversità che offriamo al mondo...-... ti hanno mai detto che hai la “r” moscia più sexy dell’universo?...-... si, Baldi... non ci provare... sei un uomo molto affascinante, ma non soddisfi i miei gusti...Lo dice con l’ammiccare tipico di chi vuole chiudere il discorso con una battuta, ma Giorgio la spiazza.-... so che non sono di tuo gradimento, piccola adranese saffica... non pensare, che non l’abbia notato... solo io ho saputo cogliere lo sguardo tra te e la bella giornalista di ”E”... mi sembra si chiami Angela-... Baldino... sei davvero uno stronzo... comunque, non te lo nego...-... non potresti... ma “Baldino”?... solo due persone, nella mia vita, mi hanno chiamato così... ci vuole l’approvazione del sottoscritto...Le sorride. Le altre due persone erano chiaramente Melinda e Anna, ma Cristina, con i suoi enormi occhi verdi, rassicuranti e luminosi, lo fanno sentire al sicuro, appunto come sa fare solo un angelo in terra. La porta a mangiare qualcosa, per farla stare di nuovo in piedi.Aspettano altre due ore, quasi in silenzio, per la troppa stanchezza, finché il chirurgo, che si sta occupato di Riccardo, uscendo dalla sala operatoria, dando loro il quadro clinico dello stato di salute del poliziotto.Riccardo, per il momento, è vivo. In coma, ma vivo. È stato portato in terapia intensiva, ma non si sa se e quando si sarebbe mai svegliato. I proiettili estratti hanno fatto molti danni in diversi organi del corpo e, grazie alla tempestività dei soccorsi e quel minimo apporto, alquanto prezioso, di quella sacca di sangue donata da Cristina, sta ancora sopravvivendo.Sono le tre di notte, Melinda sta dormendo sotto l’effetto degli antidolorifici e per le poche forze rimaste. Giorgio non riesce a darle il ragguaglio sul suo compagno, ma tutto era andato per il meglio.Gli eventi improvvisi, portano dei cambiamenti e deviano la direzione di ognuno di noi, dandoci sempre la sensazione che tutto abbia sempre un senso, sempre un maledettissimo e coerente senso, nonostante tutto.11CONFERME.Giorgio è arrivato, come da sua abitudine, molto presto nella sede della casa editrice. Sa di trovare lì la sua collega Cristina, con la quale, finalmente, ha instaurato un rapporto di lavoro molto più cordiale e stabile.Giada sta fotocopiando alcuni documenti: le deleghe necessarie per portare avanti la baracca insieme a Francesco Cutuli e gli altri collaboratori della casa editrice, in attesa che la “Kaiser” Melinda non fosse tornata.Sono passati già tre giorni dall’accaduto. Riccardo è ancora in coma in terapia intensiva, mentre Melinda era già tornata a casa, la sera prima con Giorgio, che l'aveva fatto da autista.-... ciao Giada, come prosegue con le ristampe del libro di Cristina? Me l’ha chiesto Melinda stamattina... hai il telefono in ufficio e non hai sentito le duemila chiamate che ti ha fatto...-... ops!... hai ragione!Si tocca la tasca dei jeans, istintivamente, come per confermare di non averlo lì. Con un gesto eloquente, come a dire “... qui sto impazzendo da sola... ci vuole anche la cazziata di Melinda...”, scappa verso l’ufficio per prendere l’oggetto che, in quei giorni frenetici di lavoro, sta odiando profondamente.Giorgio la guarda da dietro. Giada è una rossa naturale bellissima, due occhi verdi e grandi, un seno pieno e sensuale, due labbra che avrebbe baciato all’infinito, per non parlare delle forme al di sotto dei fianchi. Benché non fosse per niente alta, ha un portamento ed un fisico niente male. Le aveva sempre detto che, forse, solo Anna lo attirava di più di lei.Con Giada avevano passato una notte insieme, dopo due birre e una pizza prima che lui partisse per Firenze. Era l’unica che sapeva della sua partenza la mattina dopo, la prima che gli asciugò le lacrime dopo che Anna lo aveva abbandonato. Lei era sempre stata innamorata di quel disgraziato senza pudore, anche sapendo che non l’avrebbe mai voluta, perché Giorgio Baldi avrebbe avuto anche mille donne, ma solo una lo avrebbe per sempre posseduto.Mentre entra in ufficio, Giorgio sente un odore intenso e buono, quello della miscela di caffè macinato fresco che Cristina compra sempre in un bar sotto casa sua e che porta a lavoro per poterlo prendere con il suo collega, il quale apprezza sempre di buon grado.-... hey, ciao bell’uomo... posso farlo sto’ caffè?... sei in ritardo oggi...-... si, scusa, ma tra una telefonata di Melinda e due parole con Giada...-... come sta Meli?... ieri non ho avuto il tempo di chiamarla, oggi passerò da lei.-... si fa forza... Riccardo dà segni di miglioramento molto lenti, ma fortunatamente, grazie anche a te, è quasi fuori pericolo...Cristina si volta verso di lui, lasciando le mani sulla macchina per il caffè, con un sorriso tra il commosso e l’imbarazzato che dà una piccola emozione a Giorgio .Quel sorriso che aveva, il pomeriggio prima, la sua dolce amica Melinda, mentre lui le raccontava dell’immediata disponibilità di quella piccola bambola dagli occhi penetranti, occhi verdi e grandi, dolci e rassicuranti.Giorgio, aspettava il momento giusto per dirle quella cosa che lo stava distruggendo da giorni, che non era ancora riuscito a dire alla persona che in assoluto l’aveva capito di più, ma che non voleva confondere e distrarre in quel momento così particolarmente doloroso.Aveva deciso di non farlo ancora. Il semaforo era diventato rosso e, approfittando di un momento di silenzio improvviso, la stessa Melinda aveva cercato di parlare con lui.-... Giorgio , so che hai qualcosa da dirmi...Lui, con lo sguardo verso il parabrezza dell’auto, come se non si curasse di quello che la Kaiser gli stesse dicendo, era rimasto impassibile, aiutato anche dai suoi Ray-Ban scuri.-... no, cosa dovrei dirti?-... guardami... Giorgio ...Alzando gli occhiali sulla fronte, si era girato verso gli occhi azzurri e limpidi dell’amica, con l’espressione eloquente di chi non trova che sia il momento giusto.-... so che hai visto Anna la sera della sparatoria... lo so perché lei stessa mi ha chiamata per sapere dove stavi alloggiando... io non volevo dirglielo, ma avevo capito che il tuo malumore di quella mattina era dovuto a qualcosa legata a lei, qualcosa che forse era il momento di affrontare...-... capito... non è un problema questo... il problema è tutt’altro Meli...Il semaforo verde aveva distolto, per un attimo, lo scrittore dal viso dell’amica. Lo deconcentrò, per qualche secondo, per poi riprendere il tutto dall’incontro con Giovanni Scordo, per poi finire con la notizia che aveva cambiato cose.-... Maria Sofia è mia figlia...Melinda, girando il viso verso il parabrezza e abbassando un po' il tono della voce, gli rispose con franchezza.-... l’ho sempre saputo... l’ho letto nei suoi occhi, un giorno di due anni fa, quando la incontrai, per caso, in un centro commerciale. Era sola, con il passeggino accanto al tavolino di un bar. Aveva un caffè che ogni tanto sorseggiava. Era assorta a leggere il tuo secondo libro, la bambina stava dormendo e lei sembrava che fosse immersa nel nulla, mentre intorno era un viavai di persone e schiamazzi. Dopo un paio di minuti, si accorse che la stavo osservando, mi riconobbe e, con un sorriso dolcissimo mi salutò. Le chiesi se potevo guardare la bimba e stranamente indugiò un attimo... il suo sguardo era eloquente, come la somiglianza della bambina in certi tuoi lineamenti e, come se non bastasse, stava sorridendo nel sonno, creando la tua stessa espressione da figlio di puttana attorno ai suoi occhietti chiusi. Lei mi fissava negli occhi... sembrava volesse dirmi qualcosa, ma io le sorrisi, facendole i complimenti per Maria Sofia e le dissi che le somigliava in parte, ma che aveva qualcosa non era sua... lei mi rispose che il sorriso era tutto del padre...-... quindi tu sapevi... lei te l’ha fatto capire e non ha voluto confermarmelo... nonostante la stronza fosse venuta da me, nonostante avessimo rifatto l’amore come solo noi sappiamo... lei me l’ha negato... mentre a te due anni fa...-... no, Giorgio , lei non mi ha fatto capire nulla, sono io che ho dedotto, senza conferme, e non potevo dirtelo fino ad oggi...Il caffè che Cristina gli porge, lo distoglie da quella conversazione. L’aroma che proviene da quella tazzina è davvero buonissimo e avrebbe svegliato anche un orso in pieno letargo.Girando la palettina, nel silenzio più completo, si rivolge di nuovo verso la vetrata che dà su via Sant’Euplio, da dove entra il solito raggio di sole che ogni mattino lo sveglia e rincuora e un po’ lo ascolta nei suoi pensieri bisbigliati o espressi solo nella sua mente.Cristina, con il suo di caffè, gli si accosta con gli occhi fissi, anche lei, verso quella cartolina di sole e cielo, che ipnotizza e riscalda il cuore.Giorgio, per qualche breve attimo, ritorna al pomeriggio precedente.-... no, Melinda, se avevi un sospetto tale, dovevi farmelo presente... avrei fatto di tutto per tornare da Firenze... avevo il diritto di conoscere la verità e mia figlia, soprattutto...-... tu non riesci a capire, al solito ti va in panne il cervello... non potevo metterti una pulce in testa di queste dimensioni, non ne ero sicura al cento per cento... credimi Giorgio ... è stato meglio così...-... in che senso Melinda?-... non ha un senso specifico, Giorgio... so solo che stare lontano da lei ti ha fatto bene, hai realizzato te stesso, hai raggiunto i tuoi obiettivi e hai vissuto in una città che amavi prima ancora che la vedessi da vicino... lei è stata una stronza nel lasciarti, nel prendere la strada più facile, nel farti credere per anni che aveva avuto una figlia da Giovanni, ma purtroppo il senso delle cose, quando hanno una convergenza verso la positività del risultato, lo si trova a distanza di tempo... Giorgio, tu vivevi respirando dal suo naso... quando sei sopravvissuto alla sua assenza, hai ricominciato a vivere per te stesso... sei diventato un uomo di successo, hai raggiunto e realizzato i tuoi sogni...-... i miei sogni li ho lasciati al passato...-... non è così... e se Anna avesse progettato tutto?... se avesse capito che quel figlio sarebbe stato lo stravolgimento della vostra vita nel momento sbagliato, che ha sacrificato la sua felicità per la tua, nell’attesa che i tempi fossero maturi?-... negandomi di vivere i primi anni di mia figlia?... no, Melinda, non sarebbe giustificata...-... non sempre tutto va come la logica vuole, Giorgio ...Era rimasto immobile, a quelle parole, a guardarla fisso. Aveva appena posteggiato la macchina. Rimbombavano le parole di quella sera:”... tanto la mia vita è ormai rovinata...”, quella frase che lo aveva ferito e offeso più di tutto, ma che forse nascondeva la verità più ovvia.Le lacrime stavano a scendendo da sole, senza che lui volesse, come se, finalmente, avessero trovato la loro strada, dopo anni di perché senza risposte e risposte date per sopravvivere ad una verità troppo dolorosa, quella dell’essere rimasto solo e senza la donna che avrebbe amato per sempre, che avrebbe confrontato con le altre inevitabilmente e che avrebbe sempre desiderato tra le sue braccia.Melinda, come ai vecchi tempi, lo aveva consolato. Nel suo cuore, con il suono liberatorio dei suoi singhiozzi e il sale di quelle lacrime, il suo dolore aveva preso il volo lontano da lui.Si accorge che Cristina si era allontanata, dal battere sulla tastiera dietro le sue spalle.È ora di ricominciare a lavorare. 12L’ALBA DI UN IMPROVVISO E DOLOROSO BUIO.Giorgio comincia a scrivere, un po’ per dettatura, un po’ per suo estro, quello che, nel frattempo, con Cristina si era deciso di imbastire nelle prime pagine dopo quella prefazione molto bella della scena del “sognatore” e della “sognatrice”.-... quindi, cominciamo col descrivere un po’ il personaggio principale ed il luogo dove si trova, creando una sorta di prologo scorrevole.-... sì, creiamo già una immediata conoscenza del personaggio “Filippo” con il quale, leggendo, scaturisce un’empatia automatica, riconoscendogli subito il ruolo del protagonista.-... parliamo anche di suo padre? -... penso che sia necessario per poi far capire il perché della sua scelta nell’affiancargli la protagonista.Detto così, non perdono tempo. Le pagine bianche davanti a loro cominciano a riempirsi del nero delle parole e dei colori dell’immaginario espresso da esse.Filippo Corsini si è appartato in un tavolino del suo locale.Solo e silenzioso, sorseggia della vodka ghiacciata al melone, mentre tutto in intorno era un turbinio di persone nel locale che gestisce da un paio di anni.Quel locale al di là del Tevere, quasi alla periferia di Roma, lo aveva trovato, tramite un amico di Roma, suo padre, l'avvocato Carmine Corsini, che finalmente lo aveva fatto allontanare da quella Milano troppo comoda per suo figlio, troppo piena di amici come suo figlio, viziati dal benessere di quelle ville tra Milano 2 ed Arcore e con troppe mattine che iniziano sempre all’ora di pranzo, mentre la notte diventa giorno prima dell’alba.Osserva da lontano Alex e Monica che si baciano intensamente, Gerry che tutto sudato va a prendersi una birra al bancone del bar, dopo aver ballato con due puttanelle in costume da bagno, vicino la piscina del locale. Quel ragazzo ha un debole per le belle bionde. Quando ne adocchia una, la punta, la circonda, la fa divertire a dovere e se la porta a letto in men che non si dica. Non è bellissimo, pensa sempre Filippo, ma ha quel carisma tipico del napoletano “fij en trocchia” che alle straniere, specialmente quelle in vacanza in cerca solo di facili scopate in serate come questa a scrocco, piace molto e gli dà un tornaconto non indifferente.Alex e Monica si avvicinano, forse per salutarlo. Sicuramente andranno a casa per fare l’amore. La piacevole serata e un paio di mojito hanno sicuramente agevolato la loro voglia di togliersi i vestiti.-... Fil, noi andiamo... domani direzione mare e ci dobbiamo alzare presto...-... già.. il tempo della strada, il tempo di salire le scale... di spogliarsi... e..-... sei sempre il solito pipparolo... di sicuro quando ci senti fare l’amore ti dai alla “grande solitudine”...-... ahaha! Monica bella... scherzo, dai!Dicendo così, dà una gomitata ad Alex, facendogli l’occhiolino. Vivono nello stesso palazzo e Filippo sta al piano di sopra.Quando suo padre si era messo d’accordo per quel locale, aveva anche cercato un appartamento non troppo lontano dal centro e, allo stesso tempo, nemmeno troppo fuori mano da lì.L'aveva trovato tramite un’agenzia immobiliare di sua fiducia e l’aveva arredato prima ancora che lui dicesse di sì al il suo trasferimento. Tutto questo per l’estrema voglia di fargli cambiare vita, di farlo finalmente crescere fuori dal contesto milanese, che lo stava solo intorpidendo senza uscita, negli anni subito dopo la sua laurea in giurisprudenza.Filippo è un ragazzo di quasi trent’anni, alla ricerca sempre di se stesso. La vita agiata non l’aveva istupidito, semmai lo aveva portato a lunghi momenti di riflessione, a giorni fatti di dolce far nulla e a serate con gli amici dove cercava con tutto sé stesso di esprimere i suoi pensieri e i suoi sogni a volte irrealizzabili. Ragion per la quale lo avevano sempre chiamato il “Sognatore”.Questo suo essere così lontano dalla realtà, che rischiava di raggiungerlo un giorno alle spalle, divorandolo senza che lui se ne accorgesse, aveva portato suo padre al grande sacrificio di mandarlo a Roma da solo, fuori da quel contesto statico e da quel torpore pericoloso ed improduttivo. Filippo Corsini doveva crescere.Ultimamente, stava anche frequentando alcuni ambienti che il padre non vedeva di buon occhio. Lui democristiano e poco aperto a nuove frontiere ideologiche, aveva trovato che certe amicizie riconducibili al partito leghista, lo avevano un po’ deviato verso un pensiero un po' troppo “padano”.Alle volte, ingiuriando verso gli extracomunitari, ai semafori o sui marciapiedi di Milano che suonavano una fisarmonica o a chiedere l’elemosina, Filippo si lasciava andare e trascinare con frasi poco edificanti seguite da un “... andatevene al vostro paese, stranieri del cazzo...”Per questo, la decisione di Carmine di mandarlo in una città molto più tollerante e colorata, piena di etnie che la rendono ancora più bella e solare, con sfumature sempre più calde, la città eterna: Roma.-... ok, il quadro iniziale sembra completo...-... non tutto, ma in questo primo capitolo dobbiamo innescare quello che poi sarà la motivazione dei capitoli susseguenti...-... hai già in testa la sceneggiatura che ti ha chiesto Melinda, vero?-... diciamo che me ne sono fatto già una bozza sul mio pc personale... appena ho qualcosa di leggibile e comprensibile a occhio umano, te la farò leggere...ìGiorgio e Cristina, mentre creano e scrivono i personaggi ed i fatti di una storia come quella, sembra che stiano immedesimando se stessi all’interno di quel contesto fuori dalla realtà, ma che nelle loro menti diventa un vero e proprio mondo esistente, con uomini e donne che respirano e parlano, pensano e camminano, piangono e fanno l’amore. Perché è proprio questo, quello che uno scrittore deve esprimere: il mondo che non esiste, quello che ruota attorno alla sua mente, che gira le scene di un film mai visto e che deve essere vissuto nella lettura di chiunque seguendone l’oggetto del racconto, ma inducendo il lettore ad immaginare di per sé ogni sfumatura e prospettivaGiorgio ha sempre dentro di sé quel peso immenso della verità scoperta da poco, quel non poter, almeno per il momento, conoscere e riconoscere la sua Maria Sofia, disprezzando ancora una volta quella stronza che per tre anni lo ha escluso dalla sua vita, cercando forse di non rovinargliela. Anche in questo la giustificava, ma tutte le volte che ci pensava, la rabbia prende il sopravvento.Solo l’immergersi sulla scrittura, nella fantasia dei suoi mondi immaginari, e lo sguardo rassicurante come un sole di mezza estate di quella piccola scrittrice, gli facevano dimenticare, per quelle ore, tutti i mal di stomaco che sente, sopprimendone tutte le impulsività che, tempo fa, lo avrebbero indotto ad errori madornali.Cristina, dal lato suo, porta nella sua storia, la voglia di esprimere quella diversità comune che l’aveva allontanata dalla sua Angela, quella che, a volte, non ci si accorge di avere dentro ogni singolo essere umano, che le convenzioni e i tabù generati da teorie bigotte portano solo alla repressione di contesti interiori che lei stessa aveva provato, che lei stessa aveva combattuto. Purtroppo, era di colpo rimasta sola nella battaglia alla conquista della sua felicità, perché la sua Angela era rimasta ostaggio di chi andava contro il loro modo di vivere l’amore, forse l’amore più grande per lei, ma che dovette cedere ai colpi della “normalità” che tende ad appiattire sotto un unico specchio ogni nostro viso, che crea l’infelicità di chi subisce il voltar le spalle di chi ama di più, crollando in ginocchio.Cristina si era rialzata a fatica, aveva asciugato, con stracci di cuore, il fango delle lacrime da cui era riemersa. Si era guardata allo specchio, giorno dopo giorno, disappannando, sempre di più, la sua immagine che aveva messo a fuoco dentro di sé, mostrando fuori la voglia e la forza che aveva tirato dalla sua anima, scrivendone un libro, cucendo le toppe su ogni strappo alle lenzuola delle sue giornate troppo lunghe, ma poi divenute, inevitabilmente ed all’improvviso, troppo corte, ritrovandosi addormentata e stremata davanti al suo pc. Lei non sapeva il perché Angela l’aveva abbandonata. Non gliel’aveva mai chiesto, ma sapeva che un giorno sarebbe arrivato il momento della verità.Scrivere con Giorgio accanto, la fa sentire bene, protetta e osservata. Ha scoperto in lui, stranamente per come si presenta, la grande capacità di ascoltare e di cogliere le sfumature che lei vuole sempre esprimere.-... ok, adesso dopo aver descritto un po' il tempo ed il luogo, completiamo questo capitolo, con il fatto scatenante quella situazione che porterà i due protagonisti a conoscersi...-... ok, quindi senza troppi preamboli...-... si, secondo me dobbiamo dare l’impatto del colpo di scena che devia il corso della vita di Filippo per incuriosire chi legge, inducendolo a divorare le pagine successive.Ecco cosa la rassicura. La brillantezza e la sicurezza del suo modo di impostare la storia anche non sua. Non per niente era diventato anche scrittore di diverse sceneggiature.Gerry si era accostato alla ringhiera del terrazzino sulla piscina. Da lì, possono scorgere una parte del Tevere che curva verso nord, circondando l’area dove vi si trova il Vaticano. In quella direzione, sopra il ponte dell’industria, lo sguardo di Filippo e di Gerry si perde verso una luna a tre quarti, attorniata da poche stelle, impoverite dalle luci provenienti dalla capitale.-... a che pensi “sognatore”... ai diebiti che tieni? -... a Napoli dite sempre la stessa frase?... pizzaiolo di sta minchia...-... no a Napoli... ad Afragola, caro mio...-... sempre bufala siete... pensavo che non mi manca per niente Milano... qui a Roma ci vivo ormai da due anni e non ho mai avuto nostalgia neanche del mio letto... un po’ di mia madre, sì... ma sai, a trentacinque anni è bello solo sentirla al telefono...-... lo so... io teng na mamma scassacazzi... ti capisco amico mio...Filippo vede tornare, dietro le spalle di Gerry, una biondina con un minivestito bianco ipertrasparente. È la ragazza che si era portato dietro, quella sera. Gli aveva detto di averla conosciuta in fila in ricevitoria, mentre stava giocando una schedina del superenalotto. Aveva notato il suo accento tipicamente albanese, ma, soprattutto, di albanese aveva notato il suo fondo schiena, dato che aspettava il suo turno standole dietro.Filippo si accorge della troppa fretta che la ragazza mette al suo amico partenopeo. Sembra ansiosa, tutt’al più preoccupata di qualcosa, dato che si guarda e guarda intorno.-... guajò... sta stronza ha fretta di farsi fare la pizza con i funghi e la mozzarella stanotte... vado... ci sentiamo...-... ok, Gerry... ascolta...Fa il tipico gesto dell’indicare, con un indice, il suo occhio sinistro, come per dirgli “... stai attento...”. Sente che l’atteggiamento della biondina non èdi quelli tranquilli, non aveva nemmeno salutato trascinando Gerry praticamente dagli scalini che portano alla pista sottostante, quella vicino la piscina.Mentre si gira verso il tavolo dove ha messo la sua vodka al melone, sente un brusio improvviso proveniente proprio da sotto. Si gira di scatto e vede un accalcarsi di gente, verso l’angolo che porta al vialetto di uscita dal villino, mentre alcune grida femminili riescono a superare i decibel della musica, che in quel momento il DJ Max sospende per capire cosa provochi quella baraonda improvvisa.Filippo vede, nella poca luce in quel lato del locale, un uomo avventarsi sul collo di Gerry, mentre la ragazza slava cerca di separarli gridando aiuto.-... Borak ... nooo! Aiuto...-... Dija.. tu zittaaa...-... fij en trocchia... leva ste mmani de mmerda..Filippo va per separarli. Sandro, il buttafuori del locale, a fatica riesce ad intervenire per fermare quella rissa improvvisa, ma mentre con il suo datore di lavoro raggiunge quei due, vede partire un pugno verso il viso dell’albanese che, facendo un passo indietro, inciampa col bordo della piscina, finendo in acqua. Riemergendo, lo strano tipo, cominca ad inveire contro tutti.-... bastardi italiani di merda... e tu, puttana, con me fai i conti più tardi...Si rivolge verso Gerry, che aveva di sicuro già preso un bel pugno in faccia, dato che gli sanguina il naso macchiandosi anche sulla maglietta.-... e con te non è finita... tu volevi scoparti la mia donna... solito napoletano stronzo...A quella visione dell’amico e all’udire di quella frase, Filippo si dirige verso l’albanese che sta uscendo fradicio dalla piscina. Lo prende per il collo e, senza pensarci due volte comincia a schiaffeggiarlo, mentre Sandro cerca di fermarlo e di dividerlo da quell’uomo.Alla fine, sia quel certo Borak e Dija furono allontanati da l locale. Lo stesso Filippo li porta alla sua auto, parcheggiata all'interno, un'Alfa 147 grigia, con un vistosissimo pupazzo di “Spiderman” che ciondola dallo specchietto retrovisore.Un paio d’ore dopo, se non fosse per il ghiaccio sempre sul naso di Gerry, l’accaduto sarebbe stato ben più che dimenticato. In un locale come il Planet succede spesso che qualche “sciroccato”, troppo fumato o ubriaco, facesse partire una rissa.Filippo, benché di buona famiglia, avendo trovato casa nel quartiere di Testaccio a Roma, sapeva ormai come trattare con quella gente.-... st’albanese del cazzo... ma che vadano al loro paese... e tu che ti metti sempre nei guai per farti una scopata... sei senza ritegno... io almeno sono selettivo...-... compà... che vuoi dire?... sei razzista per caso? Da come lo dici sembra che non ti piacciano le straniere...-... no, non sono razzista... sono solo molto distante dal modo di pensare di questi accattoni che vengono da alcuni paesi dell’est a rompere i coglioni... mettersi solo a farsi una scopata con una di loro, alle volte può essere un problema... tu stasera sei la prova vivente di quello che dico... e levatelo sto ghiaccio dalla faccia... quante storie per un pugno...-... sai ca si strunz?Filippo aveva già mandato via tutti dal locale. Sono le quattro del mattino di un sabato che sarebbe iniziato dormendo fino all’ora di pranzo, per poi fronteggiare un’altra nottata di lavoro come quella appena trascorsa. Gerry è rimasto insieme a lui, sfumato l’incontro del “quarto tipo” con Dija non sapeva come passare più la serata. E poi stare a parlare con quel milanese stronzo, gli fa sempre un enorme piacere.L’aria fresca di quell’ora prima dell’alba, piomba sui due e, mentre Filippo chiude il portone del Planet, fa spallucce per un improvviso brivido alla schiena. Gerry ha acceso una una sigaretta, l’ennesima, offrendone due tiri all’amico.Lo schiarire della notte ancora timido, fa risaltare gli astri più luminosi, tra le quali la stella Sirio, della costellazione del Cane Maggiore, ed il pianeta Venere. Uno spettacolo di fine luglio che possono osservare solo i nottambuli come loro.Nel silenzio, quasi irreale di quel momento, entrambi sentono l’accendersi di un motore, di una improvvisa partenza e di una sgommata proveniente dietro via dei magazzini generali, alle loro spalle.Non hanno neanche il tempo di voltarsi che due fari abbaglianti li acceca in parte, prima di essere travolti dal veicolo a gran velocità su di loro.È l’alba di un improvviso e doloroso buio.Cristina, dopo aver messo il punto su quella frase, con grande soddisfazione si gira verso Giorgio, come per dire “bel lavoro”.Giorgio non si smentisce con un’uscita delle sue.-... si, lo so... la frase finale è davvero geniale... se non fossi una dolcissima e bellissima saffica irrecuperabile, mi avresti scopato su questo tavolo...-... sei sempre il solito modesto... oltretutto la tua nobiltà morale ti investe del vessillo da “Baronetto della Valle dei Porci”... ahahaha!Giorgio guarda l’orologio, vede che sono già le 12.20. Saluta Cristina e va subito via, promettendole di tornare nel pomeriggio.La campanella suonerà tra un quarto d’ora.13COME QUELLA SERA...Melinda sta leggendo le prime righe del nuovo libro, su una mail inviata da Giada, sul suo telefonino. Vuole sempre essere aggiornata di ogni cosa, durante la sua momentanea assenza. Giada ha chiesto ai due scrittori di portarle il lavoro svolto a fine giornata, in un file da poter girare alla “Kaiser”.Sta stringendo la mano al suo Riccardo. La sua espressione, dietro i suoi occhiali, è di grande compiacimento. Quei due sono fatti per scrivere insieme. Dalle prime righe già si nota la grande scorrevolezza di scrittura di Giorgio e la personalità pacata e riflessiva di Cristina.Alzando gli occhi dal suo i-phone, li rivolge verso il viso immobile del suo Riccardo. Le immagini di quella sera le facevano battere forte il petto, venire i brividi alla schiena e bruciare la ferita sul braccio.Ha chiuso inavvertitamente gli occhi. La paura che, colui che ama, colui che avrebbe voluto ringraziare per sempre per averle salvato la vita, potesse lasciarla sola, la faceva tremare dentro.Alessio è a Londra. Lui non sa nulla e non doveva sapere nulla. Non doveva preoccuparsi, la sua mamma tanto sta bene. Se avesse saputo che Riccardo è in quelle condizioni, non avrebbe esitato a prendere il primo aereo per tornare a casa.Pensando al sorriso del suo piccolo grande uomo, ritratto in una foto sul suo telefonino, si sente accarezzare il cuore. Con il gesto di un bacio, chiude la schermata, ripone l’oggetto in borsa e, appoggiando lungamente le sue labbra sulla guancia di Riccardo, lo saluta mentre una lacrima attraversa il suo viso per poi asciugarsi sul pavimento.Anna sta preparando la cena per lei e Maria Sofia. Il ribollire dell’acqua la ipnotizza. Attraversa, senza capirlo, la dimensione attuale nel suo pensiero, tornando indietro nel tempo.Un anno prima, Giovanni, per puro caso, aveva scoperto di non essere il padre della bambina, ribaltando quel mondo falso costruito sulla sua più grande bugia.Per un periodo la piccola soffriva di continue febbri, con conseguenti controlli medici ed analisi. Un giorno, mentre leggeva il risultato di un esame al sangue, notò che il gruppo sanguigno non poteva combaciare con il suo e con quello di Anna e, nel silenzio di una corsia di ospedale, in un pomeriggio amaro e troppo sincero, gli crollò il mondo addosso. Gli era sfuggito per due anni quel particolare, quello 0 Rh +, era stato letto con troppa leggerezza.Anna lo sapeva, sperava che nessuno se ne accorgesse, lei e Giovanni avevano il gruppo A e B, quindi era impossibile che Sofy fosse figlia del marito.Anna ricorda ancora il gesto risentito ed inequivocabile delle analisi buttate sul tavolo, come schiaffi, come una resa dei conti troppo amara. Lo aveva ingannato, gli aveva fatto credere di essere rimasta incinta in quella sera in cui si era ubriacata di vino, la sera in cui aveva detto addio ad Giorgio . Per non capire, per dimenticare e per necessità dovette inscenare quella bugia immensa.Giorgio doveva essere libero di diventare se stesso. Lei, dopo aver saputo di essere incinta, lo aveva lasciato per non tarpare le ali di un sogno appena realizzato: quello di diventare scrittore, quello di pubblicare le sue grandi storie, di dedicarsi a diventare quello che oggi tutti riconoscono.L’arrivo di un figlio e lo sconvolgimento successivo, lo avrebbe frenato nel percorso che era destinato a prendere.-... mamma! É pronto?... ho fame...La voce di Sofy, angelica come il suo viso, il suo sorriso ruffiano e solare, come quello del padre, la trattiene dall’ennesima malinconia, il groppo in gola svanisce e tutto va avanti.-... un minuto esatto... mio piccolo girasole...-... e tu sei il mio sole, mamma...Le dà un bacio. Appena la piccola gira le spalle per andare verso la televisione in salotto, Anna si accorge che, stranamente, non riesce a trattenere le lacrime. Si aggrappa allo schienale di una sedia e piange per qualche secondo. Si sente in colpa, si è sentita in colpa per tanto tempo, ma leggere i libri di Giorgio o guardare qualcosa in tv con la sua firma sulla sceneggiatura, l’aveva redenta da quel peccato: quel tradimento che avrebbe sempre pagato caro, non quello fatto all’ex-marito, ma la grande colpa di aver tolto al suo Giorgio la possibilità di fare il padre.Anna è così, anche tornando indietro nel tempo, avrebbe fatto la stessa scelta.Questa è la sua forza. Lei è sempre stata così forte, a tal punto, da prendere sulle spalle tutto e andare avanti.Stasera, però, stranamente, le lacrime non vogliono smettere di scendere e non gli va di mangiare nulla.Angela, nella sua auto, sta fumando, nel tentativo di scaricare la sua giornata in redazione. Doveva completare un’inchiesta con Valerio, riguardante i fondi stanziati, mai utilizzati e stranamente spariti, sulla realizzazione di un asse dei servizi nei pressi di Bologna. Il materiale reperito, da quell’imbecille di Valerio, è davvero scarso. Sente di aver buttato via i soldi stanziati per il suo viaggio nel capoluogo emiliano. Deve tornare di persona lì, perché lui ha poca iniziativa, ha poca incisività.Ha deciso di andarci a spese sue, quindi ripartire per Bologna e completare l’inchiesta a modo suo.Avrebbe preso il primo volo utile, domani stesso. Ritornando sarebbe ripassata da Roma.Suo marito, l’ingegnere Antonio Lorenzi, non avrebbe fatto caso alla sua momentanea presenza. Lui è sempre impegnato con il suo lavoro, lui è sempre assente o sempre al telefono, lui presenzia le cene di lavoro o è con qualche sua puttana, lui ama quell’apparenza della coppia perfetta in una Roma-bene che ne abbellisce falsamente la facciata bugiarda, fatta di finestre adornate di gerani e margherite, ma con tapparelle chiuse per non far fuoriuscire il fetore ipocrita delle messinscene imbastite, anni fa. Antonio non sospetta e non ha mai saputo dell’omosessualità della moglie, ma non soffre più dei continui rifiuti e dell’indifferenza di Angela, nei suoi confronti. Forse, all’inizio l’aveva amata, forse ama ancora la sua bellezza e forza, ma sa che il suo cuore non sarebbe mai stato conquistato.Angela non gli ha mai nascosto il suo disamore. Lui è sempre stato l’oggetto, per certi versi incolpevole, della sua infelicità.-... Angela, non devi più vedere quella lesbica della tua amica...Quelle parole, espresse dal padre, erano cadute come un masso sul sorriso della ragazza, che non credeva alle sue orecchie.-... papà... se è per questo “lesbica” lo sono pure io... non credo che questa conversazione stia volgendo su argomenti a cui io voglia partecipare... ti saluto...L’espressione del viso si era fatta davvero seria, aveva anche voltato le spalle al padre e stava andando via offesa.-... non so se ti conviene voltarmi le spalle...Il tono era diventato minaccioso e incalzante.-... sarebbe lo stesso gesto dei miei amici professori di università, nel vedere presentarsi agli esami, davanti a loro, la tua amichetta di Adrano.-... saresti capace di fare una cosa del genere? -... te lo dico senza mezzi termini... la storia con quella ragazza mi ha messo troppe volte in imbarazzo, quindi non mi importa cosa pensi di me... mi importa solo il fine... i mezzi e le conseguenze sono necessità...-... sei uno stronzo... non puoi farlo... potrei anche denunciarti...-... non ti conviene... conosco troppa gente a Catania... sai che non potresti provare nulla... sai che deve andare così per il bene della tua amichetta...Le parole del padre entrano nella testa di Angela, come le lacrime di Cristina, come tutto quello che avevano provocato nella sua vita, nei giorni che ancora stava vivendo con quella sensazione maledetta di aver rinunciato a sé stessa e alla vita che avrebbe voluto realizzare con Cristina.Le rimase l’amaro in bocca del suo disprezzo, quell’amaro impossibile da lavare o dissetare, come lo era anche l’immagine delle sue lacrime. Si ferma un attimo vicino ad un incrocio, decidendo di andare a destra, decidendo finalmente di andare dove vuole.Giorgio ha e sente il suo sguardo perso nel vuoto, è seduto sugli scalini di una palazzina, ad un paio di traverse dal distributore automatico di sigarette. Lui non è mai stato un vero fumatore, ma ogni tanto, in mancanza d’ispirazione o in preda ad un forte stress, compra un pacchetto da dieci e se ne fa sempre una passeggiando, come quella sera, senza meta.La sua mente sta elaborando alcune idee per il prossimo capitolo del romanzo, aveva già in mente il titolo da proporre a Cristina. Un titolo che gli si era presentato quella mattina, durante il temporale che lo aveva sorpreso, all’uscita dell’asilo dove avrebbe, almeno da lontano, osservato sua figlia Maria Sofia. In un certo senso, quell’acquazzone improvviso lo mimetizzava nei confronti di Anna, che non avrebbe di sicuro ancora gradito la sua presenza improvvisa nella vita della bambina.La rispettava, nonostante avesse tutte le sue ragioni per farle una guerra, per cercare di far valere i suoi diritti sulla piccola.Lui, nonostante fossero cambiate mille cose, nonostante fosse tornato quel passato prepotente e inaspettato, nonostante tutto, alla fine, tutto avrebbe avuto un senso.Lui l’ama ancora, l’avrebbe amata fino alla fine della sua vita, perché lei è Anna, la sua Anna... sempre e nonostante tutto.Quando l'ha vista arrivare, era riuscito a defilarsi, osservandola mentre, con l’ombrello in mano, entrava con il suo passo sempre deciso, quello di una donna che riesce sempre a sovrastare il mondo intorno.Nell’ultimo tiro di quella sigaretta, ha il sussulto più forte, quello che, quella mattina, aveva confuso e rimescolato le sue lacrime di gioia con la pioggia sul suo viso.Erano lì, all’uscita, le sue donne più belle del suo mondo. Maria Sofia era avvolta dentro un impermeabile e Anna le stava per aprire l’ombrello. Un attimo dopo, erano già fuori visuale. Spostandosi di qualche decina di metri, vide l’auto di Anna allontanarsi all’interno di una traversa e, mentre osservava la scena, aveva smesso di piovere. Era zuppo, ma felice di aver visto sua figlia. Un raggio di sole aveva bucato una nuvola e, con il suo riflesso, creava la magia di un arcobaleno verso l’orizzonte.Cristina sta aspettando il ragazzo delle pizze. Aveva lavorato alla correzione del capitolo, scritto con Giorgio, fino a quel momento e non aveva nessuna intenzione di cucinare. Lavorare con quel folle di Baldi, la sta arricchendo di nuove idee e di esperienza, ma la impegna a tal punto, di non riuscire a tenere gli occhi aperti oltre le undici di sera.Aveva la casa un po sottosopra, con vestiti e roba varia buttati qua e là. Cristina non era mai stata ordinata dal giorno in cui, dopo aver rimesso a posto la sua vita e cominciando a scrivere il suo primo libro, sentì il bisogno di lasciare disordinato tutto il resto, quasi a bilanciare la quadratura del cerchio che aveva trovato tra le pagine di un romanzo scritto, parola su parola sul monitor di un pc, ma scolpito per sempre nel suo cuore.È appena uscita dalla doccia, mentre asciuga i suoi bellissimi e lunghissimi capelli castano scuro, si accorge che i suoi grandi occhi verdi, riflessi da uno specchio avanti a se, nonostante fossero stanchi, brillano restituendole l’immagine della donna più forte del mondo: se stessa.Trascorso il tempo di infilarsi una maglietta e un pantaloncino per la notte, sente suonare il campanello. “... sarà la pizza...”, tra sé.Apre la porta, lasciandola socchiusa dietro di sé, mentre cerca in borsa dieci euro.Sente la porta stessa che si schiude lentamente e, senza guardare, chiede il conto della pizza, ricordandosi di aver ordinato una birra.-... ciao Cristina...La scrittrice riconosce subito quella voce. Alza serenamente gli occhi, quegli occhi che un minuto prima stavano brillando per sé stessa, ma che adesso illuminavano avanti a sé l’immagine più bella che potesse sperare: quella della donna più importante della sua vita.-... entra, amore mio...Angela la bacia, senza chiederle altro che respirare del suo stesso ossigeno. Perché lei è l’altra parte di se, il suo ossigeno stesso.15RISVEGLIO NEL BUIOLe voci, confuse ed indefinibili, intorno danno quella sensazione di smarrimento che Filippo non riesce ancora a capire e ad inquadrare, dopo pochi secondi dal suo strano risveglio. Intorno a sé è tutto buio, rumoroso e buio come un luna park pieno di gente che, all’improvviso, si era trovata nel bel mezzo di un black out. È tutto inverosimile, come guardare fisso un televisore acceso con lo schermo rotto e scuro e con il volume altissimo ed incontrollabile, durante un film catastrofico.Cerca di aprire la bocca per proferire un suono che, senza capire il perché, non riesce a farsi strada nella sua gola per poi uscire dalle sue labbra.Comincia ad agitarsi, non sopporta quella strana sensazione d'impotenza parziale. Oltretutto, stanno arrivando insieme dolore e primi ricordi, quelli dei momenti prima del buio più completo: due fari, un motore che si accende con la successiva sgommata improvvisa di un’auto grigia che, violentemente, si era scagliata su di lui, anzi su di loro.-... Filippo, sono mamma... stai tranquillo... non ti agitare...Si chiede il perché la madre fosse lì. Sente dei rumori strani intorno. Ogni tre/quattro secondi, sente un bip continuo e fastidioso, voci concitate di persone, che attraversano un presumibile corridoio adiacente a quella stanza.Sente l’odore di dopobarba, quello nauseabondo del padre, sente una voce femminile sconosciuta ed una maschile dal tono molto professionale.-... mamma, dove sono?Finalmente, si è, per un attimo, fermato e concentrato, con tutte le sue forze sta biascicato quelle tre parole, come una liberazione da una prigionia, che quasi aveva scardinato da dentro di se.-... sei in ospedale amore...sei stato investito da un’auto... non ricordi?...Torna ancora alle ultime immagini prima del buio. Era con Gerry, avevano chiuso il locale insieme, poi il solito rombo di motore, i fari rivolti in faccia, dopo di che il nulla, non riusciva a trovare nulla.Sente di aver aperto gli occhi. Ha una strana sensazione. Non gli quadra tutto quello che sta accadendo.Capisce, improvvisamente, che non ci vede, capisce che il buio intorno non è dato da un fattore ambientale, non è dovuto alle luci spente e non è un brutto sogno.Filippo si sta rendendo conto che non ci vede più.Tenta di alzarsi dal letto, agitandosi nervosamente, l’infermiera e la madre cercano di rassicurarlo e di afferrare le sue spalle per riappoggiarle sul letto.-... signor Corsini, ha tre costole rotte e diverse ferite... non si agiti...-... Filippo... cerca di calmarti... hai subito anche un forte trauma alla testa...-... mamma non ci vedo... che succede, volete a spiegarmi?Il dolore al costato e alla testa, lo fanno desistere dall'agitarsi fisicamente, ma non gli impediscono di farlo urlare di paura e di sconforto. Comincia a ricordare, comincia a sentire ogni suono e sensazione di quel momento. Comincia ad inquadrare tutto: l’odore della sigaretta accesa da Gerry, il fresco albeggiare che rasserenava i pensieri, le battute dello stesso“Pizzaiolo”, i fari di quella macchina, il suo avanzare a velocità sostenuta verso di loro, l’impatto... già l’impatto.Comincia a tremare. Si adagia sul letto inerme, tremante e piangente. Sente una mano che lo accarezza sulla fronte. Un buonissimo odore, quello di una pelle particolarmente profumata e pulita. Sente l’odore dolcissimo di capelli appena lavati ed il morbido calore di quella mano che lo consola.-... sono qui con te, Filippo... shhh!... piangi pure, è giusto, puoi farlo tra le mie braccia...Filippo non sa chi fosse quell’angelo, quella voce rassicurante.-... io sono tua amica... mi chiamo Maria e sono felice di conoscerti...Filippo non si chiede, in quel momento, chi fosse questa donna di nome Maria. Sente solo il bisogno di abbandonarsi al suo abbraccio ad ascoltare la sua voce bisbigliata e dolce, per poter piangere, mentre i ricordi si fanno inesorabilmente strada.La chiave nel cancello, la sigaretta di Gerry, le ultime stelle di una notte rivolta all’imminente alba, gli improvvisi fari sui loro volti, il rombo di quell’auto che li avrebbe travolti, il pupazzo di Spiderman intravisto in pochi attimi dietro il vetro, Gerry che faceva da scudo, salvandolo forse da una morte quasi certa.Nel suo singhiozzare, accenna una domanda, con il timore immenso di una risposta inaccettabile.-... Maria... Gerry... dov’è?... è morto?Il silenzio intorno a sé gli dà quella risposta inaccettabile, quella che temeva e che non avrebbe voluto mai sentire.Gerry è morto per salvargli la vita.Maria lo stringe forte, il suo odore dolcissimo lo accompagna per tutto il suo pianto inconsolabile, finché Filippo non si addormenta tra quelle braccia sconosciute.-... ti sembra troppo tragico?-... cosa?-... come “cosa”?... Cristina, sveglia!... quello che abbiamo scritto finora...-... già, scusa Giorgio...-... sembri stanca... continuiamo domani?Cristina, in effetti, non aveva dormito. Aveva passato tutta la notte con Angela. Avevano rifatto l’amore dopo tutto quel tempo e sembrava non esser mai passato un giorno.Le immagini di quella notte erano vive, erano meravigliose e, averle rivissute, le sembrano inverosimili.Svegliarsi accanto ed abbracciate, dentro le lenzuola, era qualcosa di ormai insperato, di lontano ed impossibile dopo che l’aveva lasciata sola senza un apparente motivo, per andare a Roma a vivere una vita che non voleva.Quella mattina l’aveva accompagnata all’aeroporto. Le aveva dato un lungo bacio, prima di partire per Bologna.Sarebbe rimasta lì, per qualche settimana, ospitata dalla sua amica Laura, simpaticissima e dolcissima ragazza tosco-emiliana dal padre siciliano, che spesso l'ospitava.Le aveva lasciato una promessa sulle labbra. L’aveva lasciata con il sorriso più bello che potesse portare dentro.All’improvviso, torna nel presente.Giorgio la fissa, come in attesa di una risposta ad una domanda che ha percepito a malapena.-...no, tranquillo... finiamolo adesso questo capitolo... mi sento in forma...Filippo dorme, ormai, da una mezzora. Sua madre e Maria l’osservano silenziosamente.Maria è bellissima. È una bellissima venezuelana di colore, di una tonalità color caffè dolcissima e luminosa, su una pelle levigata come avorio, con dei lineamenti sensuali da sudamericana fiera.Il suo accento è vagamente spagnolo, solo per l’abitudine di sentirlo spesso parlare a sua madre, nata a Caracas e trasferitasi in Italia con la sua famiglia, durante la crisi economica del suo paese nei primi anni ottanta.Maria è nata in Italia, dunque, trent’anni fa. È l’esempio lampante di quanto la bellezza e l’unicità di ogni essere vivente, sia la somma irripetibile di elementi disomogenei e imprecisi, che danno al mondo intero quell’aspetto immenso e variegato che mai riusciremo a fondo descrivere.È stata assunta dall'avvocato Corsini, il giorno prima. Le era stata consigliata da un suo amico, che l’aveva avuta come badante della povera suocera, prima che morisse, qualche mese prima. Le aveva assicurato che Maria è competente ed estremamente paziente, che sarebbe stata di grande aiuto per Filippo per tutto il tempo che lui ne avrebbe avuto bisogno. Lei è laureata in medicina e sta per prendere la specializzazione in psicologia infantile. Il lavoro di badante lo fa per finanziarsi autonomamente, in attesa di poter esercitare come medico.La sua cecità non era stata definita permanente, era dovuta al forte trauma cranico subito durante l’incidente e i medici non sanno sbilanciarsi sulla durata.-... signorina Pasotti, come vede il compito di accudire mio figlio Filippo non sarà facile. Le posso dire che sarò a sua completa disposizione per qualsiasi supporto alle cure e alla sua assistenza.-... sono lusingata dottor Corsini...Il colloquio su una panchina, del giardinetto fuori l’ospedale, fa un certo eco nella mente di Maria.-... l’avvocato Marotta mi ha detto grandi cose su di lei. Soprattutto sulla sua grande professionalità e della sua grande propensione al rapporto diretto con il paziente... voglio darle carta bianca, Maria... posso chiamarla così?...-... certo dottor Corsini...-... c’è una cosa che devi evitare per il momento... ne va del rapporto che instaurerete... spero non sia motivo di rifiuto o offesa, mia cara Maria...-... mi dica...-... a Milano, mio figlio frequentava ambienti filo leghisti,aveva e ha amicizie poco propense all’accoglienza dello straniero... so che sei italiana di nascita e non c’entra nulla tutto ciò, ma lo stesso fatto che il bastardo che lo ha investito e che ha ucciso un suo amico, fosse un albanese, sicuramente non lo porterà ad essere propenso verso lo straniero... Maria fece una faccia istintivamente perplessa.-... quindi?-... magari mi sbaglio, ma sapere che sei di provenienza sudamericana non ti faciliterà il compito, quindi, all’inizio tralascia di dire il tuo cognome e di far presente che sei di colore... non ti offendere...-... no, non si preoccupi... so perché lo sta dicendo...-... non giudicarlo male... l’ho educato con sani principi cattolici, ho cercato di allontanarlo da certi elementi guasti della “Milano-bene” , gli ho trovato e procurato un’attività qui nella Roma “città del mondo”, per farlo vivere in un ambiente più reale e variegato, più caldo e accogliente, non tollerante... perché la tolleranza alla diversità offende tanto quanto l’esprimere l’intolleranza...-... quindi, lo ha portato a Roma proprio per certe frequentazioni che avevano seminato in lui idee sbagliate...-... si stava fossilizzando a ventotto anni... stava facendo marcire il suo cervello con strane idee... ed oggi, proprio quando stavo davvero notando qualcosa di diverso in lui... quando sembrava essere cambiato, ho davvero paura di rivederlo cadere nelle sue strane idee...-... starò attenta... glielo prometto... ma farò in modo di capire cosa è successo dentro di lui... gli starò accanto oltre ad accudirlo ed a curarlo...Mentre erano rientrati nel reparto, avevano assistito alla scena del risveglio agitato di Filippo, quando Maria aveva indossato un ruolo non indifferente nel calmarlo e a portarlo a quel sonno che, in quel momento, stanno osservando insieme alla signora Luisa, la madre di Filippo.Giorgio, messo il punto al paragrafo, memorizzando tutto nella chiavetta USB di Cristina, invia il nuovo capitolo alla Kaiser.Osserva gli occhi stanchi della sua compagna di lavoro.-... per oggi, basta... a casa.16ISPIRAZIONE NOTTURNA.Melinda sta salendo le scale sovrappensiero o, almeno, sente la sua testa vuota come una scatola di scarpe dove, per pigrizia incurante, si lascia la carta appallottolata che si trova all’interno, all'acquisto. Riccardo da deboli segni di miglioramento, ma non sono tali da far pensare una guarigione facile e sbrigativa.Giada le va subito incontro, sorpresa della sua presenza improvvisa in redazione. Dalla sera della sparatoria, si erano viste, a malapena, due volte e sentite solo per telefono e via email.Non si dicono nulla, ma il loro abbraccio è così eloquente che le parole sarebbero state davvero superflue.-... grazie, piccola mia... siete stati meravigliosi, tu e Francesco.-... sai benissimo che questa non è più un’azienda da quando ci sei tu...Melinda si aspetta che Giada dicesse “... è una famiglia”.-... ma la rivisitazione terroristica della Gestapo... ahahaha! Quindi sapevamo benissimo cosa ci aspettava se non avessimo rigavato in tua assenza... Kaiser...-... ahahah! Piccola sei diventata una vera stronza, da quando è tornato il “toscano”... fai le sue stesse battute...Melinda e Giada hanno la stessa età, ma la statura della sua collaboratrice, che definisce “la rossa più bella di Catania”, la porta a chiamarla con un vezzeggiativo, che la stessa destinataria adora, perché detto dalla sua mitica Kaiser...-... a proposito... sono di là a scrivere, quei due? -... mi sembra aver visto entrare Cristina nel loro ufficio, ma Giorgio non si è ancora visto...-... si vede che hai ancora un debole per quello sciagurato...-... perché mi dici così?...-... perché non sei sicura di una presenza a te indifferente e sicura di un assenza che ti fa guardare l’orologio...Giada non risponde, fa solo un amaro sorriso e si avvicinandosi insieme a lei alla porta dell’ufficio di Cristina e Giorgio.La piccola Adranese è tutta intenta sul suo laptop a scrivere, battendo con decisione sulla tastiera, mentre la luce del monitor riflette brevi scorci delle sue idee sui suoi occhiali da vista. La sedia di fronte a lei è vuota. Giorgio, come in effetti ha già notato Giada, non è lì.Cristina alza gli occhi e vede il suo capo che l’osserva in silenzio. Dopo un affettuoso abbraccio, comincia anche lei a chiedersi, insieme alle altre due, dove sia finito il suo compagno di lavoro.-... ieri, è andato via verso le dodici in punto e poi non l’ho più visto, ne sentito... stamattina accendo il telefonino e mi trovo un messaggio in cui mi dice che ha avuto una bella idea che mi avrebbe fatto leggere oggi...Nel frattempo, Melinda, con il telefono all’orecchio, prova a chiamarlo, ma con lui è sempre una scena già vissuta, il telefono sempre spento e la solita sensazione di imminente acidità allo stomaco, che la stessa Kaiser non ha ancora imparato a controllare.-... quando scompare, mi da i nervi e, allo stesso tempo, mi fa preoccupare...Nella testa di Giorgio tutto è confuso e ovattato. Fa fatica ad aprire gli occhi e ha un forte emicrania da sbronza mista a sesso fuori programma con qualcuna che fa fatica, al momento, a ricordare chi fosse.“...ah!... si, giusto... Gabriella...” pensò nel suo dormiveglia.La giornata precedente, aveva creato i presupposti a quella notte strana. Ricorda le ore passate con Gabriella a letto, ricorda il buon vino che si erano tracannati con una pizza gigante che lei aveva inaspettatamente portato, dopo una loro telefonata. Ricorda a ritroso il pomeriggio malinconico, in cui la sua telefonata lo aveva distolto da qualche dispiacere. Apre gli occhi e ricorda uno di quei dispiaceri. Ha un sussulto particolare, di quelli che ti svegliano all’improvviso.Si mette seduto sul bordo del letto. Mette le mani al viso come per proteggersi da quella luce che lo aveva riportato alla realtà.“... che ci fai qui?... non è stata una buona idea... impulsivo e inopportuno come sempre...”, erano state le parole della stronza all’uscita dall’asilo, mentre prendeva per mano Maria Sofia, subito dopo averlo visto e scoperto, per pura casualità, nascosto dietro un paio di persone, intento ad osservarle.“... ciao, io sono Maria Sofia... conosci la mia mamma?...” le uniche parole che ricordava, la voce più bella del mondo per un padre inconsapevole di tanta meraviglia, ma distolto dallo sguardo minaccioso e arrabbiato di Anna, quello che non dava scampo e dubbi su quello che stava pensando e dicendo.“... si, Sofy, questo è un caro vecchio amico di mamma, lo sai che è uno scrittore molto famoso?... appunto per questo ha molto da fare, come noi del resto, quindi salutalo con la manina...”-... buongiorno, scrittore da strapazzo... ti ho portato il caffè... la tua macchinetta è molto vecchia, ma funziona ancora molto bene...Gabriella, ancora nuda, si era presenta con due tazzine su un vassoio e si siede accanto a Giorgio che, nonostante il mal di testa, riusce a sorriderle, seppur amaramente.Gabriella non dimostra per niente la sua età. Ha quasi quarantasei anni ed un passato da libro strappalacrime. Una bellissima bruna di corporatura prorompente, mediterranea e calda, come il sole di Catania d’estate.Dopo l’incontro in aereo, non si erano più visti ne sentiti. La sua telefonata della sera prima l’aveva colto in un momento di vero sconforto, di rabbia e di immensa solitudine.Anna lo aveva ancora una volta fatto a pezzi con un solo sguardo e stavolta davanti agli occhi della figlia.Non lo aveva sopportato. Gli occhi di Anna erano eloquenti, diretti a trasmettere il suo dissenso ai suoi, che cercavano in tutti i modi di capire ancora il perché di tutto ciò.-... buonasera marpione toscano, disturbo?... era in fase creativa o stava cercando un modo per passare la serata come fanno tutti i maschi solitari e malinconici come lei?-... oh!... Gabriella... scusa non ti avevo riconosciuto... sarebbe a dire?... come passeremmo noi uomini profondi la serata solitaria...-... spassandosela a giocare al “piccolo falegname... apri la porta che sono qui con pizza e birra...Giorgio non sapeva se quella di Gabri fosse invadenza o tempismo da super donna, la quale sembrava, ma non gli dispiaceva nessuna delle due opzioni. Aveva bisogno di non pensare e di passare qualche ora piacevole con una donna gradevole e bella come lei.Nella sua testa torna insistente l’ultima immagine del viso di Anna, rivolto verso di lui, mentre chiudeva la portiera in maniera decisa, senza mai staccare il suo sguardo, come un silenzioso avvertimento.Ad un certo punto, i suoi immediati ricordi del giorno prima si dissolvono come una bolla di sapone nell’aria. Gabriella, mentre sorseggiava il suo caffè, gli fa tornare in mente qualcosa che lo riportò immediatamente nella realtà.-... stanotte, verso le tre e mezzo, hai acceso la luce per un paio di secondi e, dopo aver rovistato velocemente nel cassetto del comodino, hai preso un block notes ed una matita e poi sei andato di là... scusa la mia invadenza, ma stamattina ho letto quello che hai scritto stanotte e devo dire che mi è piaciuto molto... dovrei chiederti i copy right o mi accontento della bellissima notte di sesso che abbiamo passato... ops! Quella la scontiamo per la pizza e la birra che ti ho portato... quindi sgancia socio! Ahahaha!... scherzo... una fiaba bellissima Giorgio... mi ha emozionata...Mentre Gabri parla, Giorgio mette in fila i ricordi e le idee, guarda il suo telefono e si accorge che si è scaricato, guarda l’orologio e si rende conto che sono le nove e mezzo passate.-... cazzo!... oggi torna Melinda... cazzo!... il messaggio a Cristina... cazzo, cazzo... cazzo! Stanno di sicuro aspettando me, che porto ste quattro righe... quella me concia!Gabriella, come in un cartone animato, lo guarda vestirsi di fretta, lavarsi alla buona, infilando una scarpa alla volta con la cintura dei pantaloni a penzoloni e la camicia mezza di fuori. Una comica che la fa ridere lì, su quel letto nuda, contenta dell’ispirazione che gli aveva dato a quel “bischero”, come dice sempre lui, ma anche di aver passato delle ore spensierate con un uomo che non era solo speciale, era unico nel suo genere.Mentre va via le dà un bel bacio con una carezza.-... scusami gioia... devo scappare... grazie della bellissima serata... sentiamoci... però aspetta che carico sto telefono del cazzo... grazie Gabri...Le dà un bacio veloce e scappa via come un ladro. Gabriella sorride nel sentire dietro il tonfo della porta “... chiudi te... e se vuoi portati le chiavi... vengo a prenderle stasera...”, ma sorride con una ruga di amarezza, perché quel figlio di puttana le stava rubando il cuore, scopandola di testa, oltre che col corpo. È uno di quei marpioni irreparabili, di quelli che fanno di tutto per far sentire la loro presenza, anche quando non ci sono, che amano far innamorare il mondo intero, ma che appartengono ad una donna solamente, perché negli occhi di Giorgio c'è sempre il riflesso di altri due occhi che di certo non erano i suoi.Mentre Giorgio cerca di divincolarsi dal traffico catanese delle dieci del mattino, tra piazza Roma e il viale Rapisardi, gli passano davanti, finalmente, i fotogrammi dell’ultima notte passata con Gabriella, non per il sesso, sempre gradevole con lei, ma per le parole che si erano detti nella mezz’ora prima di addormentarsi, quando i sensi e il desiderio del corpo si attenuano e ci si trova finalmente nudi anche nell’anima, magari perché indeboliti dai loro orgasmi, magari perché si ha il bisogno di lasciarsi andare a qualche ricordo e lacrima.-... io sono rimasta sola con due ragazzini dieci anni fa. Mio marito Enrico mi ha lasciato, non per sua scelta e senza preavviso con un ictus, all’età di 38.-... mi dispiace tanto... non sapevo...Le accarezzava i capelli e ascoltava il rompere di quel silenzio con molta attenzione, perché Gabriella è una donna singolare, un altro fiocco di neve della sua vita che si distingue fra gli altri per la sua bella e triste storia.-... comunque, “marpione degli Uffizi”, non ne voglio parlare, per adesso... sai? c’è una cosa di te che me lo ricorda...Si era rivolta verso il suo viso incuriosito e sorpreso. Giorgio non è propenso a certi sentimentalismi, dopo la storia con Anna, ma poi, avendo capito lei a cosa si stesse riferendo, ne aveva tratto vantaggio.-... quando fai sesso, tu non lo fai mai squallidamente, tu sei meravigliosamente passionale... come pochi...-... davvero?...-... si, tu non riesci a fare sesso anche con una rimorchiata per caso, tu riesci a fare l’amore, a far diventare la tua donna succube e regina del tuo corpo... come il mio Enrico, tu riesci a far vedere ogni colore di quel momento,con sfumature intense e calde...Giorgio era rimasto in silenzio, mentre Gabri girava di nuovo il suo viso con lo sguardo rivolto nel vuoto, appoggiando la nuca sul suo petto.Sentiva il suo respiro divenire più pesante e regolare: si era addormentata. Mentre la copriva e l’adagiava dolcemente sul cuscino, gli erano tornate in mente le sue parole e, in un attimo di ispirazione improvvisa, aveva preso dal suo comodino il block notes e una bic, si era alzato dal letto per andare in cucina a scrivere sul tavolo. Lì aveva ricominciato a pensare alla piccola Maria Sofia, all’arcobaleno visto il giorno del temporale, alla luce dei suoi occhi neri lucidi come perle preziose, al viso risentito e bellissimo di Anna, i colori menzionati da Gabriella e aveva cominciato a scrivere, tra il cartone della pizza e le due bottiglie di birra vuote sul tavolo.“... c’era una volta un fiore... “.Adesso si trova nel traffico con quel foglio di carta che rilegge ad ogni semaforo e, ogni volta che lo fa, trova sempre qualcosa da correggere, prendendo la bic infilata tra la testa e l’orecchio, ma convincendosi, sempre più, che sarebbe stata una pagina importante del libro che stava scrivendo con Cristina.Melinda e Cristina stanno rileggendo e rivedendo alcune parti del capitolo in corso. Guardano l’orologio, Giorgio non sta chiamando. Si scambiano un sorriso d’intesa, concordi del fatto che non ci sia da stupirsi: da un momento all’altro si sarebbe aperta quella porta e quello stronzo siculo toscano sarebbe comparso con la solita scusa del telefono scarico.Come volevasi dimostrare, Giorgio arriva con la sua aria molto “ordinata e riposata”, tanto che Melinda, invece di cazziarlo, scoppia in una risata plateale e spensierata, come da tempo non riusciva.-... ti giuro, collega sei inguardabile...-... si, si... prendete per il culo... leggete un po’ qua...I visi delle due donne si addolciscono nel leggere quel foglio stropicciato e scarabocchiato. Melinda lo guarda come per dire “... e quindi?... bella, ma che ci azzecca?”.Cristina guarda il collega dallo sguardo illuminato, per l’ennesima ispirazione scaturita da quell’idea.-... so anche dove inserire questa cosa...Giorgio risponde con uno dei suoi sorrisi da figlio di puttana.17LA FIABA DI MARIA.Giorgio è con gli occhi fissi sul laptop di Cristina. Sta inquadrando la linea narrativa del nuovo capitolo, scritto in sua assenza. Quella ragazza lo stupisce ogni giorno di più.Sembra che, da quando scrivevano quel romanzo, un filo sottile ed invisibile li stesse unendo mentalmente e li aveva portati ad avere la stessa visione crono-storica dell’insieme, unico ed articolato, di quel libro.Lei l’osserva in silenzio, come in attesa di un giudizio e guarda ogni tanto il suo telefono per trovarci uno dei messaggi che non arrivano mai, da quella Bologna che tanto stava odiando, perché la teneva lontano dalla sua Angela.Giorgio alza gli occhi e comincia a fare il punto della situazione.-... quindi, inizia la convivenza di questi due. Come si evince, è il classico rapporto che parte col piede sbagliato. Ci può stare nella nostra storia. Porta della curiosità e porta quella sensazione di grande incertezza, di conflitto e sopportazione forzata che rende impensabile quello che accadrà tra qualche capitolo, ma che lo stesso lettore spera e aspira di trovare per quell’istintiva voglia di lieto fine, che si ha quando si legge una storia del genere.-... ok, quindi il senso d' impotenza di Filippo, per la sua cecità e il suo sentirsi di peso verso gli altri, viene espresso in maniera corretta. La pagina sul far cadere apposta il caffè sul letto, appena rifatto da Maria, rende l’idea di come lui stesse facendo tutto per farla andare via, non perché non gli piacesse averla lì con lui, ma perché gli da fastidio averla conosciuta in quelle circostanze, di essere al centro della sua attenzione per la sua debolezza e sentire, appunto, la sua forza nelle sue parole. Quella forza che lo spiazza e che lo rende sempre più irrequieto, perché ha capito che il solo sentire il profumo della sua pelle in giro per casa, appena sveglio, e avere la sensazione del suo sguardo sempre attento su di lui, gli suscita delle sensazioni che, in quel momento ed in quella situazione, lui non vuole per niente accettare.-... si sta innamorando di lei senza capirlo, un po’ come l’infatuazione infermiera-malato, che porta lo svilupparsi di eventi inaspettati e inevitabili...-... già, ma ho in mente una vera e propria scenata di Maria all’ennesima situazione imbarazzante... qualcosa che porterà pian piano alla situazione dove inseriremo quella cosa che hai scritto l’altra notte.Filippo, a tentoni e a tentativi, magari trascinando o facendo cadere gli oggetti che incontra sul suo cammino, arriva ad aggrapparsi allo stipite della porta della cucina. Sa che, a pochi passi da lui, c’è la sua sedia e, dall’altra parte del tavolo, c’è Maria che sta preparando il suo pane tostato, due ottimi sandwich, uno con abbondante nutella e l’altro con la sua confettura preferita, quella di ciliegie, e burro.Maria è silenziosa. Lui intuisce, dai suoi movimenti repentini e rumorosi, che non si è nemmeno voltata, ma lo ha salutato mischiando la sua voce al rumore della macchina del caffè espresso che ancora non è riuscita a capire come funziona, per farne uscire un qualcosa di decente.Dall’altra parte, la badante di origini venezuelane è presa dal suo preparare il tutto con molta fretta, cercando di essere in linea con il ruolino di marcia che la impegna tutta la giornata, ma che le porta non poco stress. Il solo fatto che Filippo si ostinasse a non usare il bastone che il padre gli aveva procurato, per sostenersi e per non distruggere casa e mentre gironzolava, la mandava in bestia, perché doveva sempre rimettere a posto tutto quello che travolgeva col suo passaggio. Sa anche che è andato già in bagno e che non l’aveva fatta seduto apposta per sporcare, schizzando fuori dal water, come ogni mattino. Sa anche che avrebbe trovato le sue mutande sporche in giro per la sua camera e che avrebbe maledettamente riversato lo zucchero fuori dalla tazzina del caffè, facendolo cadere a terra.Perché Filippo Corsini non vuole che qualcuno lo faccia sentire un invalido, perché Filippo Corsini non può sentirsi un invalido per il suo stupido orgoglio e perché deve sempre rompere i coglioni, facendo finta di stare bene e di essere in condizioni normali per non sentirsi di peso, non capendo che, facendo così, il peso lo aumenta e non di poco.-... buongiorno Maria, dormito bene? -... buongiorno Filippo... si, grazie... Non si è voltata nemmeno stavolta, sia perché presa dalla preparazione della loro colazione, sia per la sua poca propensione al dialogo diretto con una persona che, in quel momento, le dà sui nervi.Filippo ha capito che non è giornata. Lo percepisce dai gesti veementi, spigolosi ed immediati come fatti da chi, appunto, ha i nervi a fior di pelle. Anche dal silenzio permanente ed eloquente, quello che, anche se non riesce a vederla, lo rende certo che gli stia rivolgendo le spalle, come infastidita dalla sua presenza.-... ok, il tuo caffé arriva tra un secondo, intanto i sandwich sono pronti...La bellissima venezuelana si blocca un attimo, sorpresa dalla visione inaspettata di Filippo a torso nudo. Non le sta dando fastidio, anzi la visione di un bellissimo ragazzo come Filippo le dovrebbe far solo piacere, se non fosse per le circostanze, ma deve far trasparire il suo imbarazzo con una frase subdola e quasi balbettata.-... Filippo... non... non senti freddo così svestito, a quest’ora del mattino?-... come?... ah, si... la maglietta... hai ragione t'imbarazzo... perdonami... l’ho tolta stanotte... sentivo un gran caldo... vado a prenderla...-... no... vado io... e poi di cosa mi imbarazzi?... sai quante volte con tua madre all’ospedale ti abbiamo cambiato quando eri mezzo rincoglionito dagli antidolorifici?...Nel dire così, nel portargli il caffè, sente la pelle d’oca nell’avvicinarsi a lui.-... il caffè non è venuto bene, non riesco a fartela funzionare come si deve questa macchinetta espressa...Filippo rimane in silenzio, con gli occhi fissi ed assenti davanti a sé. Il profumo di quella donna lo lascia senza parole dal primo giorno che l’aveva sentita accanto a lui. Non sa se quell’odore avesse più del rassicurante che del sensuale, non sa nemmeno accostarlo a nulla, a nessuna delle donne che aveva conosciuto. È fuori portata dal suo percepirne la provenienza, nel trovarne l’essenza unica e indistinguibile altrove.-... non preoccuparti Maria, va bene così...Emette un vero e proprio sussurro. Il caffè lo porta a ripensare al suo amico Gerry, il “pizzaiolo”, come lui amava sfotterlo. Prendevano spesso il caffè da lui, perché Gerry diceva sempre che fuori da Napoli, l’unico decente lo trovava solo in quella casa. Filippo ha sempre molta cura della sua macchinetta e il suo caffè era davvero cremoso come quello del bar. La maggior parte delle mattine, il “pizzaiolo” con la scusa di portare la “Gazzetta dello Sport” per lo sfottò settimanale per il suo Milan, veniva a svegliarlo per prendere insieme quel caffè che sapeva sempre di rito irrinunciabile, di buongiorno allegro e scaccia “giramento di coglioni”. La loro grande amicizia era nata per caso su un treno per Roma, nel viaggio di ritorno proprio per una partita a Napoli del Milan.Gli mancava fare colazione con lui, gli mancava il suo forte e piacevole accento napoletano. Eppure Filippo era cresciuto in quegli ambienti di estremismo leghista, dove i tipi come Gerry erano considerati i “terun”.Gli mancava quello che lo aveva fatto diventare il suo migliore amico, il suo bellissimo sorriso da “fije en trocchia” che lo aveva divertito e stupito dal primo momento e che avrebbe rassicurato e rallegrato chiunque.I suoi pensieri vengono distolti da una voce che al primo impatto gli sembra subito un energico inveire dal bagno, una voce all’apparenza immediata con una cadenza strana, ma inconfondibilmente incazzata.-... non posso credere che ancora non l’ha capito... no, davvero! ... il bagno tutto schizzato a terra di piscio... le asciugamani cadute sopra il pantano... Filippo!... dobbiamo parlare ...Maria uscendo con la roba sporca dal bagno, si dirige verso la cucina con la chiara intenzione di mettere in chiaro che non è una sguattera, che il suo lavoro di assistenza nei suoi confronti merita del rispetto, che deve rendersi conto che non può più fare il bambino capriccioso e farsi aiutare, farsi indicare come fare le cose più elementari, anche nel modo più scomodo, ma che avrebbe facilitato la loro convivenza forzata. Deve far entrare nella testa, a quel bellissimo cocciuto di là, che le cose erano cambiate, che doveva mettere la testa a posto.Affacciandosi dalla porta della cucina, blocca le sue intenzioni improvvisamente.Lo trova di spalle, alzato e rivolto verso la sua macchinetta del caffè. Ha messo una maglietta e, a tentoni, cerca di aprire il rubinetto dell’acqua che ha a fianco. Una leggera sciacquata al braccetto che ripone sul piano e, con un goffo movimento, apre il barattolo del caffè.Tutto quasi in automatico e con molta calma. Il sio silenzio sa di remissione, ma, allo stesso tempo, anche di rito, dato quello che sta facendo.Riesce a prendere una delle sue tazzine preferite, forse a tatto, cerca di capire se è quella che Gerry voleva per il suo caffè. Capisce dalla piccola scheggiatura del manico che l'ha trovata e la ripone sotto l’erogatore. Si stava ormai abituando a muoversi e a fare tutto con l’ausilio del tatto, della memoria visiva casa sua e delle sue cose. Non l’aveva ancora fatto vedere a Maria, non voleva farle vedere che si era dato forza e stava lottando contro quella sua disgrazia, forse perché vuole farla andare via disperata per le difficoltà che le mette ogni giorno davanti, perché non vuole sentirsi di peso, verso una donna di cui amava la voce e il buon odore che la sua pelle emana quando gli si avvicina. Magari, al contrario, lo fa perché deve farle capire che ha un gran bisogno di lei.Si gira verso di lei. Sente, nell’oscurità, i suoi occhi fissi su se stesso. Sa che è appoggiata allo stipite della porta. Sa che la sta lasciando senza parole. Ha il caffè, appena fatto, nella mano sinistra e con l’altra si appoggia al tavolo per sostenersi, mentre le va incontro.È il momento di capire, è il momento di calmarsi e di mettere a posto tutto, con se stesso, con la sua rabbia e con il suo dolore e, soprattutto, con il suo orgoglio.-... scusami, starò più attento Maria... tieni... questo secondo me è un ottimo caffè... lo sento dall’aroma che ancora sprigiona... ah!... per lo zucchero mettilo tu... non vorrei dar ancora da mangiare alle formiche, stamane...Le sorride. Filippo ha un sorriso dolcissimo, anche se condito da un’amarezza impercettibile, da quel piccolo dolore silenzioso, che solo una donna come Maria sa percepire.Si siedono. Cominciano a parlare e a dire qualcosa di sensato, che gli appartenesse intimamente, finalmente si stanno dando la mano e dicendosi “... piacere, sono io...”.-... mi piace questo pezzo, da un valore particolare all’inizio della loro storia...-... già, dobbiamo far immaginare a chi legge o guarda questa scena, che fino ad allora tra di loro c’era solo stato un muro costruito dal pregiudizio che Maria aveva su di lui e dalla rabbia e dal dolore che Filippo provava per quella strana e improvvisa situazione...Per quasi tutta la mattinata Filippo ha tenuto il suo capo appoggiato allo schienale del divano, con gli occhi chiusi che si riempivano spesso di lacrime, poi scaricate sui suoi zigomi rilassati, mentre portava fuori tutto il suo dolore, per la mancanza dell’amico, il suo disagio per quel buio maledetto, per quella sensazione di peso che percepisce negli altri intorno e anche a sé stesso.Maria lo ascolta e, di tanto in tanto, una lacrima riga il suo di viso. Lei passa le sue mani sul suo viso prontamente, come se lui fosse in grado di vederla. Cerca di non fargli accorgere del suo dispiacere, per non fargli sentire la sua pena verso di lui, che in quel dato momento, sarebbe stata davvero inopportuna.Quel suo confessare le sue debolezze, non lo sta facendo apparire, agli occhi della bellissima venezuelana più debole, ma più uomo e più onesto verso sé stesso e verso gli altri.Filippo ha, nella sua voce pacata e ben modulata, la chiave inaspettata che le sta per aprire una stanza nuova dentro il suo cuore, una di quelle che arredi di sensazioni e parole, di gesti e ricordi ben definiti, non accorgendosi che, ogni battito provocato da quella piacevole situazione, le sta spingendo il suo viso sempre più vicino a quello di quell'uomo, che è rivolto in avanti e che, da qualche secondo, il silenzio sta facendo da dolcissimo contorno.-... e tu?... cosa mi racconti di te?... sei stata quasi tutto il tempo ad ascoltarmi... raccontami qualcosa di te...Si gira di scatto verso di lei e, dall’improvviso profumo immediato ed intenso e nel sentire il suo respiro sulle labbra, capisce che lei è ad un paio di centimetri dalle sue.Maria viene sorpresa da quel voltarsi improvviso di Filippo, da quella voglia matta di prendersi un bacio, da quell’imbarazzo conseguente a questa sensazione. Si alza repentina, imbarazzata e con voce squillante.-... oh, Dio!... si è fatto tardissimo... devo cucinare qualcosa prima di andare via...Filippo capisce il perché quell’imbarazzo e fa in modo di non farlo pesare, cambiando discorso.-... già, hai ragione, oggi anziché badante, mi hai fatto da analista... ahah!... per favore, mi accendi la tv, prima di andare a cucinare?... vorrei ascoltare il notiziario.Maria non parla. Ha il cuore a mille e cerca in tutte le maniere di non farglielo capire. Accende il televisore sul canale dove viene trasmesso il telegiornale, alzando il volume per ascoltare le notizie dalla cucina, anche lei, mentre prepara il pranzo.In quel momento, il telegiornale sta trasmettendo un servizio che parla di un barcone di extracomunitari che aveva raggiunto le coste della Sicilia orientale. Maria dà una breve occhiata ed un ascolto veloce nel dirigersi verso i fornelli -... ma che restino al loro paese... africani di merda... creano solo disagio... rischiano la pelle dando, a quei bastardi scafisti, tutti i loro risparmi per poi non trovare nient’altro che la fame, centri di accoglienza recintati come lager e un calcio nel culo all’indietro dopo qualche settimana... che coglioni!...Maria rimane, a quelle parole, quasi raggelata. Non sopporta quei discorsi, anche se sa, dal colloquio con l'avvocato Corsini, delle tendenze ideologiche di Filippo, ma non riesce a sopportarne gli atteggiamenti, anche perché non li sa accostare a quell' immagine di ragazzo sensibile e riflessivo, quale è. Si rivolge a lui e, con voce distaccata gli chiude la bocca.-... innanzitutto, nessun popolo è accostabile alla parola “merda”, a meno non si parli dell'effetto successivo ad una eventuale nutrizione... forse chi ha fame, ne produce meno dei porci che hanno il piatto di pasta, ogni giorno a tavola... seconda cosa: questi popoli sono ridotti alla fame dai grandi paesi industrializzati, che incrementano i profitti dell’industria della guerra fomentando in essi conflitti civili e fantomatici come quelli preventivi o invasioni dittatoriali a scopo di portare una pace falsa e artefatta, ma dedita a colonizzarne i luoghi. Terzo punto: questi poveracci non hanno nessuna informazione in merito a quello che li aspetta qui, perché i mezzi di informazione sono davvero filtrati e scarsi, oltre al fatto che la loro povertà è anche causa di una scarsa istruzione, che li rende ciechi e sordi su tutto il mondo al di fuori dai loro confini.Quarto: non ammetto che un uomo come te si abbassi a tali vigliaccherie verso dei poveri disperati, solo perché altri hanno causato, per cattiveria soggettiva, questo tua disgrazia... qui non si parla di razze... qui si parla di disperati in cerca di pace e cibo e di delinquenti al pari di altrettanti nati in Italia...Detto questo, riprende il telecomando, sceglie il canale dello sport, come dispetto al suo silenzio risentito.-... ecco, ascolta cosa ha fatto il tuo Milan... che almeno gli extracomunitari lì, in quella squadra, vengono pagati bene...Filippo si sente preso a schiaffi, ma non reagisce minimamente. Per un attimo, ha la sensazione di aver davvero espresso delle frasi poco corrette e dozzinali, mettendosi a livello di quel razzismo spicciolo, espresso solo per scopo di mettere la testa sotto la sabbia, evitando di entrare nel merito di questioni davvero scomode.Rimane in silenzio. Attende che Maria gli dica che è pronto a tavola.Si siede e comincia a mangiare. Alle sue spalle sente il rumore dei passi di Maria verso il corridoio, i suoi movimenti silenziosi nell'indossare qualcosa, che aveva lasciato appeso all’entrata. Percepisce il risentimento di una porta chiusa con decisione, ma senza far troppo rumore. Posa la forchetta nel piatto e appoggia le spalle alla sedia, sospirando con il peso di quella colpa che si da per tutto il risentimento di quella ragazza.Maria ha appena attraversato la strada e si ritrova sul marciapiede dirimpetto alla palazzina dove abita Filippo. Sta pensando alle parole del padre di quel ragazzo e non le dà pace, che uno come lui abbia quelle stupide idee in testa. Si ferma, ha la finestra della sua stanza lì, al terzo piano alle sue spalle. Stringe forte nella tasca della sua giacca le chiavi e, mentre lo fa, le sovviene un dolce ricordo.Filippo è sul divano. È rimasto ancora in silenzio, con il viso rivolto alla tv spenta. Sente la porta d’entrata aprirsi e poi chiudersi delicatamente.Sente il profumo buonissimo di Maria avvicinarsi insieme al delicato rumore dei suoi passi. Lei gli si siede accanto senza dir nulla, per qualche minuto. Lui rispetta quel risentimento, nonostante non stia capendo il perché lei se la fosse presa così tanto, ma sa di aver detto qualcosa che l’aveva reso un perfetto coglione ai suoi occhi.All’improvviso lei rompe quel ghiaccio formatosi in quella stanza da troppi attimi di incerti pensieri.-... una sera, quando ero piccola, chiesi a mia nonna il perché della cattiveria delle persone che ammazzano e disprezzano in nome della diversa religione, come avevo visto e capito in un servizio sulla Palestina al telegiornale... lei mi rispose con questa fiaba: “... c’era una volta un fiore nel giardino del re, un fiore molto particolare, buffo per certi versi, che da quando era sbocciato, veniva deriso ed evitato dagli altri fiori e dalle piante di quel luogo assai curato e amato dalla stessa regina, ma che non era mai stato notato da nessuno dei regnanti perché una sterpaglia di edera folta e dispettosa ne copriva i petali strani e da tutti derisi.Il fiore, dal canto suo, vedeva sempre la principessa, figlia del re, passeggiare in quel giardino, senza mai sorridere e senza mai guardarne la bellezza unica da un piccolo spiraglio di quella sterpaglia sempre più alta e dispettosa.La rosa cercava di farsi notare con il suo colore vermiglio vellutato, quel rosso che incantava chiunque e che suggeriva pensieri d’amore e di passione, ma la principessa dagli occhi tristi non si soffermava, e passava accanto al girasole. Esso, con la sua tracotante e vanitosa dipendenza dai raggi del sole, per i quali voleva apparire sempre più luminoso dei suoi petali gialli ed appariscenti, cercava di prendersi la scena per nutrire ancor più la sua vanità. Lui lo faceva solo per vantarsi di un primato, che di aver cura del sorriso della sua principessa.Più in là vi era il giglio bianco. Se ne stava in disparte, diffidente e spocchioso, sicuro della sua purezza, sicuro della perfezione che il suo colore esprimesse, che la stessa sua perfezione dovesse primeggiare, senza sforzarsi più di tanto, con la presunzione che tutto fosse sempre inferiore al suo cospetto.Il prato stesso, con la sua rugiada mattutina, cercava di rendere tutto più luminoso, esserne da contorno impeccabile e rilassante, con quel verde che avvolgeva tutto intorno, rendendo confortevole anche il solo sdraiarsi su di esso, mentre una dolcissima brezza ne accarezzava i bellissimi fili d’erba.Tutto questo rimaneva estraneo alle emozioni di una principessa sempre troppo triste e sola, che nessuno sapeva rallegrare e fare compagnia.Il fiore buffo era sempre più nascosto dietro quell'edera dispettosa ed invidiosa, ascoltando i pianti della piccola principessa ed osservandola da quel piccolo spiraglio che gli era stato consentito. Non sapeva se sarebbe mai stato capace di rallegrarla, ma il bene che le voleva lo spingeva a sentirsi in dovere di provarci e di fare qualcosa per far tornare un sorriso dietro quelle lacrime.Un giorno, in un bel mattino in cui i raggi del primo sole illuminavano ogni angolo del giardino del re, la principessa non volle fare colazione e cominciò a passeggiare fuori dalla sua stanza. Era ancora più silenziosa del solito e camminava distratta ed incerta tra i fiori del giardino con lo sguardo perso nel vuoto. Aveva gli occhi lucidi e gonfi, come chi non aveva dormito e, allo stesso tempo, pianto per tutta la notte.Il piccolo fiore buffo, nascosto nella sterpaglia dispettosa la osservava e non si dava pace della sua tristezza. Chiese al sole una mano per farsi illuminare a tal punto che lei potesse vederlo anche dietro la sterpaglia dispettosa. Il sole suo amico tentò, ma il piccolo fiore era troppo coperto dall’edera per poterlo illuminare. Ebbe, ad un certo punto un’idea. Con uno dei suoi raggi, abbagliò leggermente gli occhi della principessa triste che inciampò su un sassolino. Il piccolo fiore buffo si spaventò per lei e tutti i fiori del giardino del re si voltarono a guardare.La principessa era caduta senza farsi troppo male con le mani e il viso su una parte della sterpaglia di edera dispettosa, spostandone inevitabilmente la barriera che copriva il piccolo fiore buffo. Quest’ultimo si trovò il suo bellissimo viso davanti e aprì i suoi petali dalla grande gioia, benché preoccupato che si fosse fatta male.La principessa triste aprì i suoi bellissimi occhi neri e si trovò davanti qualcosa di inaspettato, di unico ed indescrivibile.Il fiore davanti a sé aveva lo stelo corto e delicato, come un gioiello di rara fattura, il suo pistillo era formato da un polline di colore bianco puro e luminoso, ma quello che ne faceva qualcosa di straordinario, erano i suoi petali numerosissimi e tinti di altrettanti colori, con sfumature mai viste e che, agli occhi di chi li osservava, avevano l’effetto di immensa meraviglia e di balsamo per ogni cuore triste.La principessa sorrise. Vide quel fiore e tutto quello che gli era intorno. Come per magia, cominciò ad esserle tutto chiaro e definito. Vide finalmente la dolcezza della rosa vermiglia accanto a se, la bellezza del maestoso girasole, la purezza del giglio presuntuoso e la rugiada sparsa nel prato come un cielo di stelle mattutino.Si rese conto del suo sorriso, si rese conto di se stessa e del mondo intero. Inginocchiandosi verso il piccolo fiore buffo gli donò un altro dei suoi bellissimi sorrisi e lo ribattezzò come “Fiore Arcobaleno”, che divenne, del giardino del re, il più importante e amato dalla sua principessa.Quest’ultima non pianse più le sue pene e non ebbe più tristezza nel cuore e tutti cominciarono a darle il nome di “principessa felice”.Filippo ha ascoltato quella fiaba con grande attenzione ed è rimasto in silenzio accanto a Maria. Il profumo di quella ragazza lo confonde e lo rende docile, calma la sua rabbia col mondo intero.-... imparai che tutto quello che ci vien nascosto o che non conosciamo non può essere giudicato, ma guardato magari con occhi diversi, aperti a capire quello che non è il nostro mondo, rispettandone la diversità e le difficoltà, ammirando di tutto questo la grande possibilità di imparare e conoscere quello che a volte giudichiamo con preconcetto...Filippo alzandosi dal divano le schiocca un dolcissimo bacio sulla fronte. Ha trovato, forse, il suo “Fiore Arcobaleno”. 18ESSERE SE STESSI...Angela passeggia lentamente su un pensiero, nel vialetto che porta all’angolo giochi dei giardini Margherita di Bologna.Tutto intorno è particolarmente soleggiato e sereno. Sente, dentro se, una voglia matta di silenziosi passi e pacate riflessioni, ha bisogno di quella pace che ha visto negli occhi di Cristina, giù a Catania, e di affrontare finalmente la vita a testa alta, come la sua amica Laura, qui a Bologna.La sua inchiesta sugli appalti truccati era quasi terminata, la sua permanenza in Emilia Romagna l’ha portata a chiudere un capitolo lavorativo della sua vita molto appagante, mettendola davanti ad una nuova sé stessa, quella che traspariva nelle parole della sua amica Laura, qualche sera prima.-... la mia vita era perfetta... avevo un marito, un figlio bellissimo da crescere con lui, una casa tutta mia e un lavoro che, spocchiosamente, avevo lasciato senza pensarci un attimo... perché per me non era davvero ammissibile uscire alle sei del pomeriggio... non era ammissibile per 1500 euro fare quella vita...-... poi, cosa è successo?... da quello che vedo non era come avevi pensato... noi non ci siamo più sentite per anni... appunto da quando avevi lasciato la redazione del giornale qui a Bologna...-... mi travolse l’insoddisfazione... quella che ogni giorno ti fa sentire dentro quel senso di colpa inspiegabile... forse immotivato... quello che ti sussurra nell’orecchio appoggiato al cuscino... quel vuoto che ti rende nervosa ed intrattabile sempre di più con tutto e tutti, quello che ti fa fare cose e dire parole mai pensate, fino ad allora...-... quindi avevi tutto... avevi la felicità in mano e ti è sfuggita senza accorgertene...-... sì, me ne sono accorta, ma troppo tardi e, quando son riuscita a capire quello che stava accadendo, cominciai a mettere la testa sotto la sabbia come uno struzzo impaurito... concentrandomi solo su mio figlio... girando le spalle quando mio marito ha cominciato a girarle anche lui, durante le mie crisi e le mie lacrime... sentendo un freddo improvviso nei silenzi di quella casa che, pian piano, si stava demolendo... mi stava cadendo addosso...-... lui perché ti ha lasciato?-... quando la famiglia che ti sei creato, comincia a diventare un continuo e pesante lunedì di pioggia... uno di quei giorni uggiosi che vivi solo varcando la soglia di casa... dove solo il sorriso di un bambino sembra che diventi uno sporadico raggio di sole, continuamente coperto dalle nuvole fredde della diffidenza e della scostante presenza di chi chiede un aiuto che non riesci a capire... allora, tutto quello che c’è fuori da quella soglia diventa una continua giornata di sole, ogni minuto che passi fuori lo prolunghi e speri che non finisca, mentre chi non ti piange addosso tutta la sua sofferenza, ma ascolta le tue difficoltà facendoti un bel sorriso e offrendo quella carezza che nessuno ti ha più dato... allora, hai trovato il tuo rifugio... la tua vacanza al mare... la tua settimana bianca e il tuo Natale d’estate...-... quindi lui è andato via perché non sopportava più la vostra vita insieme?-... no, non è esattamente questo... io lo avevo reso inconsapevolmente “capro espiatorio” di colpe mai sue, gli avevo chiuso la porta di una stanza insonorizzata, da dove io urlavo incessantemente il mio bisogno di aiuto... mentre lui, inevitabilmente cominciava ad avere la sensazione che tutto questo era una gabbia per se stesso e per me... iniziò un silenzio doloroso... pesante come due tonnellate sul cuore... eloquente più di un tomo di parole ripetute e costanti... quando ci capitava di scambiare una parola, era solo per urlarci in faccia un disagio che scaturiva in litigi infiniti, in notti insonni che mai dimenticherò...-... perché?... dovresti rimuovere quei ricordi così dolorosi...-... vedi, mia cara Angela... dopo una di quelle notti, in cui io avevo dato il peggio di me stessa... decisi di andarmene con il mio bambino... in un posto dove mi sarei sentita di nuovo protetta ed al sicuro... una sorta di castello delle fiabe dove si rifugia la principessa, in attesa che arrivi il suo principe azzurro...-... che non è mai arrivato... mi sembra di capire...Laura rimane serenamente in silenzio, per qualche attimo. Una lacrima le sta scendendo sul suo bellissimo zigomo sinistro, impegnato in un sorriso mai spento, consapevole di quello che ancora deve raccontare. Angela ricorda ancora con quanta forza era riuscita a dirle il resto.-... sì... le attese, sul davanzale della finestra della stanza da pranzo dei miei, rimasero solo attese... e quando capii che non sarebbe arrivato nessun principe, che la gabbia in cui lui era stato rinchiuso per quasi due anni si era improvvisamente aperta... mi lasciai andare in ginocchio, mentre il drago delle mie paure e della mia sofferenza mi divorò con le sue fiamme...Era seguito un altro lungo attimo di silenzio, stavolta senza che nessuna lacrima potesse distogliere Angela dallo sguardo della bellissima amica emiliana.-... da quelle fiamme mi son fatta divorare senza oppormi... dovevo bruciare a tal punto da sentirmi morire, da sentire tutto il mio “male di vivere” sparire... dovevo riuscire a diventare quella donna che mio figlio meritava... una madre, soprattutto, e non la vittima di sé stessa che si adagiava su chi, invece, aveva il diritto sacrosanto di pretendere la mi protezione... il ricordo di quelle notti... il bruciare nel mio dolore nell’attesa di quei giorni, in cui ogni angolo di quella finestra mi aveva pervaso gli occhi e la mente... mi ha fatto solo rendere conto che ognuno di noi deve far forza su sé stesso... ognuno di noi ha un mondo da donare agli altri e non può chiudere la porta nella pretesa di attendere che qualcuno la sfondi, solo per il grande amore che prova per te... perché nessuno deve diventare il piedistallo dell’altro... nessuno, mia cara Angela...-... quindi?... cosa hai fatto?-... ho cominciato di nuovo a vivere e, se mi permetti una frase fatta, sono rinata dalle mie ceneri... ho ricominciato a lavorare trovandomi a fare di tutto a tutti gli orari, ho cresciuto mio figlio senza mai fargli pesare nulla, senza mai fargli mancare il necessario, riuscendo poi a fargli capire il valore delle cose in più... l’ho seguito e l’ho abituato a rendersi indipendente, ad avere la sua identità... ho forgiato su di lui quello che da tempo avrei dovuto essere io...-... lui?... che ha fatto?... cosa è successo dopo?...-... lui si è liberato da quella gabbia che lo aveva cambiato... forse ha ritrovato quel sé stesso che pian piano aveva perso in quei due anni d’inferno... non so se sta con qualcuno... ma gli auguro di essere felice, come lo sono anche io adesso... l’importante che non si dimentichi mai che ha il grande privilegio di essere padre di un bambino meraviglioso...io ho vissuto in un’attesa continua per quasi quattro anni... nella mia mente c’era una piccola gabbia che lo teneva rinchiuso lì... quella gabbia che ho chiamato speranza... poi illusione... finché mi sono accorta che era solo nella mia testa... era quel rimanere affacciati ad una finestra che non avrebbe portato mai a nulla... perché non sarebbe mai arrivato il principe azzurro... perché non esiste il principe azzurro...-... questo lo so...-... un paio di anni fa... mi sono guardata allo specchio... notando quanto fossi bella, mentre un raggio di sole illuminava il mio sorriso e in quel momento ho capito che la gabbia doveva essere aperta e che quell’illusione doveva uscir fuori, liberando me e il mio cuore... solo così si torna ad essere se stessi...-... essere se stessi... già, non è mai stato facile per me...-... il punto è che se non prendi possesso della tua vita, finché non prendi in mano il timone, non riuscirai mai a capire che sei su una nave sempre in balia delle onde e del vento del pregiudizio... dell’ipocrisia di tutti quelli che ti stanno intorno... che essere te stessa e realizzare te stessa, crea la tua e l’altrui libertà di viverti...-... io sono stata costretta ad essere infelice, Laura...-... conosco la tua storia... sono stata la prima persona a sapere la tua storia...-... sei l’unica Laura... l’unica... non l’ho mai detto a Cristina che l’averla lasciata, dieci anni fa, fu solo per un vile ricatto di mio padre... che quella scelta mi portò ad altre, che oggi mi fanno sentire un vuoto incolmabile dentro...-... sei sicura che è stata solo colpa di tuo padre?-... che vuoi dire?... se non avessi lasciato Cristina, lui le avrebbe fatto chiudere tutte le porte in faccia...-... pensaci... se avessi preso in mano il timone della tua vita, se tu avessi cercato di parlare con lei, senza aver paura di perderla... se oggi tu avessi fatto la scelta di non farti ricattare, sei sicura che tutto sarebbe andato davvero così?...magari faceva comodo anche a te... non voler affrontare il pregiudizio del mondo... magari hai visto, egoisticamente che, imparentandoti con quella famiglia benestante, avresti dimenticato quel dolore e Cristina... avresti perdonato e giustificato l’unico uomo della terra che una figlia possa amare incondizionatamente e tutto sarebbe andato apposto...-... questo è davvero cattivo, Laura...-... tutti gli errori commessi fanno male quando te li tirano addosso come merda... Angela...Laura aveva ragione e Angela, rendendosene conto, aveva cominciato a piangere mettendo il suo viso tra le mani.Laura le stava dando la possibilità di capire sé stessa, di capire dove aveva sbagliato con Cristina e con tutti quelli che l’avevano amata. Aveva capito, in un solo attimo, che lo sguardo della sua amata scrittrice, era quello di chi aveva preso il timone della sua vita e che aveva liberato quella gabbia che la rendeva schiava del ricordo e dell’illusione, che era una donna libera di amare e di essere sé stessa davanti a tutti e anche davanti a lei, che l’aveva ferita e uccisa, messa tra le fiamme di un dolore immenso, incenerendola mentre le voltava le spalle.Cristina era rinata dalle sue ceneri come Laura, mentre Angela non aveva nemmeno capito dove fosse il timone della sua nave.In questa panchina tutto sembra più luminoso del solito. Ogni lacrima del giorno prima aveva bruciato, a tal punto, da rendere cenere ogni colpa ed ogni paura: voleva rinascere da quelle ceneri, quelle stesse ceneri dalle quali si ritorna ad essere se stessi.18RENDERSI CONTO.Aprire una busta è un gesto che porta, a volte, a conoscere verità e situazioni troppo spesso temute, troppo spesso inaspettate. Le reazioni, forse, sono sempre le stesse, le conseguenze e i successivi avvenimenti, quasi mai.Ci sono buste che non si aprono più, quelle che vengono utilizzate dai nostalgici e inguaribili amanti della penna, quelli che adorano la propria calligrafia in frasi sempre più belle ed articolate, poi rilette e corrette con attenzione e inviate su fogli di carta che riescono a dar loro un calore ed un senso diverso, le identificano con chi le ha scritte e quindi, in un certo qual modo, le rendono vive.Oggi apriamo le buste virtuali, quelle di un messaggio nella posta elettronica, quelle di un messaggio sms mandato su un telefonino, quelle in giallo del decoder Sky e quelle delle svariate iconcine di avviso sui nuovi smart phone che ti indicano un messaggio su Facebook, Whatsapp e applicazioni “vattelapesca” di tutti i generi, che mettono in contatto, con semplici parole e faccine simpatiche, tutti in tutto il pianeta.Perché ha sempre dato un certo effetto vederla chiusa, vederla lampeggiare o leggerne, sul pc o telefonino, le prime parole in neretto di un’anteprima, o vederne il contenuto in una finestra improvvisa del tuo tablet con lo schermo oscurato.Forse è la curiosità innata dell’essere umano che provoca quest’effetto, forse la voglia di leggere quella frase che non arriva mai, di rileggerla tutte le volte che arriva o, magari, è la forza dell’inaspettato che dà la sensazione di un momentaneo batticuore nel leggere il contenuto di quel foglio o quel messaggio nello schermo, che ormai teniamo sempre in tasca o sul cruscotto dell'auto.Quando leggi il contenuto di un messaggio, lo fai con una strana voracità visiva; lo inquadri dapprima nell’insieme, come se l’immagine combinata di quelle parole avesse già un significato, un'indicazione di senso compiuto a quelle frasi che, più delle volte, subito danno l’immediata corrispondenza con l’intenzione di chi te le ha mandate.Talvolta, invece, tralasci inconsapevolmente alcune parole, con la presunzione che non siano importanti, poi ti accorgi che cambiavano tutto il senso di quel messaggio, con le relative conseguenze che ne avevano portato, rivolte all’inverso.E così, sai già cosa ti dirà una bolletta, una busta bianca da un luogo dove hai solo un amico, una legata ad un nome nella rubrica del telefono, quella contenente una multa e un messaggino con la foto di chi ami. Ci sono buste che hanno dentro un regalo, gli auguri di Natale o persino la contestazione del tuo datore di lavoro per la tua negligenza.Sono tutte buste da aprire, da leggere, da chiudere e riaprire per poi dimenticarle sul mobiletto vicino l’entrata di casa, sono messaggi che ci tengono legati con tutto e informati sul mondo che ci appartiene.Anna, adesso, ha davanti a sé una di quelle buste. Ha già provato la stessa sensazione nell’aprirne una uguale, tempo fa. Non conosce la persona che gliela sta consegnando e non sa nemmeno cosa vi leggerà. L’ha sospettato fin dall’inizio, ma ha rimosso, da qualche giorno, quello strano pensiero e stando tranquilla con la sua testa sotto la sabbia, nella speranza inconsapevole che quello che leggerà non le cambierà la vita, ma le darà solo un'indicazione di come sistemare un fastidioso problema di quei giorni. Non aveva voluto verificarlo di persona, perché ne escludeva preventivamente la motivazione, che non riteneva ammissibile a priori. Appunto, come detto prima, aveva messo la testa sotto la sabbia.Sa che è completamente fuori strada, sa che la sua falsa speranza è davvero falsa. Perché ogni azione ha la sua reazione e lei lo sa. Ogni cosa ha sempre un motivo ed un senso preciso o non necessariamente precisato, ma implicito e giudicabile nella sua ammissibilità.Lo diceva anche Giorgio, lo avrebbe detto anche Giovanni, che ognuno di noi deve sempre guardarsi dentro, per capire bene la verità, anche se poi la mascheriamo di dolci parole, di bugie fatte di castelli di carta igienica o di sorrisi che restano appesi all’immagine di uno specchio, che non può leggerti dentro, ma riflettere la ruga di un’espressione amara attorno ai tuoi occhi.Anna osserva quella busta e, nel frattempo, arriva un messaggio sul suo telefono, per il quale l'appoggia sullo schienale del divano in mezzo al salotto, dove la piccola Maria Sofia sta tranquillamente seduta, mentre guarda un cartone animato in tv. Quest'ultima ha la sua bambola tra le braccia e deve ancora togliersi il pigiama. Oggi non è andata a scuola, perché ha mal di gola ed è rimasta a coccolarsi con mamma a letto per un bel po’.Il messaggio sul telefono di Anna è di sua madre. Le chiede di richiamarla appena può, perché, al momento, è senza credito. La signora Vincenza non aveva per niente approvato il comportamento della sua bellissima figlia, non aveva mai capito le sue idee e non si era mai posta il problema, quando Anna le diceva che con Giovanni le cose non andavano per niente bene, quando i suoi occhi neri si riempivano di lacrime, esprimendo silenziosamente la sua infelicità.Le diceva sempre che un matrimonio non è cosa da disfare come aveva fatto lei, addirittura andando a letto con un altro uomo rimanendo incinta senza dir nulla al marito. Non si dà pace, anche perché per Giovanni prova un sentimento pari a quello che si ha con un figlio.Quando seppe la verità su Maria Sofia, non disse nulla e, piangendo, prese la bambina in braccio su quello stesso divano, la baciò con immenso amore e la strinse forte a sé, dondolando con gli occhi persi nel vuoto.Quando la bambina andò a scuola, il giorno dopo, venne a casa scatenando una lite furiosa, dove la stessa Anna non seppe che supplicarla di di starle accanto, ponendole davanti il fatto innegabile di essere sua figlia, di non essere pentita per nulla di quello che era successo, tranne che per le menzogne che aveva messo in piedi, per nascondere la vera paternità della piccola, con la conseguente rabbia risentita e categorica di una madre ferita dal comportamento immorale di colei che non sapeva più chi fosse. Quando sbatté la porta dietro di sé, la signora Vincenza sussurrò un “... puttana..”, che trafisse il cuore di Anna e uccise il suo.Col tempo tutto si era appianato. Dopo qualche settimana se la trovò davanti scuola, proprio come Giorgio, per vedere la nipote e poi per abbracciare una figlia che non poteva smettere di amare. Rimase sempre con quell’atteggiamento di chi la voleva giudicare e mettere davanti ai suoi errori immensi, come se quel muro dovesse essere sempre scalato per meritarsi ogni sua singola parola.-... pronto, mamma... ciao! Dimmi... tutto bene, spero? -... si tutto, bene Anna... la piccola? -... l’ho lasciata a casa oggi, ha mal di gola... ti avrei chiamato per tenermela qui a casa più tardi, mentre sono a lavoro... se per te va bene..-... si, tranquilla... tu come stai?... il malessere di questi giorni è passato?... hai fatto le analisi?-... sì, è passato... no, non le ho fatte... con qualche disintossicante, mi son sentita meglio...-... allora, ci vediamo nel pomeriggio... mi passi Maria Sofia?Anna si gira verso la bambina che, nel frattempo, ha preso la busta dimenticata sullo schienale del divano e l’ha aperta, sparpagliandone il contenuto sui cuscini e sul tappeto.Le passa, senza dir nulla, la nonna Vincenza, raccogliendo i fogli che erano stati anche un po' stropicciati dalla piccola.Ha l’irrefrenabile impulso di prenderle ad una ad una e di leggerne il contenuto, cercando avidamente quello che doveva assolutissimamente sapere una volta che la busta è stata aperta, che quel vincolo visivo e rassicurante, che ne proteggeva il contenuto, era stato tolto dalle mani inconsapevoli di Maria Sofia.I fogli sul divano sono di nuovo nella busta strappata, ma non le danno l’informazione che cerca. L’ultimo, quello sul tappeto, sarebbe stato il foglio rivelatore. Già da quella visuale vede e legge, quasi chiaramente, quella frase in neretto che le fa venire i brividi alla schiena. Si inginocchia delicatamente sul pavimento, osservando a capo chino quel foglio per diversi secondi, forse minuti su minuti.-... piccola mia, amore di nonna, passami di nuovo la mamma...-... sì, nonna... la mamma è qui ...Anna rimane un attimo di spalle, asciuga le sue perle nere dal pianto silenzioso che sta facendo e riprende, con voce decisa, il discorso con sua madre.Sta, finalmente, rendendosi conto di cosa stava accadendo.Una busta porta un messaggio. A volte quel che leggi non cambia nemmeno un solo secondo della tua giornata, a volte cambia tutto e tutto torna ad avere un senso.19L’IMPOSSIBILE.Cristina aveva provato, già più volte, a chiamare Angela. Erano già un paio di settimane che non si faceva sentire, né vedere.Quella notte, prima che partisse per Bologna avevano fatto l’amore come tanti anni prima, si erano dette quello che era rimasto nei loro cuori, per tutto quel tempo, e si erano finalmente ritrovate in un abbraccio grande come il loro amore “impossibile”. Lo definivano così, non perché lo consideravano tale, data la sua natura “saffica”, ma perché come diceva Angela stessa:”... il nostro amore è impossibile, perché sarà davvero impossibile che qualcuno al mondo lo possa ripetere e vivere come noi...”.Prima di entrare nell’edificio della casa editrice, in via Sant’Euplio, si era concede un’ultima prova nel richiamarla, ma il telefono risulta sempre spento o irraggiungibile.Pensa ancora a quella parola tanto amata in quel periodo tra il liceo e l’università, poi tanto odiata negli ultimi anni, dopo che lei l’aveva usata per andarsene dalla sua vita:”... Cristina, mi dispiace... non possiamo andare più avanti io e te... io voglio una famiglia... dei figli e una reputazione da donna normale... spero tu sia felice senza di me, perché io cercherò di esserlo senza di te...”. Aveva detto quelle parole, con una tale freddezza, che sembrò gelare il mondo intorno. Le aveva dato la sensazione ben precisa di aver preso una decisione senza appello, senza che la toccasse minimamente, tanto che, senza dire una parola, le aveva dato un leggerissimo bacio sulle labbra e se n’era andata via con gli occhi colmi. Non aveva nemmeno accennato quel bacio verso di lei, nonostante glielo avesse permesso, nonostante quelle parole d’addio inaccettabili per il suo cuore, dure e fredde come iceberg.-... mi scusi, a che piano va?Sta guardando in faccia uno sconosciuto che è dentro l’ascensore con lei e che l’ha destata da quello stato di flashback amaro e malinconico.Quanto aveva pianto! Quanta rabbia e cattiveria nel suo cuore, in quei mesi. Quante domande senza una risposta logica che la potessero consolare, mentre quelle illogiche la facevano impazzire. Era crollata nell’oblio delle lacrime e dei giorni a letto senza mangiare, nelle notti insonni a leggere i suoi messaggi e a scrivere i momenti più belli passati insieme a lei, torturandosi l’anima ed il fegato, in un incessante delirio di astinenza da lei.Una bella mattina, una di quelle apparentemente senza nessuna pretesa di essere ricordata nella vita di chiunque, si era svegliata molto presto con la voglia di andare a correre. Fuori faceva molto freddo e sembrava una vera pazzia mettersi in tuta con il buio, alle cinque del mattino, per farsi qualche chilometro di fatica, ma ne aveva davvero sentito il bisogno.Aveva messo il giubbino vecchio, quello del liceo e tanta musica alle orecchie con il suo lettore mp3.La fatica era enorme e ogni duecento metri si fermava boccheggiando, poi ripartiva camminando, quindi scattava e poi ancora con le mani sulle ginocchia. Si voleva sfinire per non pensare e non voleva pensare per non sprofondare.Ricorda ancora cosa aveva cambiato una sua mattina di fine gennaio e, forse, anche tutti i giorni a seguire: dal piccolo lettore multimediale cominciava una canzone che non aveva mai ascoltato con attenzione, ma che, all’improvviso, sembrava le stesse parlando di tutto quello che aveva vissuto. Era “Per Sempre” di Ligabue, dove ad un certo punto dice:”... lei che era troppo più forte, sicura di tutto... e prima di andarsene mi dà il profilo con un movimento perfetto..” , frase che l’aveva fatta crollare in un pianto liberatorio, in uno scatto interminabile fino a casa, fino ad entrare nella sua camera disordinata e buia, fino a capire che doveva finalmente tornare in sé, rimettere ordine nella sua vita e, passo dopo passo, una cosa alla volta, darsi e dare un senso a tutto, mostrando il suo bellissimo sorriso allo specchio e trovando nello studio e nell’impegno di tutti i giorni la motivazione giusta per andare avanti, anche senza Angela che avrebbe amato “ per sempre”, di cui non avrebbe mai sostituito il suo “amore impossibile” con nessun altro. Doveva amare solo sé stessa e capire che, solo così, tutti gli altri avrebbero riconosciuto in lei la sua grande forza e la sua infinita bellezza, non solo fisica, ma soprattutto interiore, quella che avrebbe mostrato al mondo sempre e comunque, nonostante tutto.Aveva cominciato a scrivere qualcosa di sé stessa e del suo vissuto, dei suoi sogni e del suo dolore mai dimenticato e sempre messo sul comodino della vita, come la lucina che si tiene accesa la notte, come un post-it sul frigorifero che ricorda la lista della spesa e, infine, come forza di inestimabile valore.Portava sempre il suo block notes con sé, dove annotava tutto, scriveva ogni pensiero, creando immagini e ricordi, descrivendo il tempo e le persone che ne abitavano il contesto, sempre più variegato, nella sua mente.Un giorno, dopo un brillante esame, il block notes le era caduto inavvertitamente. Non sapeva più dove cercarlo e non capiva come mai, ripercorrendo i suoi passi dal suo corridoio fino al parcheggio, non riuscisse a trovarlo più. Il giorno dopo, il professor Cantarella glielo aveva riconsegnato, dicendole che le era caduto mentre andava via dall’aula, dopo l’esame. Le aveva anche confessato che, essendosi aperto su una delle sue pagine, mentre lo raccoglieva da terra ne aveva letto qualche frase. Le disse, scusandosi, che era così bello leggere quello che vi era scritto, che ne aveva letto ancora una gran parte.“... Cristina, se lo faccia dire da me, lei ha un gran talento nella scrittura... ne faccia qualcosa di concreto... crei una storia su queste annotazioni... ne scriva un libro... è bellissimo ogni suo pensiero...”.La sera stessa, memore dei complimenti del suo professore, si era seduta davanti al suo pc, creando pian piano dialoghi e ambienti, storia e personaggi. Stava per far nascere il suo primo romanzo: “La bellezza unica di un amore impossibile”.Appena finito, lo aveva fatto leggere solo al prof. Cantarella.Dopo vari accorgimenti e correzioni, quest’ultimo aveva fatto pervenire a Melinda Chisari il testo che, dopo la pubblicazione, con quelli di Giorgio Baldi, era diventato il romanzo di maggior successo della casa editrice diretta dalla “Kaiser”.Era più forte, aveva ritrovato sé stessa dentro un dolore apparentemente impossibile da da sconfiggere, aveva realizzato qualcosa che avrebbe stupito chiunque, che avrebbe fatto conoscere la sua vera forza davanti a quel mondo che l’aveva distrutta indirettamente, con i suoi pregiudizi ed i suoi ormai bigotti preconcetti, portandole via il suo “amore impossibile”.Si avvicina alla porta dell’ufficio e sente un forte profumo di colazione. Di sicuro, Melinda e Giorgio sono davanti ai loro cornetti con nutella. Sa che è uno dei loro momenti, uno di quelli in cui quei due si confessano la qualunque, ma sa anche che sono già le nove e che forse sarebbe meglio affacciarsi, aprendo discretamente la porta.-... permesso?... Buongiorno-... Cristina, buongiorno... aspettavamo te per far colazione... vieni, dai!... sono ancora caldi...Giorgio è di fianco alla grande vetrata con un caffè in mano, pensieroso, Melinda ha gli occhi lucidi, ma nota subito la sua grande voglia di condividere con lei e il suo grande amico, quel momento, che le toglieva ogni pensiero negativo dalla testa e che le avrebbe fatto iniziare meglio la giornata.-... hey! Non ci guardare così... tranquilla... lui ha solo il cazzo girato, perché oggi la stronza non ha portato la bimba a scuola, io ho solo avuto la brutta notizia che, forse, Riccardo non si sveglierà più... quindi prendi questo cornetto e “tuffati” anche tu nella nutella, così ogni brutto pensiero sparirà...Dicendo così, comincia a lacrimare. Cristina aveva già capito e ha solo una cosa da fare: ascoltarla a modo suo.Preso uno dei cornetti e mordendolo come una bambina, si fa due gran baffi di cioccolata sotto il suo bellissimo naso, facendo sorridere quei due, facendoli uscire dal quell’oblio di cattivi pensieri, anche se sembrava impossibile.20LETTERA AD UN’AMICA.Maria ha appena spento la radio dell’auto. È rimasta, per qualche minuto, nell’abitacolo della stessa cercando, in quell’incubatrice di silenzio, di riordinare le idee, prima di salire nell’appartamento di Filippo. Il suo sguardo è rimasto fisso sullo sterzo, mentre le immagini e i suoni sussurrati, la sera prima, prendono forma nella sua mente, facendole riprovare quelle sensazioni dolcissime.Filippo è particolarmente silenzioso. Si è disteso sul divano, dopo cena e sapeva che la stava seguendo con il suo udito, mentre rassettava in cucina. Lui le diceva che ormai capiva dai rumori che le sentiva fare, quello che stava sistemando, quello che stava lavando e si divertiva a immaginare il suo viso e le sue espressioni.Con il fare la sorella coccolosa, Maria si era seduta mettendo il cuscino, dove lui aveva appoggiato la sua testa, proprio sulle sue gambe. Avevano ormai stretto un bel rapporto e certi gesti di affetto, fra loro, erano ormai automatici, come il pizzicotto che lui le dava per salutarla la sera, quando andava via, o la pacca sul sedere di lei, quando lui le faceva il caffè la mattina, quando arrivava.Erano gesti semplici e puri, fatti per sentire l’altra persona più vicina e per non vedere in quello come un semplice e freddo rapporto di lavoro.Quella sera era stato completamente diverso. Lei cercava di farlo parlare per fargli tirar fuori, come sempre, il rospo. Gli accarezzava la testa dolcemente e, dopo qualche minuto di completo silenzio, aveva cominciato a tirar fuori i suoi pensieri.-... la mia vita è sempre stata particolarmente difficile... ho trovato sempre un ostacolo dietro ogni angolo, dietro ogni periodo apparentemente calmo e sereno. Ho sempre subito il peso del mondo intorno, perché tutti coloro che mi hanno conosciuta, hanno sempre pensato che ero forte abbastanza per poterlo sopportare... mi hanno sempre tutti vista come una grande lottatrice, un condottiero invincibile e carismatico... ma credimi, alle volte mi guardo allo specchio e vedo solo il viso di una donna che ancora non sa cosa vuole dalla vita, perché la vita non mi ha ancora chiesto nulla, tranne che di essere vissuta...Filippo si era destato da quello che sembrava essere uno di quei momenti dolcissimi che precedono il sonno.-... è bello, quello che dici... un giorno, scriverò un libro e ti ruberò queste bellissime frasi...-... davvero?... sai scrivere?...mi fai un giorno leggere qualcosa?... sono curiosa...-... si... promesso...Maria aveva capito il perché di quel silenzio di quella sera. Erano passati tre mesi da quella mattina, quella dell'incidente che aveva portato via l'amico Gerry e, nonostante il locale di Filippo sia gestito al meglio da uno dei suoi collaboratori, il sabato seguente aveva deciso di tornare lì, affrontando i fantasmi, che lo avevano tenuto per tutto quel tempo lontano.Non aveva voluto prendere il discorso. Aveva continuato ad accarezzargli i capelli, parlando sempre dei suoi pensieri per farlo addormentare serenamente. Sentiva qualcosa di bello per quel ragazzo, non capiva cosa la spingeva a dagli quell’affetto così bello, ma di sicuro non era dovuto alla paga che le dava il padre.-... io amo leggere i pensieri e le sensazioni delle persone intorno a me, perché nel bene e nel male ti insegnano qualcosa, ti fanno vedere tutto da altre prospettive... ti aprono gli occhi e... a volte... ti fanno sognare...io non sono una vera guerriera... io mi sono sempre considerata una sognatrice...Dopo qualche attimo da quella frase, si era accorta che non si era resa conto che Filippo si era addormentato. Lo guardava dormire serenamente e si sentiva in colpa, perché non le aveva ancora detto la verità sulle sue origini e sul colore della sua pelle. Non era per la promessa che aveva fatto al padre, ma per il timore che lui la considerasse in maniera diversa, che lui si tirasse indietro da quel rapporto così bello e puro e che per questo ne avrebbe sofferto tanto. Lei non credeva nel fatto che lui la potesse allontanare perché “di colore”, ma perché non averglielo detto, lui si sarebbe sentito tradito e preso in giro, per mancanza di fiducia nella sua capacità di giudizio.Aveva deciso di dirglielo, prima o poi. Cercava il momento giusto che non arrivava mai, perché il momento giusto, in quel caso, era già passato tre mesi fa.Aveva messo delicatamente la sua testa sul cuscino e aveva preso un plaid dall’armadio, per adagiarglielo addosso. Gli diede un bacio sulla guancia, facendosi trasportare dalla tentazione di toccargli anche una parte delle labbra con le sue. In quel momento, aveva capito che si era innamorata di lui, in quel momento, si era accorta di quanto fosse bello vederlo dormire.Aveva dato un ultimo sguardo, affinché tutto fosse in ordine e si era avviata verso la porta per andare a casa.-... anche io sono un “sognatore”... buonanotte Maria...Quel sussurro era arrivato dal divano, da dove Filippo non si era mosso, ma che, in un attimo di dormiveglia improvvisa, le aveva dato quella strana buonanotte che, nel cuore della bella venezuelana, aveva avuto l’effetto di una scossa improvvisa e piacevole.Adesso, è ancora davanti a quella porta che la sera prima aveva chiuso dietro le sue spalle, consapevole dei suoi sentimenti verso Filippo e anche del fatto che adesso più che mai gli deve quella verità. Quella verità che probabilmente li avrebbe allontanati, ma che non riusciva più a tenere nascosta.Entra silenziosamente, accertandosi che lui stia ancora dormendo. Il divano del salotto è vuoto e il plaid è stato messo ordinatamente su una sedia. C’è silenzio intorno ed un leggero ronzio che proviene dal pc, rimasto acceso accanto alla tv, mentre il led della stampante lampeggia sul mobiletto in salotto. Non fa molto caso a questa cosa, finché non va in cucina.Ha sempre l’abitudine di accendere lei la macchinetta del caffè, cosicché, quando Filippo si fosse svegliato, l’avrebbe trovata pronta per preparare ad entrambi quella crema piena d'aroma e buona come solo a lui riesce.Arriva davanti alla macchinetta in questione e nota subito un foglio sopra. Il cuore le arriva in gola. Lo apre lentamente, notando che era stato scritto con il programma vocale del pc e messo su foglio, tramite la stampante. Non si pone il problema della possibilità di tutto ciò, data la cecità di Filippo, ma si ferma in piedi, davanti alla finestra della cucina, a leggere quel foglio.“Lettera ad un’amica...Mia dolce Maria,da buon scrittore, quale mi son sempre ritenuto, sarei capace di scrivere fiumi di parole, ringraziandoti per tutto quello che mi dai e fai ogni giorno per me, ripagandoti giustamente del tempo che mi hai sempre dedicato in più e che non ti era stato mai chiesto.Mi son reso conto, però, che le parole hanno perso peso e che, forse, non riesco più a dire ed a farmi capire.Mi son reso conto che, alle volte, le mie parole hanno sempre fatto capire tutt’altro, rispetto alle mie reali intenzioni e questo perché, come te, sono un sognatore inguaribile ed imperdonabile.Nella mia vita ho cercato le risposte più assurde per tutti i perché che mi pesavano sull’anima e che mi rendevano impotente davanti al mondo intero, come se non avessi voce e pensiero... come se non avessi un viso ed un nome.Ho scoperto, col passare del tempo, che le domande più difficili avevano le risposte più semplici e che non riuscivo a trovarle perché troppo evidenti, come l’aria che respiri e la luce di ogni mattino.Quello che voglio dirti è proprio questo: cerca sempre la risposta più semplice e la strada più difficile. Non perderti mai nel labirinto di ogni giorno, nella ricerca di quello che è giusto e di ciò che è sbagliato. Questo perché la prima persona speciale, l’unica che dovrai sempre considerare speciale e fantastica, la incontri davanti allo specchio tutte le mattine... e, a quella e solo a quella, devi presentare il conto, anche se salato, di ogni giorno.Io penso che tu sia, senza dubbio, una persona tra le più amabili che io abbia mai incontrato, per la forza, per la tua bellezza e per la dolcezza che hai. Non conosco il tuo sguardo, ma sono sicuro che, se un giorno riuscirò a vederlo, lo riterrò un dono del cielo.Ti avverto: non buttare via tutto quello che di bello sei e che hai da offrire a chi ti sta accanto, apparendo e cercando di essere colei che non sei e che gli altri vorrebbero... non te lo perdonerei.Perché chi ti ama vuole solo che tu sia te stessa.Con queste parole ti accarezzo il viso, ti abbraccio forte e ti bacio sul cuore... quel cuore che non ha pari.Tuo Filippo... il Sognatore.”.I suoi occhi si colmano di una gioia particolare, quella che solo una commozione forte può darti, quella che ti dona quel contrasto di sorriso e pianto, che non è traducibile a parole, ma solo nei tuoi pensieri, dove ogni cosa è permessa ed ogni spiegazione è sempre ammessa ed ammissibile. Perché, dopo quel foglio, era certa che si era innamorata non del cieco da accudire, non del poveretto che fa pena e compassione, ma di un uomo che sa ascoltare ogni sua singola parola, ne sa cogliere il valore e, anche se non la può vedere, lui l’ha già osservata dentro, notando la sua unica bellezza, quella che vale, l’unica davvero meritevole di ammirazione: la sua anima.Si è persa in quella parole, smarrendo la percezione del tempo e del luogo, non accorgendosi che lui è dietro di lei.Maria si sente avvolgere dal calore della sua mano sul suo braccio, mentre l’accarezzava silenziosamente. Lascia andare le lacrime che le appannano la vista, che rigando il suo bellissimo viso, cadono sul ripiano della cucina, dov'è appoggiata.-... buongiorno Sognatrice...Lei si gira senza rispondere, osservandolo e respirando il suo odore di uomo, strusciando con il suo corpo eccitato, con quella voglia matta di averlo dentro di se.-... buongiorno Sognatore...Cristina si interrompe nel digitare. Alza lo sguardo verso Giorgio, che da qualche minuto era in silenzio ad osservare la strada sotto, dalla grande vetrata, ma con sguardo assente, perso nei ricordi di qualcosa che non le aveva ancora raccontato. Prova a destarlo dai suoi pensieri.-... hei!... “sognatore”... ci sei?... la scrivo io la scena si sesso o scendi dal pianeta Giove e mi dai una mano?Giorgio resta fermo per qualche attimo, poi alza il suo viso. Stringendosi nelle sue spalle fa un profondo respiro, chiudendo gli occhi, avendo incontrato un raggio di sole. Comincia lentamente a girare il suo viso verso Cristina. Come da un lungo sonno, apre di nuovo gli occhi osservando la collega per qualche secondo.-... no, tranquilla... la scrivo io di sana pianta... ho trovato l’ispirazione giusta...21TRA RICORDO E FANTASIA.Filippo le cinge i fianchi tuffandosi in un abbraccio caldo ed avvolgente, inebriandosi di quell’odore meraviglioso che Maria emana. Le bacia il collo, col timore intimo che lei possa ritrarsi da tanta intimità, ma sente inequivocabile il suo respiro appesantirsi, il suo battito divenire incessante e le sue mani che accarezzano la nuca e il viso. Non riesce a vederla, ma sente e sa come e dove trovare le sue labbra.Maria non gli da il tempo di cercarle, perché le apre senza nessun timore alle sue. Si desideravano e si stavano cercando da tempo e, nonostante si erano tenuti ogni giorno per mano, solo in quel momento ne stanno prendendo coscienza.Il Sognatore e la Sognatrice si sono ritrovati, si abbandonano a quella volontà unica di due amanti, che si pretendono e si concedono senza alcun pudore.Nella mente di Giorgio torna il ricordo dell’ultima volta con Anna. Si rende conto che ha dell’incredibile il fatto che, nonostante le tante donne avute prima e dopo di lei, nonostante le bellissime notti che passa con Gabriella, non riesce a prendere spunto, per quelle pagine d’amore tra Filippo e Maria, se non su quell’ultima volta passata con quella bellissima stronza di Anna. Perché solo con lei ha provato cosa vuol dire “fare l’amore”, mentre con le altre erano stati bellissimi momenti, sessualmente forse anche superiori, ma nessuna avrebbe mai potuto dargli quella sensazione indescrivibile.Maria comincia a mordergli le labbra dolcemente, mentre le sue mani sono intente a sbottonarsi la camicetta, scoprendo pian piano la pelle del suo seno morbido, lucente come l’avorio, ma di un color caffè che caratterizza la sua bellezza unica. Ha voglia di sentire il suo petto appoggiato a quello dell’uomo che la stringe a torso nudo, appoggiata al mobiletto della cucina.Lo bacia con voglia, senza smettere mai di accarezzargli avidamente la sua nuca rasata, trasalendo nel sentirlo eccitato appoggiandosi al suo corpo.Lo prende per mano e, discostandosi un attimo, lo accompagna fuori dalla cucina. Il cuore le batte forte e non c’è niente che in quel momento desideri di più.Si fermano davanti al letto. Per un attimo Maria ha la voglia di dire la verità sul colore della sua pelle, delle sue origini a Filippo, per non sentirsi in colpa, per dargli la scelta secondo la sua coerenza e non approfittandosene della sua cecità.-... aspetta... Filippo... aspetta... devo dirti una cosa...-... shhh... no... adesso non è il momento delle parole... abbiamo bisogno di sognare...Egoisticamente e forse presa dalla troppa eccitazione, Maria non dice più nulla, lasciandosi andare ai gesti di quell’uomo intento a spogliarla e a possederla, amarla come in effetti lei vuole con tutta sé stessa.Vederla, dopo più di quattro anni, davanti a sé era sempre stato il suo più grande desiderio, negato e nascosto a qualsiasi confessione, ma, allo stesso tempo, la speranza più lontana che il suo cuore potesse aspirare. Quel suo sguardo perso e gelido, deciso a chiudere per sempre con quella storia, in quella freddissima sera di un inverno mai dimenticato, aveva lasciato la certezza in Giorgio, che Anna non sarebbe più tornata da lui. La stessa frase con cui si era voltata in un bellissimo ed indimenticabile profilo d’uscita, non dava scampo alla speranza di un domani che non ci sarebbe mai più stato:”...tanto la mia vita è già rovinata...”.I suoi occhi neri come perle rare, il suo profumo forte ed avvolgente come un caldo vento d’estate ed il suo corpo sempre bello e desiderabile, come il respiro dell’aria più pura, erano lì davanti a lui. In quel dannato momento, avrebbe dovuto prenderle le spalle con le mani, con gli occhi ritti ai suoi, e dirgliene a sufficienza per ridurla a sentirsi a quella che è, cioè una emerita stronza egoista. Il suo silenzioso sguardo, però, il suo abbraccio forte e apparentemente sincero, l’amore mai finito verso di lei e il desiderio tenuto dentro in quei quattro anni insopportabili, lo avevano reso inerme a sé stesso, lasciandosi andare ai suoi gesti e alla sua bocca dal sapor di femmina innamorata.Nel suo cuore martellava il risentimento vivo dell’averlo lasciato fuori dalla vita di sua figlia, mentendo a tutti spudoratamente, arrecando sofferenza, senza pensare alle conseguenze di un gesto quasi irreparabile, che avrebbe distrutto il cuore di due uomini che, per sempre, si sarebbero ritenuti padri di una meraviglia che non meritava un tale inferno.Ma Anna è fatta così. La sua Anna è la parte di sé stesso più indecifrabile, forse quella che non avrebbe dovuto mai giudicare, ma solo capire.Ma Anna era lì, davanti a lui, dopo troppo tempo. Era lì e si stava spogliando ancora per lui, si stava ancora concedendo a lui, come se non avesse desiderato altro e che adesso rendeva tutto lontano ed insignificante. Perché ogni suo bacio sembrava fame, ogni suo gesto sembrava sete, ogni suo respiro arrivava dentro lo stomaco e l’anima.Filippo l’accarezza inginocchiato sul letto, la disegna nella sua mente, mentre le sue mani ne seguono i contorni, mentre lei trasale nel desiderio di essere sua, lo aspetta dentro di sé come niente al mondo, rispettando quella sua voglia di esplorarla, di prendersi, al tatto delle sue mani, la mappa di ogni centimetro del suo corpo, per far sì che nulla sia casuale e forzato, ma vissuto con dolcezza e passione.Quelle mani che stanno scendendo sfiorandola in tutta la bellezza dei suoi seni e del suo ventre, mentre lei, con una mano, lo accarezzava dove il piacere si fa strada, con la naturalezza di chi sa come amare.Maria, improvvisamente, di sposta roteando con la schiena sul letto, aprendo le gambe, alzandole sulle spalle di Filippo che la lascia fare, perché adesso è dentro di lei e comincia ad amarla, comincia a sentirla sua nei suoi movimenti, nei suoi respiri di piacere.Giorgio chiude gli occhi per pochi attimi, nel ricordo della sensazione unica e avvolgente di quando Anna incrocia le sue gambe dietro la sua schiena, osservando ogni espressione del suo viso, mentre il suo sguardo si perde nel vuoto del suo intento ad assaporarne il velluto nero, quel velluto che sapeva sempre riscaldare ogni parte del suo corpo e della sua anima.Quel velluto che si chiudeva sempre mentre lui le sollevava la schiena leggermente, facendole inarcare il collo all’indietro affinché i suoi capelli nero corvino toccassero, solo con la punta, il cuscino e le sue labbra si fossero lasciate andare in gemiti di piacere indescrivibili.Maria, adesso, è sul suo uomo. È inginocchiata nel riceverlo dentro di sé e l’osserva vivere di quel momento con il suo sguardo perso nel vuoto, ma sempre rivolto verso di lei, come un rispetto dovuto, come un bisogno e desiderio incessante.Gli tiene le mani, gliele stringe facendogli capire che è lì con lui, che non lo lascia solo, che il suo corpo non sta solo cercando un piacere circoscritto fisicamente, ma anche nell’anima, dove ogni cosa è possibile, da dove parte ogni sensazione, dove incameri il ricordo e lo rendi vivo dentro di te. Filippo sente il calore del corpo eccitato che sta possedendo, sente quel bisogno che lo pervade di sentirlo dentro e sa che, da un momento all’altro, insieme al suo, esploderà in un piacere immenso, forse mai vissuto, irreale ed inspiegabile, ma tangibile e bello come nulla al mondo.Le lascia le mani e si abbandona su di lei, appoggiando il suo petto ai suoi seni, avvolgendola con le sue braccia dietro la schiena, baciandola incessantemente e respirando attraverso la sua bocca.Tutto avviene in un incessante attimo piacere, in un orgasmo che sembra bruciare nei loro corpi, che scorre come un fiume in piena che ha rotto ogni argine, sfociando nel reciproco accogliersi di due corpi appagati, come mai fino ad allora.Le loro bocche si staccano solo per gemere di quel godimento, solo per sussurrarsi a mezzo respiro qualcosa di impercettibile, ma che in quel momento rende l’essenza di tutto: “... io ti amo...”.Gli occhi spersi di Filippo si riempiono di lacrime, come a pulire l’oscurità che li pervade da troppo tempo, mentre Maria, inarcando le sue gambe dietro la sua schiena, lo tiene stretto dentro di se, abbracciandolo così forte da sentirlo suo da sempre.Anna era su di lui e, muovendosi senza sosta, portava il piacere di Giorgio all’estremo, mentre il suo non smetteva mai e la teneva in volo planante. Lui l’osservava nella sua tipica espressione di estasi, mentre teneva i suoi occhi chiusi e la sua bocca carnosa emetteva i suoi gemiti unici, mentre la sua pelle sprigionava un odore forte di sesso, quell’odore che appartiene solo a lei.Giorgio non riusciva a resistere, perché la visione di quello spettacolo è troppo per chiunque e lui, senza porsi e porre resistenza, si lasciava andare nel piacere più completo dentro di lei che, a sua volta, esplodeva in un autentico paradiso che gli mostrava spalancando i suoi occhi e gemendo senza respiro, precipitando in picchiata su di lui.Ricorda ancora il suo viso nascosto nell’incavo, tra il suo collo e la spalla, abbandonata e stremata, mentre il suo petto spingeva forte sul suo e, nel silenzio di quell’attimo immenso, si era lasciato andare, per non avere un altro rimpianto.-... ti amo Anna... non ho mai smesso di amarti... mai...Lei, al sentire quella frase, gli morse leggermente il lobo del suo orecchio e stette in silenzio.-... Giorgio... ciao... a che punto sei?Cristina entra in ufficio e desta Giorgio da quel ricordo. Lo guarda con quei suoi occhioni verdi bellissimi e rassicuranti. In quel momento, quel misto di malinconia e rancore verso Anna svaniscono e, con un sorriso dei suoi, le risponde mostrandole il suo pc.Cristina si siede e comincia a leggere. Lui le dà un bacio sulla fronte e, con le mani in tasca, si affaccia dalla grande vetrata del loro ufficio, osservando quella fetta di Catania che gli è sempre piaciuta tanto.Quella Catania da cui era fuggito per troppo dolore, ma che oggi non vorrebbe più lasciare, perché oggi è cambiato qualcosa, nonostante tutto.22INFRANGERSI COME UN VETROAlessio è finalmente a casa. I tre mesi di vacanza-studio a Londra, ospite del suo amico Andy, sono finiti. A parte due coccole con la sua bellissima mamma e un pomeriggio da pennichella, stasera non desidera altro che passare del tempo anche con Riccardo, sperando di trovarlo a casa, invece di saperlo in servizio a correre chissà quale pericolo.Stranamente, all’aeroporto, non aveva trovato sua madre ad aspettarlo, anzi nessuno era andato a prenderlo. Aveva provato a chiamare il cellulare della madre, ma inutilmente, poi quello di Giada che, invece, gli aveva risposto stupita dalla cosa.-... tua madre mi ha avvisata che non sarebbe venuta in ufficio oggi... ma avevo pensato, sinceramente, che fosse perché tornavi tu... mi sembra strano che non sia venuta a prenderti... ti mando Francesco, perché Giorgio è impegnato a finire un lavoro con Cristina Rannisi...-... Giorgio?... parli di Giorgio Baldi?... è a Catania? -... non lo sapevi?... in effetti, con quello che è successo ultimamente, Melinda se lo sarà dimenticato...-... successo cosa?...Giada, scusa, cosa è successo che io ancora non so?Aveva sentito, nel silenzio susseguente di Giada, qualcosa di strano, ma preso dal fatto che era lì, da solo con una montagna di bagagli fuori su una panchina da quasi un’ora, non aveva chiesto altro.Con Francesco non ha mai avuto una grande confidenza e non ha preso il discorso, anche perché lo aveva tempestato di domande su Londra, città che avrebbe visitato, da lì a pochi mesi, con la sua fidanzata.Durante il tragitto in tangenziale, aveva anche riprovato a chiamare la madre, ma il telefono squillava a vuoto. Sembrava risucchiata da un buco nero.La sua auto è in garage e quindi presume fosse in casa, ma non risponde al citofono. Riesce a farsi aprire da una delle inquiline del residence. Ha una strana sensazione addosso per la quale dribbla, molto abilmente ed in maniera piuttosto veloce, le moine di bentornato della signora in questione.Suona il campanello della porta. Non sente risposta, ne’ movimenti in casa. Adagia i bagagli accanto alla porta d’entrata. Pensa che, prima o poi, arriverà e che deve avere pazienza. Ha sempre, però, quella strana sensazione che non lo fa stare tranquillo.All’improvviso, sente da lì dentro uno strano rumore di vetro, come se una bottiglia stesse rotolando sul pavimento di casa. A meno che non abbiano preso un gatto o un cane a combinare chissà quale guaio, non avrebbe dovuto sentire nessun rumore del genere da dietro quella porta.Prova ancora a chiamare sua madre al cellulare, ma non ha risposta, solo squilli a vuoto. Mentre chiude, però, la tentata comunicazione, ha una strana percezione di un altro rumore intermittente. Ha un sospetto che vuole subito verificare, riaprendo la chiamata verso il cellulare di Melinda. Lascia squillare il telefono e nel frattempo appoggia un orecchio alla porta. Sente distintamente vibrare qualcosa e, di sicuro, è il cellulare della madre che si trova dentro.Va immediatamente nel panico e comincia a chiamare da dietro la porta la donna, sbattendogli ripetutamente i pugni contro, ma senza riceve risposta.Non indugia un attimo e, memore di alcune lezioni di karate fatte da ragazzino, comincia a dare colpi alla porta con i piedi, cercando di far cedere la serratura. Ci riesce, infine, con una spallata. Entra dentro ed è tutto al buio. Le serrande sono chiuse e si sente un forte odore di vino.-... mamma, dove sei? Rispondi cazzo... mamma!Va in camera da letto, ma, anche se è buio più completo, riesce a capire che non è lì. Nel frattempo sente ancora vibrare il telefono da qualche parte. Di sicuro qualcuno la sta cercando e, passando dalla porta della cucina, vede il display del i-phone della madre illuminarsi e vibrare. Si avvicina e legge un nome che non conosce e svariate chiamate senza risposta.Va verso il salotto e, con un piede prima di entrare, tocca forse quella bottiglia che aveva sentito rotolare prima a terra. Vede la sagoma della madre, nella penombra, buttata sul divano a pancia in giù, con la faccia appiccicata ad un cuscino.Accende subito la luce e lo spettacolo a cui assiste è davvero penoso e fuori comprensione, conoscendo sua madre.Come aveva intuito nel buio, era riversa sul divano del salotto, vestita presumibilmente con gli indumenti del giorno prima. Attorno al divano e sopra il tavolino del salotto c’erano tre bottiglie di vino vuote che, con quella rotolata a terra, fanno quattro in totale.D’istinto si avvicina a lei e il puzzo di vino che percepisce lo porta ad aprire le finestre. Poi, la prende di peso e la mette supino. La sua faccia è stravolta. Si lamenta con mugolii incomprensibili. È ubriaca fradicia.-... mamma che è successo?... cazzo!... non ti ho mai vista ridotta così...Inutilmente, prova a chiamare il cellulare di Riccardo, che ovviamente è spento. Lui è ignaro di quello che è successo. Non sa che il compagno della madre è in coma e che, lei stessa, era stata ferita in quella notte di un paio di mesi fa, dove il poliziotto era rimasto in fin di vita in quella sparatoria e da allora era in coma in ospedale.Melinda aveva avuto, da qualche giorno, pessime notizie riguardo lo stato in cui riversa Riccardo ed era caduta in una forte depressione. Da qualche giorno, era rimasta a casa con la scusa di una forte influenza e non era andata più nemmeno in ospedale. Sapendo dell’imminente ritorno del figlio Alessio a casa, si era posta il problema di come doveva dirgli tutto quello che gli aveva tenuto nascosto, per fargli trascorrere quei mesi di vacanza a Londra serenamente, ma era arrivato il momento della verità, quello in cui avrebbe dovuto dire al figlio che sua madre aveva rischiato la vita, per colpa di un’imprudenza di Riccardo e che, forse, non avrebbe più visto vivo quell’uomo a cui è tanto legato, come se fosse davvero suo padre.Aveva cominciato a bere qualche sorso di vino prima di una pizza, la sera precedente. Aveva sentito l’effetto anestetizzante che aveva ottenuto da quel bicchiere di rosso dell’Etna sul suo cuore e sulle lacrime che non volevano smettere di scendere.La paura di perdere Riccardo, la sua solitudine e il macigno pesantissimo dell’affrontare il figlio per dirgli una verità che lo avrebbe sconvolto e fatto arrabbiare, l’aveva portata a scolarsi tutta la bottiglia che aveva aperto, mentre mangiava, di controvoglia, la sua pizza fredda e mal condita. Poi la seconda bottiglia, mentre guardava nel vuoto assoluto la televisione che emetteva immagini e suoni incomprensibili al momento, mentre la terza bottiglia era scesa giù per cercare di dormire, perché fuori qualcuno faceva troppo rumore di clacson, c’erano troppi cani che abbagliavano e le luci dei lampioni erano troppo forti e, filtrando dalle serrande, diventavano insopportabili alle sue palpebre chiuse a fatica. Era vittima della classica amplificazione delle percezioni uditive e visive, che la sbronza porta inesorabile allo stomaco e alla testa.La quarta bottiglia era quella della disperazione, quella che aveva bevuto ormai inerme alle lacrime e all’insopportabile insonnia che non sapeva sconfiggere, mentre le parole del medico dell’ospedale rimbombavano come tuoni di un temporale, che aveva il suo sfogo nei suoi occhi mai paghi di lacrime.Alessio la porta in bagno. L'aiuta tenendole la fronte, mentre vomita quasi inconsapevole ed incosciente, offuscata da un mal di testa che le annienta la comprensione di quello che sta facendo, riuscendo solo a percepire che le braccia che la stanno cingendo sono quelle di suo figlio, il quale le prepara, senza dir nulla, un caffè amaro e l'aiuta a farsi una doccia, con quell'amore che solo un figlio come lui può. Melinda rimane in camera da letto, in accappatoio. A fatica mette il suo pigiama e adagia la sua testa dolorante sul cuscino, quello dove, di solito, dorme Riccardo, girandosi di fianco, voltando le spalle alla porta della stanza. C'è ancora la macchia sbiadita di sangue sul muro di fronte al letto. Non sa se Alessio l'ha notata, ma da lì a poco dovrà fargliela notare lei, mentre il ricordo di quella notte le dà un sussulto improvviso. Sente ancora la sonnolenza incontrollabile della sbornia non darle pace, ma, di sicuro, dopo aver vomitato anche l'anima nella tazza del cesso, comincia a sentirsi pian piano meglio.Alessio entra nella stanza e vede sua madre sotto le lenzuola rannicchiata e silenziosa. Le porta il caffè e, appoggiando la tazza sul comodino, si siede accanto a lei, sul bordo del letto. Le accarezza la testa, scompigliandole dolcemente il suo caschetto biondo da “Kaiser”, come dice sempre Giorgio. Lei apre i suoi occhi cerulei bellissimi, ma gonfi e maltrattati da quella notte da dimenticare. Dopo qualche attimo di silenzio, fissa negli occhi il suo ragazzo, la luce immensa della sua vita, e, con una mano tirata fuori dalle lenzuola, gli accarezza il braccio sul suo viso, intento a darle conforto.-... mamma, cosa è successo durante la mia assenza?... dov'è Riccardo?... è in missione?... non risponde al telefono... perché stai così male...Poi, rivolgendo lo sguardo verso la macchia sul muro le chiede cosa fosse.Melinda, con apparente calma e con la forza che solo lo sguardo di un figlio può dare, gli racconta con un flebile sussurro tutto quello ch era successo in quei tre mesi: la notte maledetta, la paura di morire, il coma di Riccardo e la sua irreversibilità quasi certa per i dottori e comunicata da qualche giorno.Alessio, incredulo, rimane per svariati minuti senza dire nulla. Non gli sembra vero tutto quello che sua madre gli sta raccontando. Fino a quella mattina, non vedeva l'ora di tornare a casa dalla sua famiglia, di baciare la sua mamma felice di rivederlo e di abbracciare il suo “papà” Riccardo. La cosa più dolorosa è vedere il cuore della sua mamma infranto come un vetro ridotto in mille pezzi. 23VEDERCI CHIARAMENTE.Borak se ne sta seduto, con lo sguardo perso oltre il parabrezza della sua auto. Sta fumando una sigaretta che tiene tra l'indice e il medio della sua mano destra appoggiata sul volante. Il fumo avvolge il pupazzo raffigurante Spiderman, appeso allo specchietto retrovisore.Con Filippo aveva aperto un conto, tre mesi fa, da quel pugno che lo aveva colpito, con tale violenza che lo aveva persino fatto cadere dentro la piscina di quel locale. Le risa umilianti dei presenti e la successiva confessione di quella “troia” di Dija, che aveva ceduto alle avances di quel napoletano, lo avevano accecato e fatto incazzare, tanto da tornare ad aspettarli lì fuori, ubriaco e sotto l'effetto di una canna, per poi falciarli con la sua Alfa Romeo a tutta velocità, provocando la morte di Gerry ed il trauma che ha reso cieco Filippo. Tutto per dar loro una lezione.Filippo, dopo essersi risvegliato, lo aveva indicato ed accusato in base al ricordo confuso di quei pochi attimi prima dell'impatto, riconoscendo la macchina e il particolare del pupazzo di Spiderman appeso allo specchietto retrovisore. Quest'ultimo particolare l'aveva notato qualche ora prima, nel cacciarlo dal locale, avendolo seguito fino al parcheggio interno.Aveva dato queste indicazioni e un identikit dell'albanese, coadiuvato da alcune testimonianze dei presenti, quella sera in discoteca.Borak ricorda ancora il giorno dell'arresto da parte dei carabinieri, ma non se né curò più di tanto, dato che aveva riparato il paraurti ed il parabrezza danneggiati con l'impatto. Le prove poi erano davvero poche a suo svantaggio.L'intervento della sua ambasciata e la poca incisività delle leggi in vigore, lo fecero uscire dalla detenzione per insufficienza di prove, in attesa di nuovi e maggiori accertamenti. Gli imposero di non lasciare l'Italia fino a nuovo avviso.Borak era sempre stato un ragazzo irruento, nonostante la sua fosse una tipica famiglia perfetta, piena di principi, con una madre dedita ai figli ed un padre onesto impiegato di banca, che non gli aveva mai fatto mancare nulla, né a lui, né alle sue sorelle. Le cattive amicizie e il suo carattere poco docile alle sberle del padre, lo avevano portato via di casa, a trattare loschi affari nel giro delle auto rubate che lo aveva portato in Italia, insieme alla sua ragazza Dija, la sorella di uno spacciatore da cui si serviva in Albania.“... quella puttana l'ho mandata a casa da suo fratello...” , pensa tra sé.Si accosta, davanti alla sua auto, una Smart che conosce già, per averne osservato, nei giorni scorsi, i movimenti. Conosce anche chi la guida e sa che, in un giorno di pioggia come questo, per la fretta di entrare, non si accorgerà di lui.Maria apre il suo piccolo ombrello a scatto. Il portone del palazzo è dall'altra parte della strada. La pioggia viene giù senza sosta e, di sicuro, si bagnerà tutta solo attraversando dal marciapiede all'altro. Non vede l'ora di mettersi a riparo. Non vede l'ora di svegliare il suo Filippo entrando nel suo letto, come ormai accadeva spesso. Ieri notte al telefono era euforico. Non le aveva detto il motivo di quello stato di grazia, ma che oggi le avrebbe fatto una sorpresa.Entra in casa e subito va nella stanza da letto, ma si accorge, anche per i rumori che percepisce dalla cucina, che Filippo non è lì ad aspettarla.Lei è bagnata fradicia e dal freddo tiene ancora il berretto di lana grigio e la sciarpa sulla bocca, lasciando scoperti i solo i suoi bellissimi occhi color ambra, grandi come due laghi in un pomeriggio di mezza estate.Come altre volte, arriva in cucina e, osservando Filippo che di spalle è intento a prepararle il caffè, si appoggia al cornicione della porta, aspettando che lui si giri per porle la sua tazza, col fare incerto di chi ha la sua difficoltà oggettiva.Invece, stavolta, si volta verso di lei con molta naturalezza e, stranamente, appoggia sul tavolo la tazzina con inaspettata sicurezza.Indossa i suoi occhiali da sole, come in quei giorni in cui gli dà fastidio farsi vedere con le sue espressioni da cieco, con lo sguardo perso nel vuoto.Le sorride e comincia ad avvicinarsi a lei.-... buongiorno, Maria... come stai sognatrice?-... buongiorno, Fil... che c'è?... sei strano, hai un sorriso che non mi convince stamattina...Dicendo così, comincia a togliersi la sciarpa ed il berretto di lana, scoprendo il suo bellissimo viso mulatto e, notando poca luce entrare dalla finestra, dato il maltempo, accende il lampadario a neon, illuminando la stanza.Vede che Filippo, improvvisamente, cambia espressione, come se avesse visto qualcosa di strano, ma la cosa è impossibile, dato che lui non può.Comincia a batterle forte il cuore, comincia a capire cosa sta accadendo e, prima che potesse aprire bocca, Filippo comincia a raccontare:-... nella tarda serata di ieri, mi trovavo seduto accanto a Paola, la nostra cassiera, cercando di capire insieme a lei perché non combaciavano i conti dei pass omaggio con l'incasso... nel frattempo, in pista e al banco tutto andava davvero bene... una bella serata in cui tutti si divertivano... il dj Max aveva messo un po' di tecno seria, di quella che spacca i timpani e ti fa sudare, movimentando ancor di più la serata...i faretti sulla pista avranno cominciato a creare quei giochi di luce a ritmo di musica... ad un certo punto, nel frastuono più totale, sento urlare da qualche parte della pista il mio nome... d'istinto rivolgo il mio viso verso quella voce ed ad un tratto sento... anzi percepisco un bagliore...-... un bagliore?... Filippo stai dicendo che...-... quel bagliore, pian piano è diventato una specie di proiezione offuscata di oggetti che si confondevano per forma e dimensione, ma che con un improvviso mal di testa, smaltito tra l'altro solo dormendo, si è trasformata nella visione nitida ti tutto e quel bagliore era semplicemente uno di quei faretti, che mi sparava in faccia ritmicamente una luce arancione...A queste ultime parole, toglie i suoi occhiali scuri, rivolgendo il suo sguardo verso Maria. A sua volta lei, anche se felice quanto e, forse, più di lui, sente che è arrivata l'ora della verità.-... Filippo... io...-... si, Maria, ci vedo... e posso dirti che sei la cosa più bella che i miei occhi possano donarmi...Lei sente che Filippo sta parlando con immenso amore, con quella meraviglia che viene da quel momento già indimenticabile, ma rimane fermo ed irrigidito. Fino ad allora, lei era una voce, accompagnata da un profumo avvolgente, emanato da una pelle vellutata che aveva toccato e amava baciare. Tutto questo, però, adesso è definito e chiaro.Abbassa lo sguardo verso la tazza di caffè, corrucciando un po' la fronte, poi si rivolge di nuovo con voce pacata ma con tono serio.-... Maria dimmi la verità... perché fino adesso mi hai tenuto nascoste le tue origini?... non avrebbe fatto nessuna differenza per noi... per me, soprattutto... posso capire che non fosse influente prima della nostra relazione, ma poi...-... ho avuto paura... mi erano state dette delle cose su di te e su alcune tue idee...-... mio padre, vero?... il grande Antonio Corsini, l'avvocato penalista più costoso di tutta Milano... quello che può, sa e giudica tutto e tutti, più dei giudici in tribunale... cazzo!... lui che credendo che io fossi razzista, per alcune mie amicizie e che per questo, con la scusa di avermi trovato un'attività per farmi le ossa, mi ha mandato qui a Roma come in un esilio consenziente... ha deciso che, avendo preso un badante di colore, non avrei dovuto sapere nulla... tanto il coglione qui presente è cieco... ma meglio non dire nulla, perché è razzista!-... Filippo calmati...-... e tu, stronza, non hai avuto fiducia in me... mi hai giudicato nonostante mi avessi conosciuto profondamente in questi mesi... hai amato un uomo tenendolo all'oscuro di una verità che ti faceva paura, perché temevi che ci avrebbe allontanato... assurdo!... Maria è tutto assurdo per me...-... non è così... ti giuro Filippo... stavo cercando il momento giusto di dirtelo...-... Maria ascolta: supponiamo che io sia davvero razzista... quanto cazzo sarebbe valso tutto questo?... insomma, alla fine di tutto, il gesto intollerante l'ha fatto mio padre... e tu, complice, perché pagata anche per questo, mi hai anche tenuto con te, con la paura che io non ti accettassi... e hai anche rimandato nel dirmelo, perché ti faceva comodo così... -... Filippo stai esagerando...-... non puoi capire cosa ho provato, cinque minuti fa... il contrasto di sensazioni che mi ha dato il vederti così bella... e, allo stesso tempo, così stronza... adesso, fammi il cazzo di piacere di andartene da casa mia... non ho più bisogno di “lei”...Maria non crede alle sue orecchie. L'uomo davanti a sé è arrabbiato e deluso, forse a ragione, per essere stato trattato come un bambino a cui si tiene nascosta la verità, perché non lo si ritiene capace di affrontarla. Sta esagerando, però.La fa piangere, la sta cacciando via ferendola, dicendole che non ha più bisogno di lei con distacco e rabbia.Con gli occhi pieni di lacrime, gli gira le spalle e va via, sbattendo la porta, rendendo quel rumore eloquente più di mille parole. 24SAPERSI PERDONARELa riunione, per la foto di copertina e l'impaginazione, è appena terminata. È stato definito quasi tutto, tranne il titolo del libro che la stessa Cristina Rannisi si è riservata di decidere con Giorgio.Durante la riunione, si percepiva il vuoto dell'assenza di Melinda che ancora non si era ripresa da quella notte nella quale si era ridotta nello stato in cui l'aveva trovata Alessio. Non è per niente facile per lei concentrarsi e quindi tornare a lavoro. Giada e Francesco fanno in modo di non farne sentire la mancanza, più del dovuto L'aria che si respira non è delle più serene, nonostante si stia arrivando a realizzare un altro lavoro che, sicuramente, darà alla casa editrice nuove entrate e un nuovo successo editoriale, un contratto imminente per una casa cinematografica per realizzarne un film.Giorgio aveva deciso che per un po' non sarebbe andato a vedere all'entrata della scuola, sempre di nascosto, la piccola Maria Sofia. Aveva scelto lui il nome della Venezuelana della storia che stava realizzando, seppur in collaborazione, con Cristina e ogni qualvolta lo vedeva scritto lì, sobbalzava pensando alla bellissima figlia che Anna gli aveva dato e nascosto. Era stato il suo un modo per celebrarla, un gesto d'amore nel dedicare il nome della figlia ad un personaggio importante. Tornava in mente, però, lo sguardo severo e deciso di Anna di quella mattina, che gli imponeva di starle a distanza. La cosa lo fa, inevitabilmente, andare in bestia, aumentando in maniera esponenziale la rabbia ed il risentimento verso la donna, che avrebbe amato di più nella sua vita. Durante la riunione, era arrivato un messaggio di Gabriella, con la proposta esplicita di una serata, alquanto piccante, alla quale lui aveva risposto di sì. Alle volte, però, andare con altre donne, dentro di sé, gli provocava un certo senso di colpa che non sapeva spiegare. È sempre stata, la sua, una sensazione che poi arriva al culmine nei momenti subito dopo un amplesso, quando scende inesorabile, dentro di lui, una malinconia inspiegabile, appunto come detto prima, una sorta di senso di colpa verso l'amore che ha ed avrà sempre verso quella stronza di Anna Reitano.Cristina, durante la riunione, si era distratta spesso, guardando l'orologio. In quel momento Angela stava partendo da Roma per venire a Catania. Ieri sera, l'ha sentita per telefono e l'è sembrata davvero in stato di grazia, serena e pacata. Le ha detto che non appena si fosse liberata dal lavoro che avrebbe svolto per la sua testata, l'avrebbe chiamata perché avrebbe voluto parlarle. Era andata a Roma a risolvere una questione importante e le aveva anche detto che al rientro a Catania, avrebbe dovuto prima completare quell'inchiesta sulla quale stava lavorando da mesi e che aveva chiuso con soddisfazione. Diceva che forse era stata l'inchiesta della sua vita: un reportage sui finanziamenti pubblici che avrebbe sconvolto mezza Italia. Poi, dopo due frasi sussurrate per dirle che che l'amava e che non vedeva l'ora di rivederla, si era scatenato un turbinio di eccitazione che le aveva portate a far l'amore con la loro voce al telefono: si ascoltavano mentre si sfioravano intimamente godendo dei gemiti dell'altra, in un piacere che avevano provato per la prima volta in quel modo, ma che dava ad entrambe la gioia infinita di un amore che era sempre stato immenso ed assoluto. A quel pensiero, involontariamente si era eccitata e solo una domanda di Giada, su un dettaglio d'impaginazione, era riuscita a distoglierla da quel suo mondo, quello stesso mondo che l'aveva più volte, in passato, aiutata a scrivere.Anna sta tornando da lavoro. La giornata è stata davvero pesante e non vede l'ora di godersi il sorriso della sua piccola Maria Sofia: incredibile, come una figlia, nonostante la stanchezza infinita, ti possa far passare tutto, anche quando fa la monella e i capricci, anche quando la si deve curare per una febbre o portare in braccio fino al suo lettino, perché si è addormentata sul divano col suo bel pigiamino ed il suo peluche tra le braccia. La stanchezza, in quel momento, le sparisce, l'amore verso di lei la fa sentire sempre più forte, il suo sorriso, quello identico al suo Giorgio, la rende invulnerabile, nonostante tutto quello che le sta ancora accadendo. Ha appena posteggiato davanti casa di sua madre. Lei ancora non sa nulla. Se avesse saputo che Giorgio era a Catania, le avrebbe detto qualcosa. La piccola è con lei e sa che la riempie, ogni giorno, di amore infinito e, insieme a papà Sebastiano, la vizia come solo due nonni meravigliosi, come loro, possono fare. Si guarda allo specchietto del parasole. Si vede spenta, ancor bella, ma spenta. È delusa, perché ogni mattina si trucca e si pettina tutta in tiro, ma lui non viene più a vedere di nascosto la bambina. Ha, improvvisamente, paura che le abbia girato le spalle, che forse abbia fatto quello che lei le ha indicato col suo comportamento incosciente, ma che invece non avrebbe mai voluto, cioè sparire dalla sua vita e da quella di sua figlia, ma sentendosi battere il cuore ogni qualvolta lo vede dietro un albero della piazzetta, dinanzi scuola, o dietro un gruppetto di genitori in attesa lì fuori. Aveva avuto, qualche giorno fa, la paura che fosse tornato a Firenze e, per questo motivo, era passata una sera davanti a casa sua, ma vedendo le luci accese e l'auto fuori aveva smentito quel timore. Aveva visto anche un'altra macchina affianco alla sua ed aveva provato una certa gelosia nel sospettare che fosse in compagnia di un'altra donna, portandola ad andarsene di tutta fretta da quella strada, piangendo come una bambina stupida. Avrebbe voluto entrare e prendersi quello che è suo di diritto, ma l'orgoglio e le lacrime glielo impedivano. In quel periodo le capitava spesso ormai di stare così, ma è inevitabile, vista la situazione in cui si è messa.Adesso è a casa. Come al solito, ha finito di lavare i piatti ed ha già capito, dal silenzio che proviene dal salottino, che la piccola Sofy si è addormentata stringendo il suo peluche sul divano. La guarda e tutto sembra cambiare, tutto ha un senso ben preciso. La porta nel suo lettino e, nell'adagiarla, lei le apre gli occhi, le fa un sorriso, le dà un bacio sulla sua guancia dicendole buonanotte. Si rende conto che sta sbagliando tutto.Angela guarda fuori dal finestrino dell'aereo. Il sole rende accecante il bianco delle nuvole che stanno sorvolando in quel momento. Tra una mezz'ora, atterrerà all'aeroporto Bellini di Catania. Le tornano in mente i giorni appena trascorsi, il mese passato a Bologna da Laura che, in un certo qual senso, le ha aperto gli occhi su sé stessa e su quello che ha sempre voluto e mai realizzato. Sa di aver commesso lo sbaglio immenso che molti non riescono ad evitare: il farsi sopraffare per la propria debolezza e la paura di non saper affrontare tutto e tutti.Ha fatto quello che doveva fare. Ha preso il suo coraggio per mano, e l'ha vestito dell'amore immenso che ha sempre provato per Cristina, quell'amore che, in un certo senso, ha rinnegato per proteggerla dalle minacce indirette del padre, ma che alla fine avrebbe voluto essere più forte di quella maledetta paura, che l'ha resa schiava delle circostanze.Quando ha chiuso la porta dello studio di suo marito, ieri pomeriggio, ha percepito immediatamente dentro di sé la fortissima sensazione di libertà, la forza immensa che provoca lo svuotare sé stessa nel grande recipiente delle verità, dove ogni catena ed ipocrisia precipitano nell'oblio, lasciando spazio alla consapevolezza di quello che sei davvero dentro di te.Angela lo aveva guardato con serenità, dicendogli che entrambi avrebbero ricominciato a vivere, ognuno per sé, come meritavano da tempo, senza più facciate di circostanza ed alberghi e puttane da pagare, da parte sua, e senza più lacrime e rimpianti da rinfacciargli.-... del resto, papà, cosa avrei dovuto rinfacciare ad Antonio?... la mia vigliaccheria?... o il fatto di essere figlia di un padre irreprensibile e poco aperto nel capire una figlia lesbica, costringendola ad una vita falsa per evitarne la vergogna infinita? Adesso è davanti alla lapide del padre. Lui è morto già da un pezzo e ricorda, distintamente, di essere arrivata da Roma solo un'ora prima del suo funerale, senza aver versato nessuna lacrima e senza aver portato nessun fiore. Lo disprezzava e lo amava come ogni figlio e figlia riescono con i propri genitori, mischiando risentimento e infinito amore inespresso, quello incondizionato, in una strana forma di rabbia silenziosa e repressa dentro.-... avrei dovuto mandarti a fanculo, quel giorno... avrei dovuto girarti le spalle, facendoti andare su tutte le furie, provocando il tuo colore paonazzo in viso, quello che mi faceva paura da bambina... ma non ero più una bambina, mio caro papà, e, in quel momento, non mi ero resa conto che tra i due, quello che avrebbe dovuto avere paura da me, eri tu... solo adesso l'ho capito e, solo adesso, mi sono resa conto di quanto tu sia stato solo un alibi alla mia vigliaccheria, alla mia vergogna nell'essere “diversa”... quella vergogna che mi ha tolto la possibilità di vivere la mia vita come merito, insieme alla donna che amo e che mai smetterò di amare: la mia Cristina, a cui chiederò scusa per essere stata io intollerante con me stessa, cedendo al pregiudizio e alla vergogna che ne scaturiva, più degli altri, in maniera assurda... ti perdono... ti amo, papà...Dicendo così, si inginocchia singhiozzando in un pianto soffocato da anni, cercando conforto nell'appoggiare la sua fronte e le sue mani sul freddo marmo di quella lapide.Melinda sta osservando Alessio seduto accanto al letto d'ospedale di Riccardo. quest'ultimo ha, nel suo bellissimo viso, un'espressione impassibile, mentre suo figlio ha gli occhi lucidi nell'osservare il suo “papà Riccardo” ridotto in quel modo.Ha deciso di fumare una sigaretta e va nel terrazzo antistante l'aria ristoro, giù vicino il pronto soccorso.Prende un caffè e, quell'aroma particolare che proviene da quel bicchiere di plastica color cacao, le fa venire in mente le pause che lei e Giorgio facevano all'agenzia assicurativa, qualche anno fa.Anche se non lo vede da qualche giorno, lei sa che ha sempre qualcuno su cui contare e qual qualcuno era sempre stato il suo caro amico spaccone, colui con cui aveva deciso di svoltare la vita realizzando il suo sogno, credendo nelle sue capacità. Alla fine, però, quella che aveva realizzato un sogno era stata lei, quella che si era messa alla prova, cercando di battere il suo status di perdente cronica con il destino era proprio lei, rischiando di compromettere tutto, di bruciare uno scrittore come lui e di tornare a lavorare come precaria da qualche parte, sentendosi sempre al di sotto del mondo stesso, mentre dentro di sé si sente speciale e capace di realizzare qualsiasi cosa.Il pomeriggio è mite ed il tramonto rende al cielo quel colore arancione, che sembra toccare il cuore, sembra farti quella carezza mai chiesta, ma che giova per sentirsi meno stanchi.Lei si sente così, si sente stanca, ma sa di non essere sola. Giada le ha mandato un messaggio, dicendole che mancano un paio di capitoli alla fine del libro di Cristina e Giorgio. Li ha lasciati soli, ma sono riusciti lo stesso ad andare avanti. Questo, non perché la sua presenza sia inutile in azienda, ma perché ha lasciato persone che la stimano a lavorare con la sua fiducia, sicura di avergli sempre dato le direttive giuste.Come dice sempre Giorgio:” ... io sono il fuoriclasse tra noi due, ma tu sei un leader dentro...”.Questa frase era sempre stata il simbolo del loro rapporto e della loro identità, era stata quell'affermazione che l'aveva fatta sentire più forte di come non si era mai considerata, rendendola capace di perdonarsi per ogni sbaglio fatto in passato, per tutti quegli errori mai capiti, ma che, guardando avanti, ti spingono a vivere.24ATTIMI INFINITI.È piombato il silenzio. Improvvisamente, in quella casa, filtra la luce grigiastra di un mattino di pioggia.Il rumore della porta, che si è chiusa poco fa, rimbomba ancora nelle sue orecchie, mentre la rabbia trapelata dai suoi grandi occhi color ambra di lei, lo portano a pensare che forse, prima di trarre delle conclusioni, avrebbe dovuto ascoltarla e non giudicarla a prescindere. La vita è davvero strana. Per anni lotti contro tutto e tutti per dare la giusta visione di te stesso e poi, senza pensarci un attimo, fai lo stesso errore con chi magari non ha altra colpa, se non quella che essere lì a subire, anziché darle la possibilità di avere la dimostrazione di quello che sei sempre stato.Filippo, adesso, non è più arrabbiato per la mancata sincerità di Maria, ma per aver fatto diventare il momento più bello, cioè il suo ritorno alla vista con il desiderio realizzato di poterla vedere ed ammirare in tutta la sua bellezza, un disastro completo. Aveva sentito dentro di sé, la voglia matta di correrle dietro per scusarsi e baciarla senza sosta, togliendole il respiro fino a portarla nel suo letto a fare l'amore e finalmente poterla ammirare in tutto il suo splendore, mentre si faceva amare.Sente, all'improvviso, una piccola vibrazione ed un piccolo tono di notifica di un messaggio d alle sue spalle. Proviene dalla sedia vicino la porta della cucina, da dove si illumina un telefono. È di sicuro quello di Maria, che nella fretta di andare via, ha preso la sua borsa in maniera scomposta e, accidentalmente, è caduto fuori da essa.Lo prende e fa un sorriso. Quel telefono rappresenta la possibilità di rivederla, forse molto presto, il tempo che lei si accorga di averlo dimenticato lì.Suona la porta. Pensa che di sicuro è lei, che è tornata a riprendersi quell'oggetto. Pensa che non vuole aspettare un attimo nel dirle che l'ama, chiedendole scusa umilmente, ascoltando ogni sua parola e valutando serenamente quella situazione, strana ed equivoca, che si era creata.-... arrivo... sì, tranquilla il telefono è qui... ma non hai le chiavi?... aspetta!Dicendo così, va ad aprire la porta.Maria non ricorda nemmeno di aver sceso le scale o di aver preso l'ascensore. Le lacrime non smettono di bagnarle il viso coperto dalla sua sciarpa e, mentre attraversa la strada per riprendere la sua macchina, le sente confondersi con la pioggia che discende copiosa.Le ritorna in mente, continuamente, ogni singola parola, ogni singola espressione del suo viso. Non riesce a credere che l'abbia mandata via. Non riesce a capire se davvero Filippo la volesse fuori dalla sua vita o era stato solo un gesto il suo dettato dalla rabbia e dalla delusione derivante da quella sua mancanza nel dirgli delle sue origini e del suo colore della pelle. Magari non gli aveva dato importanza, dato che non esiste per lei il problema del colore della pelle o magari gli aveva dato troppa importanza, cedendo alla paura che lui non la volesse più per questo motivo, giudicandolo a priori come un razzista.Adesso si trova nella sua auto. È tutta bagnata e sta tremando di freddo. Non si dà pace e cerca di focalizzare. Mette i gomiti sul volante e le mani tra i capelli.Chiude gli occhi e comincia a pensare, a mettere in ordine ogni singolo attimo ed ogni singola parola che non aveva detto e che, forse, avrebbe dovuto dire senza pensare alle conseguenze, perché quelle che ne sono scaturite dal suo silenzio hanno provocato le lacrime che adesso, a fatica, sta asciugando con le maniche del suo maglione.Prende la sua borsa che ha, nel frattempo, adagiato sul sedile passeggero con poca attenzione, per la fretta di entrare in macchina. Cerca il telefono, perché le viene il dubbio che lui potesse averla chiamata per farla tornare indietro, le viene voglia di scrivere un messaggio per non lasciare niente d'intentato, per fargli capire che lo ama e che le dispiace avergli nascosto qualcosa per paura di un pregiudizio. Cerca quel maledetto telefono, ma in questa maledettissima borsa sembra ci sia un buco nero che fa sparire le cose di cui ha bisogno, mentre tutte quelle che al momento le sono inutili si ingombrano, impedendo la perfetta visuale all'interno di essa. In un raptus isterico, la svuota sul sedile: il telefono non c'è. Di sicuro l'ha lasciato a casa di Filippo, nella fretta di andare via. Dà un'ultima controllata alle tasche del giubbotto, trovando le chiavi di quella casa che ha dimenticato di lasciargli.Filippo ha gli occhi cerulei e stralunati di Borak davanti al suo sguardo. Sente la punta di un pugnale che preme sul suo costato. Cerca di mantenere la calma, cerca di capire cosa gli sta succedendo, perché è una di quelle situazioni in cui basta fare la mossa sbagliata, che si corre il rischio di non avere il tempo di potersene pentire.-... ti ricordi di me?... stronzo italiano di merda... già, non ci vedi e a malapena ricordi mia voce... Nel dire così, con un piede chiude la porta d'ingresso tappando, con una mano, la bocca di Filippo. Quest'ultimo, nonostante la paura e l'alito puzzolente dell'albanese che gli sta parlando ad un passo dal suo naso, percepisce che ancora non si è accorto che ha riacquistato la vista, ritenendolo un punto a suo vantaggio. Quindi continua a fingersi cieco e impacciato nei movimenti, cercando di capire il momento giusto per sorprenderlo.-... quella mattina, dovevo capire se tu morto assieme a quel porco di napoletano... mi hai creato rogna, piccolo bastardo milanese...-...credi sempre di farla liscia?... e poi cosa vuoi ancora da me?... non ti hanno fatto uscire per mancanza di prove?... non hai già distrutto la mia vita abbastanza?...-... ritira denuncia... così posso lasciare l'Italia senza problemi... adesso ti porto carabinieri e tu ritiri denuncia... se no ti taglio gola senza che nemmeno accorga... e poi vado dalla tua puttana nera e, dopo scopata, la butto nel Tevere ammazzata...-... no, non lo farai, sai benissimo che ti metteresti nei guai... come quella sera... non avevi bisogno di picchiare il mio amico, prendevi tu la tua puttana e te la portavi... invece sei un delinquente tossico di merda che si è meritato quel tuffo in piscina... se Gerry si è scopato la tua donna, almeno è morto soddisfatto dato, che mi sembrava una che ci sa fare...Filippo cerca di provocarlo per togliergli la poca lucidità che gli rimane, perché si vede ad occhio nudo che è mezzo ubriaco e fatto. Le sue parole non hanno, però l'effetto sperato.-... quella stronza l'ho rimandata a casa da suo fratello, magari adesso sta facendo battona su marciapiede e non mi frega un cazzo... tu e bastardo napoletano avete toccato mia faccia e onore... Borak non dimentica e si prende sempre soddisfazione ... ma, adesso, vieni con me dai carabinieri... prima che tu veda mia faccia come ultima di tua vita...Maria sta salendo le scale. Ha trovato l'ascensore bloccato e non vede nemmeno gli scalini, tanta è la voglia di vedere il suo Filippo, tanta è la voglia di fargli capire che è tutto un equivoco e che ha bisogno di chiedergli scusa, per sentirsi di nuovo sua senza la paura maledettamente sbagliata di un pregiudizio che li ha allontanati.Si trova davanti alla porta. Sta per suonare il campanello, ma decide di entrare con le chiavi, come ha sempre fatto, per fargli capire che niente è cambiato, per fargli capire che quella la sente come casa sua, perché l'uomo che la abita è suo.Mette le chiavi nella toppa e apre. Sente, stranamente ed immediatamente puzzo di alcool e fumo e non capisce perché. Filippo non fuma e non può essersi ubriacato a tal punto in dieci minuti da sentire così tanto tanfo.Borak, senza staccare gli occhi da Filippo si allarma per il rumore che proviene dall'uscio di casa.-... chi ha aperto?... puttana nera andata via... resta qui...Si avvia verso il corridoio, lasciando alle sue spalle Filippo, senza curarsene più di tanto, dato che per lui non era in grado di vedere e quindi di fuggire o difendersi. Vede entrare Maria che gli rivolge uno sguardo perplesso, ma immediato nel trasformarsi in terrorizzato nel vedere nelle mani di quello sconosciuto un pugnale. Prima che lei potesse urlare, le si avventa con la lama di quell'arma puntata verso la gola, ma improvvisamente sente sulla sua schiena come due pugni scagliati con violenza inaudita, crollando a faccia a terra prima di raggiungere la ragazza.Filippo, aiutato dal fattore che l'albanese lo credesse cieco, gli era piombato alle spalle a mani unite, colpendolo con tutta la sua forza tramortendolo a terra. Riesce a dargli anche un paio di calci in faccia per metterlo ko, mentre la povera Maria, alla vista di quella scena sente mancare il respiro e comincia ad urlare come una pazza. Filippo cerca di calmarla, riuscendoci in parte abbracciandola immediatamente.Borak è a terra privo di sensi e, scavalcando la sua schiena, Filippo e Maria si dirigono verso la cucina dove hanno i loro telefoni per chiamare le autorità. Hanno troppa fretta, non riflettono sul cosa fare per la troppa adrenalina, tralasciando di prendere una precauzione in particolare.Filippo ha il telefono in mano e, mentre cerca di chiamare i carabinieri, dà le spalle alla porta che dà sul corridoio, dove si trova Borak svenuto. Maria gli sta accanto con le braccia conserte, appoggiata alla cassettiera vicino la finestra. Sta piangendo e trema ancora, sente il braccio di Filippo cingerle l'addome per rassicurarla, mentre con l'altro ha già il suo telefono all'orecchio, nell'intento di chiamare il 112.-... sì, pronto... Corsini... ascolti... ho avuto un'aggressione in casa...Sente all'improvviso un urlo di Maria e voltandosi, in un breve attimo, vede scagliarsi su di lui Borak con l'espressione di un assassino inferocito. Ha ancora in mano il suo pugnale e capisce, in quell'attimo infinito, di aver commesso la leggerezza di non raccogliere da terra, in corridoio, quell'arma, non mettendo in conto che l'albanese si potesse riprendere in così poco tempo. È un attimo infinito, appunto, come quello in cui Borak tenta di colpirlo, ma non ci riesce. Sente un altro urlo, forse un gemito di dolore, un “no” straziante, che segna ancora un altro attimo infinito: quello in cui si accorge che Maria gli ha fatto scudo col suo corpo, prendendosi la coltellata sotto il costato.Filippo lascia andare il telefono a terra, con una mano prende per la faccia l'albanese e lo spinge verso la porta della cucina, facendolo battere contro lo stipite con la nuca. Maria cade a terra e, mentre perde i sensi in quel dolore lancinante che la ferita le sta portando, vede sfocarsi tutto intorno senza poter reagire, consapevole che forse non si risveglierà più, ma felice di aver salvato il suo Filippo. In un attimo infinito, sente come se si stesse addormentando, riuscendo solo a sussurrare con le ultime forze rimaste le parole che Filippo in quel momento non riuscirà a sentire:”... perdonami... ti prego... io ti amo, Sognatore... “Filippo è una furia e si scaglia contro Borak con una rabbia e con una forza inaudita. Mentre l'albanese ha le mani attorno alla nuca, inginocchiato dal dolore dell'impatto contro la porta, lo prede dal collo e comincia a massacrarlo di pugni e calci, fino a tramortirlo, rendendolo innocuo. I suoi occhi cominciano a rendere nitida ogni immagine e la sua mente a mettere a fuoco gli avvenimenti. In un attimo infinito, vede Maria a terra, in un lago di sangue e priva di sensi. Disperatamente cerca di tamponarle la ferita, supplicandola di svegliarsi, ma invano. Prende quel maledetto telefono e chiama subito un'ambulanza ed il 112.Sono attimi infiniti, sono quelli che in un niente cambiano il corso delle cose.25LA PRESENTAZIONELa parola fine nel romanzo di Cristina Rannisi, in collaborazione con Giorgio Baldi, è stata scritta.Quando finisce un lavoro come quello, durato quasi quattro mesi, si ha come la sensazione di aver vissuto dentro di esso, forgiandoti nei pensieri che stai formulando nel ricamarne una storia, un senso e un finale da ricordare e che possa dare un seguito dentro chi la leggerà.La conferenza stampa per la presentazione sta per iniziare. Tutto è pronto e, stavolta, ci sono più testate a partecipare all'evento e per gli inviti fatti in tal merito, si sta svolgendo nella sale del vicino Teatro Metropolitan.Cristina è visibilmente emozionata e cerca di non perdere la sua proverbiale calma, mentre il sorriso marpione e sicuro del suo compagno di viaggio, Giorgio Baldi, che pavoneggia come al solito tra gli invitati. Sta parlando con Giada che gli ha confermato la sequenza degli interventi e delle domande, mentre Cristina si avvicina tra le poltrone per salutare gli invitati, con il pretesto di arrivare a sfiorare la mano di Angela che non vede dalla notte prima che partisse per Bologna. L'aveva sentita la sera precedente. Aveva una voce diversa dal solito e le aveva detto che avrebbero dovuto parlare appena avrebbe finito il romanzo. La vede in piedi tra le seconda e terza fila, che sta conversando insieme a delle colleghe, presume.Non vuole distoglierla da quella compagnia e le passa solo accanto, sfiorandole una mano. Angela, nel sentire quello tocco leggero ed improvviso, si gira verso la scrittrice che le rivolge un dolcissimo sorriso, con la luce immensa dei suoi grandi occhi verdi, che le provoca un'emozione inspiegabile. Mentre si allontana tra gli altri invitati, la ricambia con il suo di sorriso, rivolgendole un bacio lanciato con due dita sulle labbra, senza che potesse sentirsi a disagio, senza avere il problema di non farsi notare dai presenti. Perché amare Cristina è la cosa più bella e normale, essere se stessa è finalmente naturale come respirare sotto il caldo raggio di un sole d'estate, mentre la brezza marina ti accarezza fino al cuore.Tra le ultime file del teatro, nota il correre di una bambina verso uno dei sedili dove è seduta una bellissima brunetta dagli occhi neri che cerca di far star buona la piccola con un dolce rimprovero da mamma:”... Maria Sofia, stai seduta qui, non fare la monella che adesso iniziano e dobbiamo far silenzio...”.Le mette dolcemente il mento tra il pollice e l'indice nel dirgli quelle parole, mentre la piccola le adagia la manina sul suo viso agitando la sua lunga treccia adornata con un fermaglio colorato. La donna, forse sentendosi osservata, alza lo sguardo verso Cristina che forse, vedendo quella scena, ha l'espressione sorridente, contagiosa, a tal punto, da indurla a risponderle con uno dei suoi.Cristina ha questa capacità: riesce sempre a scature nelle persone una serenità inaspettata, di quelle che forse ognuno di noi ha dentro, nascosta da qualche parte in attesa di trovarla nei momenti più difficili, quelli da dimenticare o da superare in fretta. In questo, lei si era fatta le ossa per anni, nella sua sofferenza affrontata con la solitudine che le faceva da compagna e da antagonista, ma sempre presa per mano e mai resa insostenibile, cercando sempre di andare avanti scavando dentro di sé, finché non fosse poi riuscita a trovare il nascondiglio della sua serenità, tirandola fuori per vincere la sua sfida con la vita, mostrandola sempre al mondo intero come trofeo da non esibire al cielo, ma da offrire al suo prossimo. Negli occhi di quella donna, vede chiaramente una tristezza infinita e la voglia, strana ed istintiva, di cercare quella serenità nel suo sguardo, come un bisogno inconsapevole e vitale, allo stesso tempo. In pochi istanti capisce chi è, torna indietro e risale sul palco del teatro, dove si trovano Giada e Giorgio, ancora impegnati nei dettagli dell'intervista.-... quindi, Giada, nessuna notizia di Melinda?...-... no, Giorgio, non mi risponde al telefono da ieri pomeriggio, quando le ho mandato la foto del romanzo... poi nulla, nessuna notizia.Cristina li ascolta in silenzio, senza esprimere nemmeno con il viso la sua opinione sulla cosa. Senza Melinda, quella sera, sarebbe stato tutto diverso, perché lei è l'anima di quella casa editrice, perché è lei che ha voluto fortemente questo progetto con Giorgio. Aspetta che si allontani Giada, per rivolgersi a lui che, in un gesto affettuoso e rassicurante, le mette una mano sul viso, accennandole un sorriso.-... hey, piccolina... stai tranquilla, ce l'abbiamo fatta... hai realizzato un capolavoro... ti ringrazio di avermi dato la possibilità di farne parte...-... sono io che ringrazio te, per l'aiuto prezioso che mi hai dato... Esita, ma qualcosa le dice che deve fargli notate la presenza di quella donna e, soprattutto di quella bambina in fondo al teatro.-... c'è Anna...-... cosa?... dove?...-... c'è anche tua figlia con lei... non ti girare e non guardarle... fai finta di niente... sono in fondo, nella penultima fila, nei posti esterni... evidentemente, non vuole farsi vedere... stai tranquillo e non farti prendere dall'emozione... se te l'ho detto è solo per non farti prendere di sorpresa nel notarlo da solo... hai ragione... è bellissima...-... bellissima e stronza... -... non parlavo di lei... ma di Maria Sofia...A quell'affermazione, Giorgio sorride abbassando gli occhi a terra. Poi, senza farsi notare, dà uno sguardo in direzione di Anna, dove gli aveva indicato Cristina. La sorprende nel dolce gesto di un leggero buffetto sulla guancia, appena accennato con le sue bellissime dita, come faceva con lui, quando stavano abbracciati dopo aver fatto l'amore.In quel momento, gli venne una gran voglia di avere la sua insostituibile amica Melinda “Kaiser” Chisari lì con lui, come era sempre stato negli ultimi anni, in ogni momento importante e difficile della loro vita. .Francesco, con cenni cordiali ed espliciti, fa capire a tutti i presenti che è ora di iniziare. In assenza di Melinda Chisari, la conferenza stampa viene presentata da Giada Russo, la sua fedele collaboratrice, colei che la stessa “Kaiser” definisce sempre il suo unico “alter ego” in azienda.La stessa Giada, per l'importanza dell'evento, sente il peso di questa responsabilità e si concentra dandosi aiuto con svariati e profondi respiri, prima di entrare sul palco, mentre tutti si siedono e in sala comincia a calare il silenzio.Giorgio e Cristina sono già seduti. Giada nota che lui, di nascosto, le tiene la mano e le sembra alquanto strano, data la grande serenità della piccola adranese.Un assistente di sala le porge un microfono ed, in quel preciso momento, desidera anche lei la presenza di Melinda.Ha una copia del libro stretta all'addome, come se fosse qualcosa di prezioso da proteggere, mentre aspetta che tra il pubblico ed i giornalisti si stabilisca una silenziosa attesa.Ecco, è arrivato il momento. Accende il microfono e non fa nemmeno in tempo a fare un passo il palco, che sente una mano stringerle un braccio, mentre sul suo viso sente arrivare un bacio affettuoso e riconoscente. Con grande stupore e sollievo, Giada alza gli occhi incontrando felicemente quelli bellissimi e cerulei della sua Melinda che, sorridendole con fare materno, le sfila la copia del romanzo che stringe a sé ed il microfono, sussurrando con fermezza:-... tocca a me... è l'ora di tornare a vincere le mie battaglie da condottiera, invece che da regnante assente... grazie di tutto, Giada...In fondo alla sala, Anna nota che Giorgio, che la sta osservando, cerca invano di non farsi vedere. La cosa non le crea disagio, anzi il sentirsi ancora osservata da lui le procura ancora una stuzzicante emozione di piacere.Ricorda ancora quando le aveva fatto leggere il suo primo manoscritto, figlio di una promessa fatta dopo uno di quei baci dolcissimi, mentre la guardava, innamorato, nei suoi sensuali occhi neri. E per quelle perle che sempre avrebbe scritto, è a loro che avrebbe dedicato ogni suo pensiero-... mamma, quel signore non è quel tuo amico cha abbiamo incontrato a scuola?... Giorgio...no?Spalancando gli occhi, Anna le fa cenno di sì con il capo, stentando a credere alle sue orecchie. All'improvviso, si rende conto di come non abbia importanza la distanza tra l'albero e il suo frutto, perché, prima o poi, entrambi capiranno di appartenersi con la forza di un richiamo unico e distinto.Dal palco arriva una voce.-... signori, Buonasera...Melinda Chisari, si fa avanti sul palco, scaturendo un applauso che sancisce l'inizio della conferenza stampa. -... abbiamo iniziato questo progetto con la consapevolezza che avremmo intrapreso una fantastica avventura... e così è stato...Tutto è nato in una sera di sei mesi fa, in una pizzeria qui vicino: due amiche, una pizza e una birra... si comincia a fantasticare su qualcosa che poi ha avuto un seguito, dettato dall'entusiasmo e dalla voglia di far sì, che diventasse quello che adesso ho tra le mani...Abbassa lo sguardo, rimanendo in silenzio per qualche secondo, come se stesse mettendo a fuoco i suoi pensieri. È evidente che sta andando a braccio, senza aver preparato nulla, ma con il suo proverbiale ordine mentale.-... due giorni dopo, ho chiamato un altro amico... colui che con i suoi successi ha risollevato la nostra casa editrice... gli ho chiesto di collaborare per impreziosire questo progetto con una scrittrice che ha nel cuore la forza e la sensibilità giusta per un risultato eccellente... quello stronzo siculo-toscano, quello stronzo del mio amico e ”fratello”... quello stronzo...Si gira verso Giorgio con un sorriso ammiccante, facendo scattare le risa in sala...-... quello stronzo ha preso un aereo per Catania, senza fare il biglietto di ritorno ed è piombato qui... e non sa, o magari sì, quanto farà male riaccompagnarlo all'aeroporto tra qualche giorno...Anna ha un sussulto. Giorgio sarebbe partito da lì a poco e averlo sentito così, le fa salire un groppo in gola improvviso.-... forse qualcuno in sala già lo sa, ma negli ultimi mesi, per motivi gravi e personali, mi sono assentata e ho dovuto osservare gli sviluppi di questo lavoro da casa, mentre i miei fedeli collaboratori non hanno fatto pesare la mia assenza, con professionalità encomiabile...Fa cenno con una mano verso Giada. Lei si avvicina e le cinge il fianco con un braccio.-... ringrazio tutti per quello che abbiamo realizzato e soprattutto te... Giada... pubblicamente...Parte l'applauso di tutti i presenti che danno alla piccola rossa il giusto merito. Le sue emozioni sono inspiegabili, ma ben contenute in un sorriso composto.Melinda continua la sua presentazione.-... questa storia è stata scritta da due persone uniche... apparentemente incompatibili tra di loro... lei è una piccola grande donna che, con i suoi bellissimi occhioni verdi, sa illuminare chiunque le sta davanti...Lui è il più grande marpione dell'universo, un bastardo sciupa femmine inguaribile e senza speranza...Senza guardarlo, con ampi cenni della mano, indica ancora Giorgio che, contemporaneamente si sfrega le dita della mano destra sul petto, appoggiando il gomito dell'altro braccio sullo schienale della sedia, come per vantarsi delle “bellissime” parole della sua editrice, scaturendo altre risa...-... ma la combinazione eterogenea, che ho fortemente voluto, ha dato i suoi frutti: è una storia che parla di diversità, di grandi sentimenti e di emozioni, a volte, contrastanti... è forse una favola che ha solo il pretesto di evidenziare che tutto ha il senso e la dimensione che ognuno di noi sa e può darsi, in funzione delle mille sfumature che comportano il nostro essere unici ed irripetibili... che forse non ha la pretesa di insegnarci il rispetto verso gli altri, ma esalta l'infinita bellezza di esistere e coesistere insieme e in diversità...Apre la copertina del romanzo e legge la frase sulla prima pagina.-... “Il mondo è più bello da quando so che ci abiti anche tu.”...Cristina Rannisi e Giorgio Baldi!...Parte un altro applauso. Sulla schiena di Angela si fa strada un brivido, mentre le perle di Anna, stranamente, luccicano dolcemente, cedendo all'emozione nel veder applaudito il suo Giorgio.Cristina interviene per prima.-... Buonasera a tutti... ringrazio Melinda per la bellissima ed immeritata presentazione... per le belle parole che mi ha appena dedicato... ma devo dire, strameritate per il mio collega qui a fianco...- (ancora risa tra i presenti).Voglio subito iniziare con l'annunciare, finalmente, il titolo di questo romanzo che, prima di depositarlo e poi stamparlo, non ne avevamo ancora idea... poi, come immaginavo e sapevo già, ha prevalso l'intuizione improvvisa di Giorgio a cui affido la presentazione...Giorgio, con la sua proverbiale sicurezza, mostra la copia in suo possesso enunciandone il titolo:-...”Tutti i Colori dell'Arcobaleno”... 26CI SONO PERSONE...Il passo sicuro ed imponente da “Kaiser” rallenta con l'entrare in quella stanza, dove i ricordi si proiettano, come in uno schermo virtuale, e i suoni e le parole tornano in un rewind continuo.Gli applausi ed il successo sono dietro quella porta appena chiusa e le parole, elogianti ed esaltanti ricevute, stanno scivolando a terra come i vestiti che sta per togliersi.Non sarà nemmeno lo scendere dai quei tacchi che cambierà quella sensazione di aver il controllo su tutto, ma il silenzio e l'assenza di chi avrebbe voluto accanto per condividere ogni attimo appena vissuto, ricevendo il giusto premio di un abbraccio e di una notte d'amore.Quella mattina, Alessio l'aveva trovata in ginocchio, arresa e sconfitta. Si era talmente vergognata, che aveva giurato a sé stessa che più nulla l'avrebbe ridotta in quel modo, aggrappandosi all'amore unico ed immenso di un figlio che incarna di per sé un dono divino, mostrandosi a sé stessa su uno specchio esplicito e sincero, riconoscendo ogni limite per poi superarlo. Questo è il motivo della sua entrata ad effetto alla presentazione del romanzo: aveva solo bisogno di dare a sé stessa la prova inconfutabile che la vita deve essere attraversata dai suoi stessi passi, senza mai lasciarsi trascinare dagli eventi, traendone dall'ovvia e plausibile irrefrenabilità, la possibilità di contrastarli o viverli con coraggio.Anche adesso, con le mani tra i capelli ed una lacrima che cade a terra, sa di essere sempre la Melinda che ogni giorno saluta, attraverso il suo specchio.Angela e Cristina stanno facendo l'amore. Vivono , finalmente, il loro momento, libere di lasciarsi andare e di non chiedere più il permesso al mondo intero a prendersi per mano.È bellissimo sentire la propria pelle profumare dell'altra, mentre ci si accorge che nulla era mai cambiato. Questo inebriarsi di baci e carezze ha solo il gusto diverso del tempo che le ha forgiate, come fa il sale di una lacrima su una guancia e il suono leggero di una nuova parola sulle loro labbra, come le risa per un'emozione sempre più forte, dopo un orgasmo desiderato e raggiunto.Quel gesto aveva sciolto il nodo complesso di ogni loro paura; quella risposta ad una domanda fatta davanti al mondo intero era servita a vincere una lotta forse mai voluta.-... Cristina Rannisi...non ho particolari domande da farle... forse l'unica che vorrei è questa: ha mai trovato la bellezza dei colori di un arcobaleno in qualcuno o in qualcosa che l'ha ispirata, tra le pagine di questo romanzo?...-... sì... il mio arcobaleno ha un viso bellissimo, che è comparso in una fresca mattina di un autunno, di qualche anno fa... su una panchina, ad aspettare che arrivassi per mostrarmi il suo sorriso ... e ancora adesso non smette di farmi dimenticare, meravigliandomi con i suoi colori, ogni temporale della mia vita...-... ti amo anch'io, Cristina...L'emozione di quelle parole avevano commosso e fatto applaudire tutti i presenti e, alla fine della conferenza, le avevano fatte abbracciare in un bellissimo bacio.Anna sta tornando a casa.Anna è silenziosa e ascolta il dolce respiro di Maria Sofia che si è appena addormentata.Anna è felice ed orgogliosa.Anna ha deciso che tornerà la stronza di sempre e non piangerà più.Anna ha riaperto il cassetto dei ricordi felici.Anna sente il bisogno di un abbraccio, di una carezza e di un bacio sul cuore.Anna non sa più mentire, nemmeno a sé stessa e sa che, dentro di sé, qualcosa la sta cambiando profondamente.Anna ha preso la sua decisione.Anna vuole riprendersi quello che è stato sempre suo.Giorgio si sveglia all'improvviso. Nel buio della stanza, sente la presenza ed il respiro di Gabriella.Il suo bellissimo corpo emana un calore ed un gran profumo.Da quando l'aveva conosciuta, sull'aereo per Catania, avevano intrapreso questo rapporto libero e liberatorio di una frequentazione atta all'ottimo sesso, condita da un buon vino e cene passate piacevolmente a conversare, regalandosi reciprocamente l'ascolto ed una buona parola.Stanotte non era con lei che avrebbe voluto dormire, non era con lei che avrebbe cercato il sollievo, dopo quella sera così impegnativa, che aveva segnato la fine di quattro mesi di duro e soddisfacente lavoro.Anna era lì. I suoi occhi sono ancora pieni di orgoglio per lui. Sa che lo ama, ma sa anche che è una gran testona, orgogliosa e piena di sé.Sa che, fra qualche giorno, lo lascerà andare via, nonostante sia lui il padre di Maria Sofia, nonostante sia lui l'unico uomo degno di lei, perché stronzo senza eguali.Sente sussurrare Gabriella qualcosa di incomprensibile, detta ad occhi chiusi, nel pieno di un pesante dormiveglia.Anna l'ha vista insieme a lui, dopo la conferenza stampa. La sua faccia non esprimeva emozione alcuna, rimanendo impassibile e aprendosi in un immenso sorriso, nel prendere in braccio quel miracolo nato dal loro amore.Si affaccia alla finestra, trovando oltre il vetro un cielo stellato, sbiadito dalla luce dei lampioni in strada, mentre la luna mostra solo un fianco sottile, quasi impercettibile.Tra qualche giorno, sarà il suo compleanno e, dopo aver festeggiato con gli amici di Catania, partirà di nuovo per Firenze. Ha già progettato un ritorno, ma per gestire questioni legali riguardo la casa dei suoi genitori.Prende il telefono e apre i messaggi sul numero di Anna. Vuole forse scrivere un addio o, magari, darle un pretesto per rimpiangere tutto quello è stato, né mai più sarà, dandole indirettamente un'ennesima opportunità.Anna ha appena spento la luce del comodino vicino al letto della sua piccola sognatrice. È davvero stanca e, mentre si abbandona sul suo divano, lascia andare in maniera scomposta le sue scarpe col tacco, che le hanno dato il tormento.Sente vibrare il suo telefono. Lo prende e, con un gesto automatico delle dita, apre il messaggio ricevuto:“Ci sono persone che danno un un senso ad ogni attimo, ce ne sono altre che che il senso non lo troveranno mai...Ci sono persone come me, che fanno della vita uno spettacolo, descrivendo sempre tutto come se fosse un grande arcobaleno, per meravigliare chi l'osserva dopo un temporale di urla tuonate e lacrime di pioggia battente...Ci sono persone come te che ballano sulla vita, per lasciarla scorrere sulle note di un convulso valzer di emozioni e attimi da vivere...Le persone come te arricchiscono con poche parole e sentenziano con eloquenti silenzi...Le persone come te fanno già parte di un ricordo, di un pensiero espresso e figlio di emozioni mai vissute...Le persone come te e me arrivano ad amarsi, senza paure e limiti ... perché sanno solo farsi questo... darsi questo... essere questo... Buonanotte, Giorgio.” 27QUALCOSA D'INASPETTATO.La vita sembra, talvolta, che si svolga in un andirivieni continuo, chiuso in cicli e ricicli di situazioni e luoghi che non smettono di tornare, che alle volte stenti a ricordare, perché ormai li stai osservando da un'altra prospettiva.È questo il pensiero silenzioso di Giorgio che fa capolino, in una mattina ancora fresca di metà luglio, mentre sta facendo del buon running con Cristina, voluto per iniziare al meglio il giorno del suo compleanno e per passare qualche ora con la sua dolce collega, con la quale ha passato gli ultimi mesi a scrivere ed a sognare, come solo due come loro amano fare, con passione e creatività.Cristina è felice ed orgogliosa di quello che in quei mesi era accaduto, realizzando il suo secondo romanzo con uno bravo come Giorgio, di cui, forse, ne faranno anche un film e, cosa più importante, ne ha tratto quell'esperienza che l'ha fatta crescere, l'ha resa più forte e sicura di prima. Angela è partita per Roma e ci rimarrà per qualche giorno per definire alcune cose in redazione e con quello che sarebbe ormai stato, da lì a poco il suo ex marito, chiudendo, senza sbattere, una porta dietro di sé senza rimpianti.Il vialetto dove stanno correndo è sempre lo stesso, quello dove Giorgio ha creato i suoi personaggi e le sue storie, dove ha conosciuto Anna e dove l'ha vista sparire dietro una curva, in quella sera maledetta di quasi quattro anni fa. Ripercorrerlo non fa più male al suo cuore, anzi prova emozione nello scoprire quanto i ricordi, dalla nostalgia, si trasferiscono nell'album del vissuto, quello che un giorno guarderà con emozione e piacere, nonostante tutto.Si fermano entrambi, dopo un paio di giri a ritmo sostenuto e senza parlare. Hanno le mani sulle ginocchia nel riprendere fiato. Si guardano e, con il trasporto che solo un grande affetto sincero dà, si abbracciano. Cristina comincia a piangere sul petto dell'amico.-... stronzo, non te ne andare...-... devo, lo sai... per adesso, ho solo voglia di rintanarmi nella mia bella Firenze, ma non ti abbandono piccolina... sappilo...-... e la bambina?... Anna?...-... Maria Sofia conosce già un padre a cui non toglierò mai il suo amore, per gratitudine e per la grande correttezza che merita da parte mia... sto facendo qualcosa d'importante per lei, poi te ne parlerò... Anna?... Anna ha già deciso quattro anni fa...-... non vuoi lottare per lei?...-... nel senso di cercarla, chiamarla, imporle la mia presenza?...no, non la conosci... le farebbe solo l'effetto contrario... ogni qual volta ho cercato di avvicinarla, ha sempre messo un maledettissimo muro di gomma davanti a sé... ho deciso, stavolta, di rimbalzare lontano e definitivamente...-... mi mancherai, stronzo egoista...-...anche tu, piccoletta...Si schioccano un bacio leggero sulle labbra, uno di quelli che si dà senz'altro pretendere che il solo farne scaturire un affetto reciproco maggiore: quello speciale che li lega da quando hanno iniziato a scrivere “Tutti i Colori dell'Arcobaleno”.-... ne hai parlato con Melinda?-... sì... lei sa quanto ho pianto... quanto male mi ha fatto Anna, ma non approva mai i miei impulsi e le mie impulsività... mi guarda storto anche per le scopate con Gabriella...-... a proposito, con lei come farai dato il rapporto che avete instaurato?...Giorgio non risponde a questa domanda. Gabriella gli ha lasciato un biglietto l'altra mattina, diceva :“...è stato bello scrittore...”. Era chiaro volesse intendere un addio, ormai inevitabile, forse per aver letto quel messaggio inviato ad Anna, quella notte, dopo il quale era crollato dal sonno con il telefono aperto su quella schermata.Tornati a casa, Giorgio va a fare subito la doccia, mentre Cristina prova a farsi un caffè, maneggiando la macchinetta espressa in cucina.Giorgio ha l'abitudine di cantare sotto la doccia, anche in presenza di ospiti. Fanno eccezione solo le donne tenute in sosta nel suo letto, per le quali è doveroso portare rispetto, lasciandole dormire, senza farle saltare in aria con i suoi versi stonati, dopo averle sfiancate di sesso tutta la notte.Non trova lo zucchero e, invece di chiederlo inutilmente al canterino sotto la doccia, si mette a rovistare negli sportelli. Nel farlo, vede vibrare il telefono dell'amico, notando che sul display compare il nome di Anna. Lascia per un attimo squillare. Pervade in lei una certa rabbia verso quella donna, ma come al solito, Cristina trova dentro di sé, in quel breve lasso di tempo, le motivazioni giuste per fare la cosa giusta.Giorgio non deve più rifugiarsi da nessuna parte, perché il suo posto è qui, vicino a sua figlia, perché la sua unica colpa è di essersi innamorato di una perfetta stronza.Prende il telefono, apre la chiamata e cerca subito di mantenere un atteggiamento riflessivo e pacato.-... pronto, ciao...-... ciao...-... scusa, cercavo Giorgio, sono una sua amica... volevo solo fargli gli auguri...-... adesso non può rispondere, è sotto la doccia...-... ah! Ho capito... grazie lo stesso... scusa...-... Anna, ascolta... sono Cristina... conosco la vostra storia... non riattaccare... perché devo parlarti...In quel momento, il respiro di Anna si ferma come se fosse in bilico su un burrone, mentre dietro di sé sente le mani della sua coscienza a spingerla in avanti, verso un destino che lei stessa ha tracciato con quella scelta fatta quasi quattro anni fa...-... dimmi, Cristina, ti ascolto...Dopo qualche minuto, Giorgio esce dal bagno in accappatoio e non si accorge di nulla. Cristina ha sapientemente cancellato la chiamata di Anna e riposto il telefono dove era prima, poi va a farsi la doccia e subito dopo, con una scusa, saluta l'amico e va via.Mezz'ora dopo, si trova nell'ufficio della casa editrice dove ha lavorato con Giorgio. È persa nei suoi pensieri e nella luce che penetra dalla grande vetrata che dà sulla strada. Angela le ha confermato il suo ritorno da Roma, lunedì sera, e questo la fa stra bene, la rende più padrona del suo pensiero per quello che dovrà fare, tra qualche minuto.Giada interrompe i suoi pensieri, bussando alla porta.-... Cristina, la signora Anna Reitano è arrivata, la faccio entrare?-... sì... grazie, Giada...Mantiene la calma, trattiene e poi fa un bel respiro, mettendo in ordine alle sue parole. Sente entrare Anna alle sue spalle, si volta verso di lei, con quella sicurezza d'atteggiamento costruita nell'ultima mezz'ora. Ma, nel vedere quella bellissima brunetta davanti a sé, quell'impalcatura si smonta per qualcosa d'inaspettato, che la lascia senza parole.Mentre si riprende da quella sorpresa, le dona lo sguardo in cerca di conferme, notando che ha davanti a sé gli occhi neri più belli mai visti.Anna, con la sua voce sicura, rompe il ghiaccio di quel momento.-... sì, hai visto bene...28MIO BEL SOLE... MIO GIRASOLE.Uno sprazzo di cielo azzurro ha incollato i pensieri e ricordi su quel vetro di una finestra d'ospedale, che fa entrare una luce fievole, quella dell'imbrunire estivo, di un pomeriggio bellissimo di metà luglio.Pensieri destati dalla porta aperta da un'infermiera che porge un saluto a Melinda, chiedendole se ha bisogno di qualcosa. La Kaiser lascia intendere, con un cenno eloquente e grato della testa, che non ha bisogno di nulla, lasciando trasparire silenziosamente sul suo viso, un dolce e triste sorriso.Si trova davanti al letto dove il suo Riccardo è da mesi in lotta tra la vita e la morte.L'osserva con grande amore e nostalgia, ma le piace immaginare che lui stia dormendo per dare respiro alla sua speranza di quel miglioramento che non c'è e che, forse, non ci sarà mai. Il romanzo di Cristina e Giorgio è nella sua mano destra, con l'indice in mezzo alle pagine per tenere il segno di una lettura che, fino a qualche minuto fa, stava facendo ad alta voce.Melinda è orgogliosa del lavoro svolto da quei due. Da qualche giorno a questa parte, sta leggendo quel romanzo al suo Riccardo, nella speranza che lui lo possa sentire.È arrivata all'ultimo capitolo e vuole leggerlo a tutti i costi quella sera stessa, perché, insieme alla speranza, nel suo cuore è sempre viva la paura che sia l'ultimo in cui sente il suo respiro. Riapre il libro con molta cura, cerca il rigo corrispondente all'ultima frase letta e, dopo un breve respiro, trova ancora la sua voce pronta a farle compagnia in quel silenzio.Le immagini convulse di quella giornata si accavallano, senza sosta, nella mente di Filippo. Sta continuamente rivivendo ogni singolo fotogramma vissuto nelle ultime ore. Ha come l'impressione che gli stia scoppiando la testa per lo shock emotivo e visivo che sta vivendo.Fino a nemmeno due giorni fa, tutto era buio ed incolore, magari rumoroso e, a volte, indecifrabile, faticoso da capire tramite ogni singolo suono o parola che percepiva. Adesso, è come se fosse caduta davanti a sé un'atomica d'immagini con una sequenza ubriacante ed incredibile.Quelle immagini che senza sosta ruotano, come una pellicola da lungometraggio a velocità raddoppiata, nel suo sguardo velato nel vuoto, perso ed inespressivo che lo lascia impassibile davanti a quella sala operatoria, in cui stanno cercando di salvare la sua “sognatrice”, la sua luce nel buio cieco, quel sole che ha visto splendere anche in quel maledetto giorno di pioggia.Le immagini delle sue di lacrime, tornano inesorabili, come quelle di una lama di pugnale rivolta al suo collo, la rabbia scagliata sulla schiena dell'albanese, la paura di Maria, il suo viso pieno d'amore e,allo stesso tempo, di terrore nel farsi scudo per salvarlo, il suo sangue tra le mani, la corsa senza fine dell'ambulanza, il viso tumefatto di Borak tra le spalle di due carabinieri che lo portano via, la pioggia che non smette di battere e il grigiore di una giornata che ha il sapore dell'incubo, di un maledettissimo incubo.Si apre la porta della sala operatoria e la sequenza d'immagini si arresta, il tempo stesso si blocca. Anche i battiti del suo cuore di arrestano in stand-by, come il mondo che pare essersi fermato in quel momento, perché tutto quello che dirà quel medico farà da capolinea alla sua vita.I genitori di Maria sono lì, accanto a lui. Non hanno il coraggio di avvicinarsi di più al chirurgo, come se la notizia potesse far loro più male proporzionalmente alla distanza in cui l'avrebbero ricevuta, rimanendo come un pugile all'angolo, a guantoni alzati, contro quel destino che li sta già massacrando. .“... lesioni interne... fatto il possibile... ha perso troppo sangue... tenerla sotto controllo... deve reagire...”. Le parole ritagliate dal discorso appena fatto del medico, rimbombano nell'addormentarsi sulla panca della sala d'aspetto, con le lacrime di rimorso per essere ancora vivo a discapito di un'altra persona amata. Si addormenta nella confusione dei suoi pensieri, rivolgendo l'ultimo al suo caro amico “pizzaiolo”.-... ohi!... guajò, milanese di merda... che so' 'ste lacrime ?...-... Gerry, cazzo, che ci fai qui?...-... ciao “Sognatò”... non ti emozionare, tanto è solo un sogno che stai a fa'... non ti svegliare, che devo dirti una cosa...-... dimmi, pizzaiolo...Filippo sa, dentro di sé, che è quel sogno è frutto di quello che ha visto e vissuto in quella giornata, di riflesso ai suoi ultimi pensieri prima di addormentarsi.È in uno strano dormiveglia che lo tiene immobile su quella panca, osservando e ascoltando quell'ologramma prodotto dalla sua mente con le sembianze dell'amico napoletano.-... Maria non muore, tranquillo... Maria ha fatto scudo con il suo corpo come ho fatto io, senza pensarci un attimo, senza rimpianti, perché le persone importanti come te lo meritano... perché sei stato un amico ed un fratello per me... non sentirti mai in colpa... è stata una mia scelta... come del resto anche lei ha fatto la sua... Si chiama amore “sognatò”... come lo giri giri, lo chiami amore... stalle vicino sempre... un sole non può vivere più senza il suo girasole...Si sveglia di soprassalto. È l'alba. Dalla finestra entra il chiarore di un mattino senza pioggia. Il cielo aveva smesso, finalmente, di piangere. Non c'è nessuno intorno a lui. Sarà l'ora del cambio turno degli infermieri. È tutto sporco di sangue, quello di Maria, e non gli dà fastidio alcuno.Entra di nascosto nella corsia di rianimazione. Lei è in una stanza sulla sinistra. La vede lì, sola. Non hanno fatto rimanere nemmeno sua madre. Lui, però, è lì vicino a lei. Non sa se sta dormendo, non sa se l'ascolterà, ma vuole comunque parlarle, per dirle quello che non era riuscito a tirar fuori, il giorno prima.Giorgio sta salendo le scale della casa editrice. Si sente un po' stordito, dopo la sbronza della sera prima, presa con degli amici per festeggiare il suo compleanno. Fra due giorni, partirà per Firenze, il tempo di salutare Cristina e Melinda, vedere il suo notaio per il trasferimento della proprietà della casa di Catania a Maria Sofia, per poi , magari, rivederla un attimo di nascosto, prima di andare.Non vuole salutare Anna, non vuole più rivivere il dolore di sentirsi dire addio, con quel suo modo gelido e volutamente distaccato che lei riusciva ad avere nei suoi confronti, puntandogli crudelmente uno sguardo tra l'indifferente e l'infastidito, per non lasciargli nessuna speranza al suo cuore.La riunione che si terrà stasera è stata organizzata da Cristina. Sarà una sorta di chiusura degli ultimi mesi, gli ha detto e quindi sa che troverà pasticcini e spumante ghiacciato, aperto durante gli applausi e gli auguri di buon viaggio. Stranamente, non trova Giada ad accoglierlo sulla porta della sala riunioni. Stranamente c'è troppo silenzio. Apre la porta e, stranamente, non trova nessuno, né pasticcini e spumante.Esce da lì guardando l'orologio, per accertarsi di essere puntuale. Prova a chiamare Cristina e, mentre avvicina il telefono all'orecchio, si accorge stranamente che la porta del “suo” ufficio è aperta per metà, quasi come un invito ad entrare, a curiosarci dentro. Giorgio ha una strana sensazione, di quelle che non tradiscono, di quelle che creano dentro il trasporto a seguirne la scia. Si avvicina a quella porta e, scostandola ancora un po', ne allarga la visuale all'interno. Stranamente, non lo sorprende quello che vede: Anna gli volta le spalle, aspettandolo con lo sguardo fisso oltre la vetrata del suo ufficio. Stranamente non si gira in sua direzione e resta in silenzio, in attesa di qualcosa.Sulla scrivania Giorgio scorge una copia del romanzo scritto con Cristina. E' aperto su una pagina, alla fine della storia, quella da lui scritta riportando parole che gli erano state ispirate da lei, quattro anni prima, e che non le aveva mai potuto leggere.Anna rimane lì, immobile, come assente, con la mente sovrappensiero: sta ripercorrendo i suoi errori e le lacrime scaturite in troppe persone, quelle lacrime che oggi le provocano la paura immensa di un rifiuto al perdono da parte dell'uomo che più l'ha amata e che lei ama ancora.Giorgio prende il romanzo e si avvicina a lei.Melinda:Filippo chiude gli occhi e comincia ad attraversare, con il suo pensiero, ogni attimo ed ogni parola che avevano fatto, di quei mesi bui, il periodo più bello della sua vita. Lei, con la sua voce e le sue attenzioni, il suo bellissimo profumo e la sua costante presenza, lo avevano portato in luoghi dove nulla era impossibile. Nonostante il buio, tutto aveva un colore.Trattiene il respiro per qualche secondo, rilasciandone poi parole dettate dal cuore.Giorgio: Mio Bel Sole, sta passando il temporale che ti tiene a splendere lontano con il tuo sorriso, lontano, dove non posso raggiungerti, come dietro quelle nuvole. Non è sempre facile vivere, mio bel sole, e non è mai arrivata una notte prima di ogni lacrima e di ogni mia parola...Melinda: ...prima che si spengano i sorrisi e si fermino i cuori, per la calma silenziosa all'imbrunire. Perché sono nostalgico ed impaziente nel desiderare la luce unica dei tuoi occhi.Giorgio: Mio bel sole, spero che ogni sogno possa sempre accarezzarti l'anima e il cuore, spero che ogni sogno, dimorato tra i tuoi respiri, ti dia sempre la forza per sorgere domani...Giorgio e Melinda: Non dimenticare mai, mio bel sole, del tuo fiore, sempre a te devoto, per il calore che gli dai e per ogni carezza che mai gli negherai...Melinda chiude il libro, tenendo sempre l'altra mano su quella, immobile, di Riccardo. Sta piangendo e trema dalla commozione per quelle parole semplici e dolci, appena lette. Sente qualcosa di strano, un impercettibile movimento delle dita della mano di Riccardo. Pensa sia solo una sensazione, ma con un sobbalzo al cuore sente, inequivocabilmente, che quella mano sta tentando di stringere la sua. Riccardo sta muovendo leggermente anche la testa e cerca di aprire le palpebre.Riccardo vuole svegliarsi.Melinda corre fuori dalla stanza alla ricerca di qualcuno che possa aiutarla o che possa darle la conferma che, forse, quell'incubo sta finendo.Alla ultime parole lette da Giorgio, Anna ha il coraggio di voltarsi verso di lui, riuscendo a resistere al nodo che sente alla gola, provocato da quella inevitabile commozione. Giorgio la guarda fisso negli occhi, mentre lei si avvicina col suo fare unico, quello che a lui non aveva mai dato scampo.-... Mio girasole, ti chiedo perdono per aver scelto di lasciarti privo di me, per aver voluto restare dietro le nubi di un temporale di menzogne... facendo così, che la pioggia dei rimpianti ti fosse amica malinconica e illogica compagna del tuo fuggire via. Mio girasole, vorrei tanto che adesso tu lasciassi andare via quelle nuvole, perché ho deciso, finalmente, di restituirti quella luce, che ai miei occhi ti rende il più bel fiore del prato del mondo.Dopo quelle parole, dette quasi a ridosso del suo viso, Anna si scosta di quel tanto che basta da poter prendere la mano di Giorgio e portarla al suo ventre, in un gesto inequivocabile e diretto, restituendogli quella sensazione che gli aveva tolto quattro anni prima, dandosi la possibilità di redimersi nel concedergli il dono più bello.-... Anna... cosa vuoi dirmi?-... Perdonami, voglio solo che mi perdoni... dopo potrai anche andare via, te lo giuro, non ti impedirò più di essere presente nella vita di Maria Sofia... voglio trovare una soluzione...lo so, sono una maledetta testona, ho davvero fatto del male a te e a Giovanni, ma adesso... vorrei una possibilità...Giorgio la guarda stralunato ed incredulo. L'ascolta con quella mano sul suo ventre e non riesce a reagire, se non sussurrando d'istinto due sillabe.-... Quale?-... Di poterti finalmente dire che ti amo e che quella notte... l'ultima notte con te... Lo scrittore non la lascia più parlare, stringe Anna forte a sé, baciandola come se respirasse dalla sua bocca, rendendole quel perdono, che gli avrebbe restituito sé stesso e la sua vita.Sulla scrivania, il riflesso di un sole pomeridiano impertinente, accarezzava le righe dell'ultima pagina del romanzo.-... per il calore che gli dai e per ogni carezza che mai gli negherai...Filippo, rimasto di spalle ad osservare oltre la finestra lo schiarire del cielo, sente un lieve sussurro, nato da un esile respiro di vita ritrovata, nato da chi, dopo tanto combattere, spazza via la notte ed i suoi temporali.-... dove sono?... Filippo....Il sognatore, in un istante lungo una vita che lo ripaga di una notte di duro dolore, incredulo ed estasiato, si avvicina al letto, incrociando lo sguardo ancora debole e confuso della sua sognatrice. É troppo rapito da quell'inaspettato risveglio per accorgersi che le lacrime che gli stanno attraversando il viso, cadendo per terra, riflettono, con un gioco di luce di quel raggio di sole risorto, tutti i colori dell'arcobaleno. GRAZIE.Ho imparato, durante la realizzazione di questo romanzo, che alle volte è davvero difficile creare e decifrare le caratteristiche di ogni singolo personaggio di questa storia.Ho impiegato quasi un anno per realizzare, pagina per pagina, qualcosa di complesso ed accattivante, ma allo stesso tempo, scorrevole ed essenziale.Ho creato stavolta di sana pianta quasi tutti i personaggi, dando loro identità propria, cercando di evidenziarne sempre un'eterogeneità che dà al lettore spazio e possibilità di un giudizio soggettivo e sindacabile nella sua insindacabilità.Per far tutto questo, sono stato aiutato direttamente ed indirettamente dalle persone che amo di più e che mi hanno dato la spinta, anche quando sembravo incagliato nel fondo di un mare di grandi difficoltà, affrontate, mio malgrado, nell'ultimo anno.Ringrazio mio figlio Raffaele, con cui ho scritto, in parte alcune pagine e che mi ha dato spunto per la storia di Filippo e Maria. Sono il padre più orgoglioso del mondo per aver realizzato con lui, qualcosa che sarà nostro e solo nostro per sempre. Ti voglio bene, figlio mio.Ringrazio la mia compagna di viaggio che non vuole essere mai citata, ma che ha, come sempre, messo le mie virgole impulsive al posto giusto, ribaltando il senso dei miei giorni ed esaltando la bellezza dei colori della mia vita, tra le sfumature di ogni mia soggettiva visione. Ringrazio il suo profondo amore e la sua continua presenza in me, che dà un senso ad ogni mio mattino ed un sogno in più per le mie notti.Ringrazio, infine, chi ha prestato nella mia mente sé stesso per vivere nella mia storia come la “Kaiser”, mia amica e sorella insostituibile, la sognatrice ed il sognatore, il fiore dai mille colori e il bel sole ed il suo girasole, che hanno arricchito di sfumature importanti ogni pagina e stuzzicato la mia fervida immaginazione.Tutto cambia, tutto torna, tutto avrà avuto sempre un senso... nonostante tutto. Massimiliano C.

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Tutti i Colori dell'Arcobalenodi Massimiliano Coppola